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Muffin alla buccia di zucca (con un pizzico di buccia di arancia)
Posted by Lisa in gratificazioni del palato, riduzione on October 31, 2011
Perché della zucca non si butta via nulla. Ok, c’è la crisi, ma non solo. Il pianeta non ci sostiene, dobbiamo evitare di produrre rifiuti etc. etc. Ma c’è anche quella meravigliosa sensazione del tutto compiuto, del non aver strascichi, avanzi, scarti, che dir si voglia.
Tempo fa avevo provato a riutilizzare la buccia della zucca cuocendola in forno con olio e sale, ma il risultato non mi aveva convinto fino in fondo. Poi mi sono ritrovata una bella zucca gialla, dalla buccia perfetta, ed ho provato questi muffin di ecocucina.org. Niente male, specialmente per l’abbinamento con il miele. Invece della scorza di limone ho utilizzato la scorza delle arance bio dell’anno scorso. In genere la lasciavo seccare sui termosifoni, così profumava l’ambiente, e poi la utilizzavo per farne delle tisane serali. Invece da Ester ho imparato a farne polvere (anche se a me un po’ a pezzetti rimane) e a metterne un pizzico qua e là nella dolce cucina quotidiana.
Questa è dunque la mia versione dei
Muffin di buccia di zucca (con un pizzico di buccia di arancia)
Ingredienti:
280g di buccia di zucca gialla liscia, 1 uovo, 200 g di farina 0 bio, 80 g di miele, 130g di burro morbido, 100 g di zucchero di canna, un pizzico di scorza di arancia essicata, un cucchiaio di lievito bio per dolci.
Preparazione:
Lavare bene la zucca e sbucciarla grossolanamente, tanto per una volta quella che rimane attaccata alla scorza non va buttata. La polpa la potete utilizzare subito o tagliare a pezzi e congelarla in sacchetti di plastica. Cuocerla in pentola a pressione con un dito di acqua per mezz’ora, lasciarla scolare per almeno 10 minuti quindi frullarla. Non è neanche necessario utilizzarla subito, io ho tenuto in frigo questa crema e l’ho utilizzata il giorno dopo. Frullare la buccia in crema con l’uovo, il miele, il burro, lo zucchero grezzo di canna, il lievito in polvere e la farina. Foderare con i pirrottini uno stampo da cupcakes e riempirli fino a metà. Porre in forno preriscaldato a 180 gradi per 40 mn, sfornare quando il solito stecchino risulta asciutto. Si conservano bene per qualche giorno.
Se nel frattempo, non paghi, si vuole terminare l’opera di consumo globale della zucca, lavare i semi, asciugarli, spargerli su una teglia e cospargerli di sale, infilarli nel forno ancora caldo dei muffin e lasciarli lì a seccare.
E magari ad Halloween utilizzarli per fare gli occhi delle simpatiche mummiette di Little Kitchen World, che ho appena finito di preparare per la festa di stasera.
In casa mia vedo….
Posted by Lisa in era una casa molto carina, il principio cibernetico, riduzione on September 6, 2011
La prima impressione che ho avuto tornando dalle vacanze lavorative e mettendo piedi in casa mia dopo circa due mesi è di come fosse piccina. La seconda è stata, per fortuna, di come mi sentissi riaccolta, di come, in fondo, mi piacesse quel piccolo appartamento.
Casa mia sono 64 metri quadri per quattro persone che in casa ci vivono, grazie, ci cucinano, ci leggono, ci giocano, ci dormono, ci organizzano cene e feste, ci si rilassano e ci lavorano pure. Per starci dentro senza starci troppo addosso abbiamo provato a ridurre l’accumulo e possedere cose che realmente “consumiamo” ma oggettivamente, spazio vitale a parte, il nostro bagaglio di ricchezza è contenuto tutto qui, e mi stavo chiedendo quanto tutto quello che possedevamo fosse realmente necessario.
