Archive for category riciclo
Struffoli (cappello e sciarpa-cravatta)
Posted by Lisa in blogs I know, fashion tormentor, lo zen e l'arte del tricot, riciclo on January 24, 2011
E siccome a fare dei polsini e una balza non si usa la lana di tutto un gilet, ecco il cappello e la sciarpa cravatta struffolosi.
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Il fiore sul cappello è fatto con un filato irregolare con gli stessi colori di quello struffoloso con cui avevo fatto i bordi del gilet originale. Non ho la caterinetta per cui ho fatto l’i-cord ai ferri come avevo letto tempo fa da Beadsandtricks (grazie Alessia!) e anche tratto ispirazione per il fiore, che però al centro ha una pallina struffolosa.
La sciarpa-cravatta è fatta prima costruendo un piccolo cilindro con i ferri circolare, poi riprendendo una doppia fila di maglie su un lato e proseguendo con i ferri circolari in modo da fare una specie di lungo tubo con un cappio all’inizio. Sul finale raddoppiare di colpo le maglie e poi diminuirle dimezzandole ad ogni giro per fare la pallina terminale e fermare così la cravatta.
Ah, e quelle sono le piastrelle e lo specchio del mio bagno, in mancanza di fotografi terzi.
Ok, è un po’ estroso, ma è caldissimo e poi chi ammetterebbe di non avere abbastanza personalità per portarlo? Io no di certo!
Struffoli (miniabito)
Posted by Lisa in costo zero, fashion tormentor, Natale, riciclo on January 16, 2011
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Natale è passato ma, non essendo quest’anno stati a Napoli a casa del Partenopeo, io di struffoli non ne ho mangiati. Il Partenopeo non li fa perché non gli piacciono e io non volevo passare le vacanze con una ciambella di palline fritte intinte nel miele che mi chiamava dalla dispensa. Ma qualcosa di struffoloso è comunque venuto fuori in quel periodo, facendo accoppiare una maglia misto cachemire dalle proporzioni poco donanti e una specie di gilet da pecorella che avevo fatto negli anni ’90 con un filato che andava di moda allora. Disfatto il gilet e usato per allungare e rendere frivolissima la seria maglia sottogiacca rosa tenue. Così gli struffoli me li porto addosso, a zero calorie.
Di nastri e broccati il tovagliolo delle feste
Posted by Lisa in costo zero, lavoretti, Natale, riciclo, vivere nel lusso on December 14, 2010
E di sicuro non di carta. Parliamone. Vogliamo davvero festeggiare, vogliamo davvero rendere dei giorni speciali, e non ci regaliamo il lusso di non ricorrere all’usa e getta? Saranno pur belli i nuovi tovaglioli in carta natalizi ma vogliamo mettere con il forbirsi la bocca con il tessuto? Se c’è un vero lusso a basso impatto è quello di tornare alla stoffa riutilizzabile e smettere di riempire la spazzatura di carta e plastica (anche quella di mais, e già). Li abbiamo tutti i tovaglioli, e se non ce li abbiamo andiamo in una scampoleria, prendiamo una stoffa rossa lucida e ritagliamoli con una forbice seghettata. Almeno a Natale (e per il resto delle feste e delle vacanze) tovaglioli e tovaglie mettiamoli di tessuto. Può essere anche sintetico, lucido, colorato, di quelli che vanno in lavatrice e poi non si devono neanche stirare, perché capisco che l’ansia di macchiare i pizzi e ricami della nonna può rovinare una festa. Ma tessuto, che si usa e si riusa, e rende la tavola un banchetto d’altri tempi. E il tempo di buttarli in lavatrice è minore di quello che si perde a raggiungere il bidone della spazzatura. E se il pranzo è di quelli senza il posto fisso, se si hanno ospiti per più giorni, e per il resto del tempo, che uno magari il tovagliolo se lo tiene almeno fra pranzo e cena, come si fa, che i portatovaglioli sono finiti in soffitta?
Ecco la mia idea festosa. Avete presente i nastrini delle bomboniere, quelli troppo corti per fare qualsiasi cosa, quelli tutti pastellosi, quelli che praticamente tutte conserviamo in qualche scatola e quasi mai utilizziamo?
Li ho presi, li ho intrecciati grossolanamente, ne ho fatto tanti quanti i commensali. I colori e i materiali variano, come deve essere per riconoscere il proprio, ma risultano comunque armonici fra di loro, l’effetto non mi pare malvagio e in più ho svuotato la scatola dei nastrini da bomboniera, così posso ricominciare a riempirla da capo.
(Questo post si classifica tra le eco-ovvietà ma la treccina mi era piaciuta e volevo una scusa per farvela vedere.)
