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In casa mia vedo….
Posted by Lisa in era una casa molto carina, il principio cibernetico, riduzione on September 6, 2011
La prima impressione che ho avuto tornando dalle vacanze lavorative e mettendo piedi in casa mia dopo circa due mesi è di come fosse piccina. La seconda è stata, per fortuna, di come mi sentissi riaccolta, di come, in fondo, mi piacesse quel piccolo appartamento.
Casa mia sono 64 metri quadri per quattro persone che in casa ci vivono, grazie, ci cucinano, ci leggono, ci giocano, ci dormono, ci organizzano cene e feste, ci si rilassano e ci lavorano pure. Per starci dentro senza starci troppo addosso abbiamo provato a ridurre l’accumulo e possedere cose che realmente “consumiamo” ma oggettivamente, spazio vitale a parte, il nostro bagaglio di ricchezza è contenuto tutto qui, e mi stavo chiedendo quanto tutto quello che possedevamo fosse realmente necessario.
Con questo pensiero che mi frullava in testa da una settimana, oggi ho fatto un giro per la casa e ho guardato con occhi critici come se si trattasse di un contenitore e dovessi analizzarne il contenuto e ho segnato alcune categorie di oggetti che sembrano prendere prepotentemente il possesso di mobili e pareti. E sono:
- libri: i libri sono terribili. Ne lasci due su un comodino e ti diventano 3/5/8/13. E senza dargli da mangiare dopo la mezzanotte. Ne abbiamo messo scatoloni in cantina, per liberare spazio, ma rimangono padroni di vasta parte delle pareti. L’idea era di donarne una parte alle biblioteche locali, ma separarsi da libri letti o, ancora peggio, ancora non letti, per me è traumatico. Anche se Sala Borsa e kindle hanno fortemente diminuito la prolificità dei suddetti oggetti negli ultimi anni.
- cd musicali. Vale un po’ quanto detto per i libri, con in più l’aggravante che li ascoltiamo poco ultimamente, troppa fatica sceglierne uno sperando che non incorra nel veto di un infante già troppo deciso nei suoi gusti musicali. E poi tra lettori mp3 e streaming è più facile fruire di musica e radio senza supporto. Alla fine spesso il loro compito, come quello dei libri, si riduce a mostrare a chi entra cosa ci piace, lanciare un’argomento di conversazione, oltre che a circondarci di oggetti che abbiano un’aura famigliare, non prosaica, dai ricordi gradevoli.
- abiti. Ma non si fa una selezione sugli abiti quando si fa ginnastica per tornare simili a come si era prima della gravidanza, vero?
- scarpe. Questa cosa mi fa strippare. Sono nella scarpiera, occupano l’armadio, sotto il letto, e qualcuna anche in cantina. Odio dire che ho troppe scarpe, fa molto fashion addicted e io non lo sono, non c’entro nulla neanche con Sex and the City, non mi sono mai indebitata per comprare delle manolo’s e gli stilettos non li metto che si incastrano nei sanpietrini. Sembra davvero una posa, uno di quei difetti che in fondo sbandieri perché ti danno un tono e invece è la verità: forse delle ultime ballerine beige a pois bianchi e dei sandali argentati con zeppa non avevo del tutto bisogno.
- giochi da tavolo. Quello è il campo del Partenopeo che ha i suoi modi per ottimizzare che andrebbero pubblicati su riviste scientifiche.
- elettrodomestici per la cucina. No. Quelli non si toccano. Se no addio autoproduzione di qualsiasi genere, la poesia dell’impastare a mano mi manca del tutto.
- giochi e libri dei bimbi. Sono oggetto di repulisti costante, ma non basta. Ci sono quegli attentatori allo spazio casalingo che si chiamano nonni, zii, lontani parenti, amici. Ci si deve convivere, compensa che anche a mamma e papà piace ogni tanto avere nuovi pezzi di Lego e Playmobil con cui giocare.
- Lana, rocche e gomitoli, pizzi a chiacchierino mai terminati, scampoli di tessuto, ferri, aghi e portaaghi, fettucce, e bottoni, tanti bottoni che poi non servono quasi mai di quelle fogge che già possiedi, fiori di tessuto, vecchi foulard, cartamodelli, riviste di maglia, di cucito e di crafting.
- Cancelleria. Carta da lettera. Buste. Biglietti e tutta quella roba ottocentesca lì.
- Bottiglie di liquore. Ce ne sono 8 di bottiglie di superalcolici cominciate che stazionano lì da anni e anni. In genere io bevo solo un po’ di vino, il Partenopeo neanche quello e da quando ci sono i bimbi non le usiamo neanche per cucinare.
Poi tanto altro, ma questo è quello che mi ha colpito. Bisognerà che comincio a pensarci se vale la pena di aver comprato per tot euro al metro quadro per far fruire quello spazio ad oggetti inanimati che forse potrebbero avere altra destinazione e utilizzo. In altre case, o sempre qui, ma in maniera attiva, che servano, e che facciano parte del quotidiano.