Con questo pensiero che mi frullava in testa da una settimana, oggi ho fatto un giro per la casa e ho guardato con occhi critici come se si trattasse di un contenitore e dovessi analizzarne il contenuto e ho segnato alcune categorie di oggetti che sembrano prendere prepotentemente il possesso di mobili e pareti. E sono:
- libri: i libri sono terribili. Ne lasci due su un comodino e ti diventano 3/5/8/13. E senza dargli da mangiare dopo la mezzanotte. Ne abbiamo messo scatoloni in cantina, per liberare spazio, ma rimangono padroni di vasta parte delle pareti. L’idea era di donarne una parte alle biblioteche locali, ma separarsi da libri letti o, ancora peggio, ancora non letti, per me è traumatico. Anche se Sala Borsa e kindle hanno fortemente diminuito la prolificità dei suddetti oggetti negli ultimi anni.
- cd musicali. Vale un po’ quanto detto per i libri, con in più l’aggravante che li ascoltiamo poco ultimamente, troppa fatica sceglierne uno sperando che non incorra nel veto di un infante già troppo deciso nei suoi gusti musicali. E poi tra lettori mp3 e streaming è più facile fruire di musica e radio senza supporto. Alla fine spesso il loro compito, come quello dei libri, si riduce a mostrare a chi entra cosa ci piace, lanciare un’argomento di conversazione, oltre che a circondarci di oggetti che abbiano un’aura famigliare, non prosaica, dai ricordi gradevoli.
- abiti. Ma non si fa una selezione sugli abiti quando si fa ginnastica per tornare simili a come si era prima della gravidanza, vero?
- scarpe. Questa cosa mi fa strippare. Sono nella scarpiera, occupano l’armadio, sotto il letto, e qualcuna anche in cantina. Odio dire che ho troppe scarpe, fa molto fashion addicted e io non lo sono, non c’entro nulla neanche con Sex and the City, non mi sono mai indebitata per comprare delle manolo’s e gli stilettos non li metto che si incastrano nei sanpietrini. Sembra davvero una posa, uno di quei difetti che in fondo sbandieri perché ti danno un tono e invece è la verità: forse delle ultime ballerine beige a pois bianchi e dei sandali argentati con zeppa non avevo del tutto bisogno.
- giochi da tavolo. Quello è il campo del Partenopeo che ha i suoi modi per ottimizzare che andrebbero pubblicati su riviste scientifiche.
- elettrodomestici per la cucina. No. Quelli non si toccano. Se no addio autoproduzione di qualsiasi genere, la poesia dell’impastare a mano mi manca del tutto.
- giochi e libri dei bimbi. Sono oggetto di repulisti costante, ma non basta. Ci sono quegli attentatori allo spazio casalingo che si chiamano nonni, zii, lontani parenti, amici. Ci si deve convivere, compensa che anche a mamma e papà piace ogni tanto avere nuovi pezzi di Lego e Playmobil con cui giocare.
- Lana, rocche e gomitoli, pizzi a chiacchierino mai terminati, scampoli di tessuto, ferri, aghi e portaaghi, fettucce, e bottoni, tanti bottoni che poi non servono quasi mai di quelle fogge che già possiedi, fiori di tessuto, vecchi foulard, cartamodelli, riviste di maglia, di cucito e di crafting.
- Cancelleria. Carta da lettera. Buste. Biglietti e tutta quella roba ottocentesca lì.
- Bottiglie di liquore. Ce ne sono 8 di bottiglie di superalcolici cominciate che stazionano lì da anni e anni. In genere io bevo solo un po’ di vino, il Partenopeo neanche quello e da quando ci sono i bimbi non le usiamo neanche per cucinare.
Poi tanto altro, ma questo è quello che mi ha colpito. Bisognerà che comincio a pensarci se vale la pena di aver comprato per tot euro al metro quadro per far fruire quello spazio ad oggetti inanimati che forse potrebbero avere altra destinazione e utilizzo. In altre case, o sempre qui, ma in maniera attiva, che servano, e che facciano parte del quotidiano.
