Archive for May, 2010

Piccola pausa

Domani si parte. Rocambolescamente ma si parte. Destinazione Montreal. Farò tesoro dello stretto indispensabile canadese e cercherò di riassumerlo al ritorno. Immagino in ogni caso che di orsi loro ne sappiano più di me.

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Muffins alla marmellata facilissimi

Un avanzo di yogurt fatto in casa e un quarto di vasetto di marmellata “solo frutta” hanno partorito questi muffin che sono piaciuti molto ai bambini.

Ingredienti:

Un vasetto circa di yogurt intero fatto in casa, lo stesso vasetto riempito una volta di zucchero, una (scarsa) di olio di semi e due di farina, due uova, due cucchiaini di cremor tartaro, marmellata solo frutta senza zucchero.

Lavorazione:

Battere le uova e lo zucchero insieme con una forchetta, aggiungere l’olio, lo yogurt e la farina setacciata mescolata con il cremor tartaro (o il lievito per dolci) a pioggia. Ottenere un impasto liscio e senza grumi e versarlo in uno stampo da dodici per muffin e cupcakes foderato di pirrottini di carta, anche vecchi di anni come i miei. Versare al centro di ogni muffin un cucchiaio di marmellata e infornare in forno caldo a 180 gradi per circa 20 minuti. Si conservano bene per qualche giorno in una scatola con il coperchio.

Due note: 1) la base è quella della celeberrima ciambella allo yogurt leggermente modificata in modo da essere più corposa, e non fare andare a fondo la marmellata, e meno dolce, sempre per via della marmellata che addolcisce già molto. 2) se si usa yogurt magro, il vasetto di olio scarso deve diventare bello pieno, in questo caso bisogna anche  stare abbastanza contenuti con lo yogurt, meglio un cucchiaio in più che uno in meno, altrimenti diventa gommosa.

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Una madeleine itinerante

Entrate e uscite. La mia amica MC si è sposata indossando la mia giacca della laurea, il bimbo prematuro del mio ex-collega è cresciuto con il latte della mamma tirato con il tiralatte che ho comprato il giorno che sono stata dimessa dall’ospedale con i miei bimbi ancora in terapia intensiva e sul mio letto giacciono ben piegati i miei vestiti premaman per una cara persona che ha appena visto un bel risultato su un test di gravidanza. Io devo restituire 3 riviste di arredamento prese in prestito che non mi sono costate neanche una visita da un edicolante e il lettino di legno in cui sia Manuele che Leonardo hanno dormito fino all’ora di passare al lettino senza sbarre. È un viavai continuo, e non serve solo a risparmiare, ad economizzare risorse e rifiuti, a non inquinare ulteriormente consumando anche se gli oggetti possono ancora assolvere alla loro funzione. Non serve solo a non riempire cantine e garage di oggetti nuovi che prima o poi potrebbero anche servire e a cercare case più grandi per contenere tutta questa montagna di cose dismesse. Per la mia esperienza questo via vai serve ad arricchire l’anima, a creare e condividere esperienze invece di consumarle semplicemente.

Mi è piaciuta molto l’iniziativa di DePuRiAmo, di attaccare etichette per dare un nuovo valore agli oggetti usati, per rigenerarli e condividerli. Non credo che prenderò quei materiali, perchè le etichette che sono appiccicate ai miei oggetti che così circolano sono i miei ricordi e le mie emozioni ma l’iniziativa è bella e da valorizzare.

La bellezza di condividere ha tantissime sfumature ma io qui voglio segnarne una piccola che viene dalla mia esperienza, anche se penso che l’argomento sarà ricorrente in vari post.

Quando ero più piccola mi è stato detto che non dovevo attaccarmi agli oggetti, che avrebbero preso nel mio cuore un posto che spettava solo ad affetti più alti. Crescendo un po’ sono stata invece colpita dal tamtam dell’esclusività, dell’essere migliori perché si possiede qualcosa di unico, irripetibile. Tutto questo in me, con la maternità, si è trasformato. Ogni volta che riponevo una tutina, un giocattolo che era diventato troppo vecchio troppo presto, mettevo via tanti ricordi e un po’ di dispiacere per il passare veloce del tempo. Il mio bimbo era lì, certo, e il rapporto con lui diventava anche più bello, ma perdeva qualcosa, un momento speciale che quel piccolo capo di abbigliamento mi avrebbe ricordato. Desideravo tenere tutto, per non dimenticarmi nessuna di quelle emozioni così fuggevoli.

Poi è capitato che il bimbo di una mia amica nascesse molto prima del previsto e io mi sono proposta di darle le tutine taglia 00 che avevo usato per Leonardo appena nato. I vestitini per i bimbi prematuri non sono facilissimi da trovare, specie a chi si trova da un giorno all’altro impreparato davanti ad una nascita anzitempo, e mi è venuto spontaneo proporli. È stato inaspettatamente intenso. Prima di tutto perché quei vestitini erano rimasti in una scatola che, a prescindere dai famosi ricordi indimenticabili, in tutto quel tempo non avevo mai aperto. Una volta tolto il coperchio mi si sono liberati le immagini e la tenerezza, sono stati la mia madeleine che non avrei mai riassaggiato senza reimmedesimarmi in questa mamma con il suo microscopico neonato nella termoculla. Poi vedere dopo qualche tempo qualche tutina già nota nelle foto del nuovo bimbo è stato come creare un legame in più tra di noi.