Prima domenica di avvento
Posted by Lisa in Fatto in casa (autoproduzione), lavoretti, riciclo on November 28, 2010
Si avvicina Natale. Fuori nevica, noi stiamo per andare in cantina a prendere l’albero e sui blog creativi si affastellano immagini di decorazioni, regali fatti a mano, calendari, lavoretti. Da un lato tutto questo riempie il cuore di gioia, di sensazioni di affetto e di intimità, di idee e voglia di fare, da un altro ogni tanto mi chiedo se non sia un nuovo tipo di consumo, di tempo, di energie, di fotografie, per reazione allo shopping tradizionale, ma non diverso in qualità bulimica e dispendiosa. Comunque dare non è mai una cattiva idea, e fare qualcosa per gli altri, comunque, anche entrando in un negozio e pagandolo in denaro, non può essere del tutto sbagliato. Per cui mi accodo come ogni anno anche io nel fare i miei regaletti a mano, contenta che sia tornato in auge, che ne sia recepito il significato, e sperando che anche per l’ambiente significhi un guadagno, ma accompagnando questo atto buonista per la festa più buonista che ci sia da un desiderio. Vorrei un Natale semplice, sobrio, sobrio anche di immagini, di corse per chi fa la decorazione più bella e più originale, chi posta la foto più bella, chi ha davanti a casa il paesaggio più innevato. Vorrei un Natale per parlare a voce, un Natale in cui prima di aprire i regali si elencano quelli che già abbiamo, un Natale di profumi e di suoni, un Natale in cui non ci sia mai la sensazione che ci sia poco tempo e troppo da fare. Vorrei un Natale calmo e sereno e, concedetemelo, poi ognuno lo declinerà a modo suo, vorrei un Natale religioso, in cui si ricordino uno ad uno i significati tradizionali, un Natale di rituali, a partire dalla chiesa improvvisamente gremita solo in quel giorno dell’anno al sugo con ricetta che risale al ’700 che la famiglia del Partenopeo ripropone ogni anno sulla tavola circondata da parenti vecchi e nuovi, dalle domeniche scandite dalle messe dell’Avvento al Tu scendi dalle stelle cantanto mentre si ricrea quel minuscolo nostro presepe familiare.
Un Natale che scandisca il tempo e l’inverno ma non rimanga l’unica festa con questo significato ma sia tappa di un viaggio lungo un anno, fatto di altre tappe e altri momenti e altri passi avanti. Ecco, questo desidero, perfettamente in tema, con buona pace dei miei lettori che ormai mi usano per zuccherare il latte la mattina.
Per questo motivo quest’anno mi sono ripromessa di non mettermi l’obiettivo di sfornare biscotti e marmellate aromatizzate allo zenzero a ripetizione, ma di godermi poche, piccole attività con la mia famiglia, di curare magari i pacchetti con un niente dentro, di lasciare da parte maglia e feltro ogni tanto per fare una telefonata in più, per scrivere una mail personale, per fermarmi a guardare e a cantare.
E dopo questo preambolo vi comunico che in realtà qualcosa di piccolo piccolo ho cominciato a farlo. Un pensierino per chi abbiamo incontrato nel nostro viaggio in Canada, due adorabili bimbe e altri amici che hanno riempito di complimenti i nostri figli, cosa che si sa non lascia mai indifferente una mamma; pensierini che dovevano essere piccoli e flessibili per essere infilati in una valigia già troppo piena. Ecco qua, sempre riciclando gli stessi vecchi maglioncini infeltriti per sbaglio, addirittura utilizzandone le parti meno utilizzabili come i bordi e le decorazioni, due mollettine e due dei diversi segnalibri che ho fatto per gli amici canadesi, a costo zero e dal risultato “rustico”, con il solo scopo di dire “Grazie.”.
Bento
Posted by Lisa in gratificazioni del palato, riciclo, riuso on May 17, 2010
Un fondo di tonno, mezzo pomodoro, 3 cucchiai di zucchine, un wurstel, due pezzi di bastoncini di pesce e del riso bianco sul fuoco. Certo, si possono eliminare il wurstel e il bastoncino di pesce, raffreddare il riso, aggiungere un po’ di formaggio e farne la classica insalata di riso per un pranzo smaltisci-avanzi ed economizza-risorse il giorno dopo in ufficio. Oppure ci si può far ispirare dai bellissimi bento giapponesi, comporre con il riso e le zucchine dei geometrici onigiri passati velocemente in qualche erba aromatica, con o senza alga nori intorno, accostare gli elementi per colori, dosare gli ingredienti in modo da non farsi mancare tutti i nutrienti, in poco spazio. Non è necessario secondo me copiare di pari pari gusti e materie prime, e neanche dedicarci il tempo e la cura che la brava massaia del sol levante ritiene di mettere in questi piccoli capolavori estetico-culinari, ma farsi ispirare dall’idea che il microavanzo non è per forza triste ma che può invece aiutare la varietà di colori, sapori e sostanze nutritive, in accostamento invece che in mescolanza. Niente contro la classica insalata di pasta o il panino stracchino e prosciutto, ma provare un nuovo punto di vista anche nel pranzo alla scrivania può rallegrare la giornata. Oltretutto il bento va guardato prima di essere consumato, e questo aiuta a dedicare alla in genere breve pausa pranzo un pochino più di attenzione. L’ideale sarebbe per me poterla trascorrere anche in compagnia ma di questi tempi non sempre ci si può permettere di mangiare fuori e qui non c’è un posto per consumare il pasto insieme, quindi ci adeguiamo. E poi, volete mettere come fa snob portarsi dietro un bento invece della schiscetta?