Delle provviste, della fine dell’Inverno e della Quaresima
Da qualche anno a questa parte, senza davvero decidere e preventivare ma con un’abitudine che sta diventando costante man mano che passa il tempo, una di quelle fisse che mi prendono ogni tanto e pure cerco di trovarci un perché, in questo periodo riduco all’osso gli acquisti alimentari e cerco di esaurire le scorte presenti in casa. Svuoto freezer e dispensa e sperimento con quello che ho invece di acquistare gli ingredienti specifici per una ricetta; preparo frolle mescolando resti di farine diverse e invento condimenti per i formati di pasta meno usati rimasti in fondo alla dispensa. Il piatto forte di questo momento sono anche le zuppe di legumi e cereali misti, con abbondante rosmarino e una carota intera cotta dentro a insaporire.
Il primo anno che ho cominciato a prendere settimanalmente la cassetta di frutta e verdure del GAS, da perfetta cittadina mi sono stupita quando a metà Febbraio hanno annunciato che le verdure erano praticamente finite e la consegna sarebbe stata sospesa fino a Primavera inoltrata. Giustamente questo è il periodo che il terreno cova i suoi semi in attesa del rigoglio della nuova stagione e i frutti e le piante che comunque continuano ad arrivare alla nostra tavola vengono da lontano o da qualche serra. Avevo già preso a congelare parte delle verdure che trovavo settimanalmente perché eravamo un po’ stanchi di cavoli e zucche, e siamo andati avanti alternando con verdure fresche comprate al reparto bio del supermercato per almeno un mesetto.
L’anno dopo aumentai le dimensioni della cassetta e cominciai a mettere via una parte delle verdure già preparate e cotte via via che arrivavano. Avevamo anche il problema del freezer che doveva essere sbrinato regolarmente e una volta esaurito il raccolto invernale abbiamo consumato tutto quello che avevo porzionato nei mesi precedenti, fino a svuotare tutto. Lo stesso ho cominciato a fare con la dispensa, i legumi secchi, le farine, e le conserve. Mi pareva di seguire così un ritmo simile a quello di tempi in cui la ciclicità della terra condizionava molto l’afflusso di vettovaglie e ho continuato di anno in anno. In questi 2 mesi spendiamo di meno per la spesa, perché si consuma per buona parte quanto è presente in casa: non so se questo poi si concretizza in un risparmio finale, visto che comunque quel cibo lo avevamo già acquistato anche se a un prezzo conveniente ma sicuramente questo periodo aiuta nell’ottica di non sprecare e di fare pulizia in modo da non lasciar nulla deperire. E’ come un preparare la cucina all’abbondanza della primavera, facendola trovare vuota e in attesa, e stimola la creatività e gli esperimenti. Insomma, mi diverto a farlo. A conti fatti si tratta di giocare con dei limiti autoimposti. E’ come prendersi una vacanza dalla cucina classica, un po’ perché molte pietanze vanno solo scongelate, un po’ perché spesso non c’è la materia per riprodurre le ricette in modo classico. Inoltre fa spazio e risponde ad un mio ciclico impulso di pulizia e organizzazione e riduce gli acquisti proveniente da luoghi lontani. Non è che non si fa la spesa, che non si comprano prodotti freschi, ma questa viene ridotta al minimo ad integrazione di quello che abbiamo. E dato che le tradizioni religiose non venivano decise a caso, questo periodo di scarsità e di preparazione al nuovo corrisponde quasi sempre con la quaresima, e laicamente parlando ne riprende l’analogia con il ciclo della natura. Un fioretto di spendere meno e valorizzare ciò che già si ha.
E’ una piccola sfida e vale in quanto tale, non la propongo come modello ma alla fine di anno in anno la ripeto. Vorrei estenderla a qualcos’altro quest’anno, perché fare spazio e ridurre entro un periodo limitato è un gioco che mi fa sentire più leggera. Ci penserò.