Quei vestitini mi sono poi ritornati indietro, come nuovi, pronti per essere riutilizzati, ma anche se fossero stati usatissimi e da buttare sarei stata felice lo stesso. Se non li avessi proposti, nessuno me li avrebbe domandati, e io avrei perso la mia madeleine. Da quel momento lo chiedo. A tutti. Penso di sembrare anche un po’ strana con i miei “Ti posso prestare…? Ti posso dare…?”. Ma se non dessi quello che mi appartiene, so che perderei qualcosa di importante, anche solo il fatto di riprendere in mano parti della mia vita che altrimenti giacerebbero negli scatoloni.

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Bento

Un fondo di tonno, mezzo pomodoro, 3 cucchiai di zucchine, un wurstel, due pezzi di bastoncini di pesce e del riso bianco sul fuoco. Certo, si possono eliminare il wurstel e il bastoncino di pesce, raffreddare il riso, aggiungere un po’ di formaggio e farne la classica insalata di riso per un pranzo smaltisci-avanzi  ed economizza-risorse il giorno dopo in ufficio. Oppure ci si può far ispirare dai bellissimi bento giapponesi, comporre con il riso e le zucchine dei geometrici onigiri passati velocemente in qualche erba aromatica, con o senza alga nori intorno, accostare gli elementi per colori, dosare gli ingredienti in modo da non farsi mancare tutti i nutrienti, in poco spazio. Non è necessario secondo me copiare di pari pari gusti e materie prime, e neanche dedicarci il tempo e la cura che la brava massaia del sol levante ritiene di mettere in questi piccoli capolavori estetico-culinari, ma farsi ispirare dall’idea che il microavanzo non è per forza triste ma che può invece aiutare la varietà di colori, sapori e sostanze nutritive, in accostamento invece che in mescolanza. Niente contro la classica insalata di pasta o il panino stracchino e prosciutto, ma provare un nuovo punto di vista anche nel pranzo alla scrivania può rallegrare la giornata. Oltretutto il bento va guardato prima di essere consumato, e questo aiuta a dedicare alla in genere breve pausa pranzo un pochino più di attenzione. L’ideale sarebbe per me poterla trascorrere anche in compagnia ma di questi tempi non sempre ci si può permettere di mangiare fuori e qui non c’è un posto per consumare il pasto insieme, quindi ci adeguiamo. E poi, volete mettere come fa snob portarsi dietro un bento invece della schiscetta?

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Pasta per torte salate

Pasticcio di carne

Questa pasta per torte salate, e non solo, è diventata la mia pasta tuttofare. Primo, perché io sono pigra e lei è facilissima, secondo, perché rispetto alla brisée e alla sfoglia è più leggera, terzo, perché rende benissimo sia fatta interamente con la farina bianca sia con farina multicereali o integrali, per una resa più croccante e saporita. E poi è economicissima!

Ingredienti:

150 gr di farina 0, 150 gr di farina integrale, 60 grammi di olio evo, una briciola (dosatore che mia mamma chiamerebbe au pif) di lievito di birra, un cucchiaino di aceto, dagli 80 ai 120 grammi di acqua, a seconda della farina usata, mezzo cucchiaino di sale.

Lavorazione:

Metto tutti gli ingredienti ad impastare nella macchina del pane, prima quelli liquidi, poi i solidi, mescolando leggermente il lievito nell’acqua e stando attenta a tenerlo lontano da sale e olio nella prima parte dell’impasto. Fatta la palla la lascio riposare una mezz’ora nella macchina e un paio d’ore in frigo et voilà, è pronta per fare da base a qualsiasi torta salata.

Quella della foto è stata creata riciclando un resto di arrosto (non eccelso, io e la carne non andiamo molto d’accordo su vari fronti) frullato con due uova e una fetta di pane del giorno prima ammollata in un goccio di latte. La prossima volta ci aggiungerei anche un po’ di battuto di cipolla e un’ombra di noce moscata (si, sempre au pif, del resto per la cucina è per me materia di studio simile alla quantistica per l’indeterminatezza del risultato).

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Festa della mamma

In attesa di fare un post sulla mia sbadataggine e sui maglioncini dei miei bimbi che si nascondono regolarmente in mezzo a bianchieria di colori simili per provare l’ebbrezza di un ciclo di centrifuga e diventano cosí infeltriti e inutilizzabili, ecco uno dei risultati del loro riciclo, un pensierino per la mia mamma ormai nonna.

Ho un po’ uno spirito calvinista per quanto riguarda abbigliamento e arredamento, non amo le cose solo belle in quanto tali se non hanno anche una loro utilità, non porto quasi mai gioielli e i miei soprammobili giacciono felicemente in cantina, quindi spesso le graziosissime cose che vedo su internet per me rappresentano comunque del superfluo, non saprei proprio che farne. Oltre quindi a trovare un modo di riciclare il feltro da vecchie maglie, bisogna pure che il riciclo sia qualcosa di utile, oltre che grazioso. Per la mia mamma, frenetica lettrice, ho confezionato ieri sera in 10 minuti questo segnalibro floreale, ispirata dai colori del maglioncino appena smembrato.  Poi mio marito mi ha chiesto cosa avrebbe mai regalato, lui, alla sua mamma, e quindi dentro al libro potete vedere spuntare quello per la suocera, fatto con il bordo di un altro maglioncino e una perlina.

festa della mamma

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