Festa della mamma
Posted by Lisa in costo zero, lavoretti, riciclo on May 6, 2010
In attesa di fare un post sulla mia sbadataggine e sui maglioncini dei miei bimbi che si nascondono regolarmente in mezzo a bianchieria di colori simili per provare l’ebbrezza di un ciclo di centrifuga e diventano cosí infeltriti e inutilizzabili, ecco uno dei risultati del loro riciclo, un pensierino per la mia mamma ormai nonna.
Ho un po’ uno spirito calvinista per quanto riguarda abbigliamento e arredamento, non amo le cose solo belle in quanto tali se non hanno anche una loro utilità, non porto quasi mai gioielli e i miei soprammobili giacciono felicemente in cantina, quindi spesso le graziosissime cose che vedo su internet per me rappresentano comunque del superfluo, non saprei proprio che farne. Oltre quindi a trovare un modo di riciclare il feltro da vecchie maglie, bisogna pure che il riciclo sia qualcosa di utile, oltre che grazioso. Per la mia mamma, frenetica lettrice, ho confezionato ieri sera in 10 minuti questo segnalibro floreale, ispirata dai colori del maglioncino appena smembrato. Poi mio marito mi ha chiesto cosa avrebbe mai regalato, lui, alla sua mamma, e quindi dentro al libro potete vedere spuntare quello per la suocera, fatto con il bordo di un altro maglioncino e una perlina.
Uova di Pasqua al cioccolato al latte
Posted by Lisa in gratificazioni del palato, riciclo on April 9, 2010
E come ogni famiglia con bimbi ci siamo risvegliati il giorno dopo Pasqua con fiumi di cioccolato al latte che scorrevano nella dispensa. Non facilissimo da riutilizzare per cucinare, visto che in genere le ricette prevedono il fondente, ma sicuramente da smaltire in fretta perché non vada tutto nel fegatuccio dei miei bimbi. Da centellinare, e per i miei gusti da utilizzare con parsimonia in contesti che correggano tutto quel dolciume zuccheroso. E dire che ai miei figli piace molto anche il fondente!
Conservandolo in contenitori ermetici o in freezer, noi lo utilizziamo per colazioni e merende, fondendolo a forno tiepido su fette di pane fatto in casa. E per gli adulti, un paio di pezzetti da sciogliere nel caffè caldo e amaro. Sarà riciclo, ma per me è una coccola del palato.
L’ultimo esperimento fatto per riutilizzarlo provando a stemperarne la dolcezza è stato provare ad accostarlo ad un resto di una specie di pasta brisée integrale con cui io in genere faccio le torte salate e di cui vi daró presto la ricetta. Ho steso la pasta, ne ho ricavato dei rattangoli, vi ho messo al centro una collinetta di avanzi di cioccolato al latte e ho avvolto a forma di sigaro. Purtroppo non ho una foto da mettere perché sono finiti prima che potessi farlo, ma il contrasto salato+ dolce all’interno è da ripetere.
La scatola per le mandorle
Posted by Lisa in costo zero, riciclo, vivere nel lusso on March 5, 2010
A proposito di piccoli lussi a costo zero, me ne sono appena concessa uno per colazione.
Sto provando a rimettermi a dieta, una dieta fantastica elaborata da un nutrizionista, che ti fa fare una colazione regale, di quelle come piacciono a me e che mi sono assolutamente necessarie per carburare. In questa dieta a colazione bisogna mangiare anche 10 mandorle o noci. Slurp! Per non passare la mattina a rompere gusci, in genere prendo quelle già sgusciate, le estraggo dal loro sacchettino e le mangio. Ma stamattina mi sono accorta che quel sacchettino aperto, vicino alla tazza del té, al frutto da tagliare sul piatto accanto a 6 biscotti integrali (fatti in casa) stava male. Era sciatto. Mi intristiva. Sono andata in dispensa e ho preso una vecchia scatola di kusmi tea, (uhm, com’ era buono, ma un po’ troppo costoso ordinarlo di questi tempi) che avevo tenuta perché davvero deliziosa nel suo abbinamento rutilante blu e oro. Ed ecco che la mia colazione si è arricchita di un tocco vecchia russia a costo zero.