Profumi su profumi
Posted by Lisa in costo zero, riduzione on February 16, 2011
Io l’ho fatto per anni, nascondendomi quasi. L’avevo confidato ad un paio di amiche, che mi avevano guardato con orrore. Eppure non mi sembrava così terribile. Sarà che la mia memoria olfattiva è di tanto minore di quella uditiva e quando da adolescente tutte le mie amiche portavano Lou Lou io non riuscivo a rendermi conto che fosse lo stesso profumo, mi pareva ogni volta diverso, abbinato al jeans e alla voce roca o al ciuffo cotonato e allo jacquard nero e blu. Insomma, sono tutt’altro che un’intenditrice, e infatti dalla prima gravidanza un profumo mio non ce l’ho più. Mi dava fastidio allora, poi ho allattato e preferivo non confondere i miei bimbi con odori diversi da quello della pelle pulita, e alla fine non ho più ripreso, mi sono disabituata.
Ma oggi mia mamma mi porta un numero di Elle France di Gennaio che una signora dei Café Bibliothèque mensili a cui prende parte le aveva lasciato. E lì leggo un articolo in cui si rivela che, udite udite, mescolare i profumi, uno sull’altro, Paris con Roma, Poison e Opium, è in auge, dimostra personalità e non è un delitto contro il naso che l’ha creato come mi avevano detto.
E nel mio piccolo io lo facevo a 15 anni, quando mi inondavo di Ô di Lancôme, di cui mi avevano regalato una confezione enorme, e la correggevo con il dopobarba Armani di mio padre per darle un che di speziato, di più adulto. E ho continuato mescolando sulla pelle campioncini e acque dell’Erbolario, oli essenziali e regali inadatti, perché tanto non ne capivo niente e quindi mi sentivo libera di sfidare l’ortodossia. Ma ora che Elle France l’ha sdoganato, faccio peggio e ammetto di non usare profumi specifici. Immagino di sapere di me, di amido di riso, di acqua, di sapone biologico, di shampoo, di olio essenziale di tea tree che metto nella lavatrice, delle arance che pelo per seccarne la buccia e delle piccole saponette che infilo tra la biancheria. Almeno lo spero, altrimenti avvertitemi e sceglietemi un buon profumo, che io non ne sono capace. O anche due o tre, visto che ora si può.
kindle
Posted by Lisa in Fatto in casa (autoproduzione), Leggere, riduzione, un aiuto tecnologico on January 28, 2011
Ogni tanto qualche investimento bisogna farlo. Per guadagnare spazio, evitare ulteriori rifiuti e aumentare la mia qualità della vita. Dietro questo in me spesso di nascondono tante scuse per spendere a vuoto ma stavolta penso di avere un nuovo oggetto molto utile.
Fortunatamente qui ci ha pensato Babbo Natale e non ho dovuto programmare l’acquisto di un e-reader. Non un tablet pc, ma un semplice e-reader, perché tanto la funzione che volevo era quella e tutti mi dicevano che davvero era come leggere carta stampata: perché i mobili di casa mia si stanno piegando sotto il peso dei libri, perché mi scoccia leggere e buttare nella carta riciclata quintali di giornali e riviste, perché spesso per lavoro ho bisogno di acquistare in tempi brevi manuali disponibili solo su librerie on line straniere, perché mi garba l’idea di portarmi dietro un’intera biblioteca in qualche decina di centimetri quadrati e infilarla in borsetta senza dover per forza scegliere le versioni tascabili, perché consuma pochissimo e si deve ricaricare di rado, perché vorrei leggere testi gratuiti scaricati da internet senza fissare un monitor e perché spesso è difficile trovare edizioni di testi di qualche anno fa e io spero che il mercato digitale supplisca alle mancanze del mercato editoriale, perché così posso tenermi gli schemi a maglia tutti insieme e passare dall’uno all’altro senza foglietti sparsi. Ma soprattutto perché a casa nostra non c’è più spazio, anche per i libri. Ne abbiamo già tanti.
