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Angelico
Posted by Lisa in fashion tormentor, gratis et amore dei, lo zen e l'arte del tricot, vivere nel lusso on January 1, 2011
Correva l’anno 1993, oppure il 1994, non ricordo esattamente. Preparavo Fisica II, oppure Meccanica Razionale. Di sicuro portavo i fermagli con gli strass nei capelli gonfi e ricci, chiamavo fuseaux i leggings e scarpe da tennis le sneakers e avevo più scarpe con tacco cilindrico che ballerine. E da un sacchetto di mohair in offerta, 12 gomitoli allineati in una busta di plastica, non ricordo la marca, ho cominciato a lavorare un punto pizzo elaborato e, come Tita in Come l’acqua per il cioccolato, ho continuato e continuato.
Il modello è davvero semplice, due quadrati a punto pizzo per il davanti e il dietro, due trapezi isoscele per le maniche, cuciture e per i bordi due giri a legaccio. Lo schema del punto l’ho preso da una vecchissima raccolta di punti a maglia che apparteneva alla mia nonna francese. Per quanto è semplice e sovradimensionata la linea è articolato il punto utilizzato e se un senso ha questo capo è in questo contrasto. Se fossi una persona seria lo nominerei “Angel dress” ma dato che non lo sono lo chiamo “La tovaglia delle feste”. Il rischio indossandolo in periodo natalizio è equivalente: o ti verranno appiccicate due ali di stagnola e sarai arruolata nel primo presente vivente che incrocerai oppure verrai apparecchiata di bicchieri a stelo lungo e piatti di ceramica con il filo d’oro in attesa di ricevere la zuppiera della nonna ripiena di tortellini.
Dopo averlo usato e usato, non l’ho indossato per almeno 10 anni e l’ho ritrovato quest’autunno, facendo shopping nel mio armadio. E’ fuori tempo e fuori moda e appena l’ho guardato ho pensato: questo è perfetto per l’ultimo dell’anno. L’avremmo passato con i soliti amici molto nerd e un po’ bohémiens, borghesizzati quel minimo che si confà all’età, in una casa in campagna in cui una delle coppie storiche si è appena trasferita, con veranda, camino e le stelle ben visibili nel cielo fuori dalle finestre.
A volte si indossano dei vestiti. Ieri, per dire addio al 2010, anno controverso, e inaugurare il nuovo anno mi sono messa un pezzo della mia giovinezza, un ricordo di mia nonna, uno schema antico, un capo fatto a mano, intrecci ai ferri, passione, qualcosa di eccessivo, caldo e avvolgente, del pizzo, della lana, del bianco. E no, niente di rosso.