La mia nonna contadina avrebbe detto troppi.
E proprio perché il libro, come oggetto fisico, ci piace tanto, possiamo ora tenere quelli più belli, quelli con illustrazioni e rilegature curate, quelli con una bella carta da sfogliare, quelli che hanno dei ricordi tra le loro pagine, quelli da consultazione, ma fare anche un po’ di spazio all’aria. In generale vedo così la nostra futura casa, un po’ per ripiego un po’ per stile di vita, meno oggetti reali per casa, device più piccoli, tutto quanto può essere digitalizzato memorizzato in scatolotti di dimensioni contenute, elettrodomestici multifunzione, prestiti e scambi continui per possedere meno ma avere più varietà, consumo e non accumulo e spazio per le persone. E devo ammettere che mi sembra molto più ecologico (anche se assolutamente contrario ai miei sogni originali di felicità) avere una casa piccola (da vivere, da riscaldare, che occupa terreno coltivabile, che in generale sfrutta meno risorse) che una casa più grande necessaria perché ingombra di oggetti, anche se si tratta di libri. Mi riempio spesso gli occhi di quelle case giapponesi che sembrano vuote di tutto, e mi dico che devo capire il loro segreto e portarlo qui nel mio appartamento di 65 metri quadri al terzo piano. Si, lo so, Esopo e le sue volpi avrebbero da dire e infatti la mia casa la sento piccola comunque, per quattro persone e un ufficio casalingo, ma almeno così posso ridurre il mio desiderio di spazio futuro.
Tornando all’argomento del post, l’unica cosa negativa che trovo in questo nuovo strumento, è che al momento gli ebook di libri recenti costano circa come gli hardcover, e non mi pare giusto. Ma per fortuna si tratta dei testi moderni, e io invece sono cresciuta a base di ’800, e Dickens e Balzac costano pochi euro o nulla.
Per infilare in kindle in borsetta però ci voleva almeno un vestitino. Nella foto potete vedere quello che gli ho imbastito in 5 minuti 5. Il feltro è ricavato da una maglia mezzo infeltrita per sbaglio che ho finito di infeltrire facendole fare un ciclo a temperatura più alta in compagnia di jeans e indumenti pesanti con centrifuga finale. Ne ho tagliato un rettangolo irregolare e l’ho cucito molto grossolanamente con un cordoncino rosso da ricamo, lasciando i nodi a vista e non facendo espressamente la minima attenzione alla regolarità dei punti, che tanto in così poco tempo non avrei potuto garantire. In attesa di farne uno più preciso e più carino, questa è una soluzione pratica e a costo zero che ho immediatamente utilizzato.
Led di Natale
Si accendono e brillano i led di Natale…..
Il Natale è periodo di festa, di lusso, di abbondanza, ed è giusto che sia così. Ma da qualche anno mi sto chiedendo se è possibile sposare tutto questo alla riduzione degli sprechi e al rispetto di questo nostro pianeta. Questo è il primo post che descrive una serie di piccole scelte in questa direzione, magari non particolarmente originali, ma che in questo momento in cui oro, luci e spese abbondano, sono semplici da fare e non perdono di vista uno stile di vita in cui il Natale voglia dire anche porre l’oro sulla paglia. Perché se è vero che un Natale senza luci non sarebbe festoso, non si può più scialare energia come un tempo, facendo finta di essere a Hollywood. Per fortuna che ci sono i led, forse un pelo meno coreografici, magari un pochino più cari, ma sicuramente più ecologici e forse più raffinati. La nostra è stata una migrazione graduale, ma ormai siamo vicini ad aver sostituito tutto il parco luci con ghirlande di led. Un piccolo regalo al nostro albero di Natale che in definitiva fa bene anche alla nostra bolletta, intesa in senso globale.




