Archive for June, 2010

Il perfetto pan brioche da colazione (con la mdp)

Amo la macchina del pane. Perché ci faccio il pane ma anche molte altre cose, perché la uso come impastatrice, perché mi permette di autoprodurre in casa molti cibi e quindi controllarne ingredienti e qualità, e soprattutto perché mi permette di farlo senza molta fatica. Dosi gli ingredienti, scegli il programma e fai partire. Certo, non è una impastatrice planetaria e non è il bimby, ma visto che il posto per anche la planetaria a casa mia non c’è, io uso la mdp e poi impastare e cuocere nello stesso contenitore è fenomenale. Inoltre consuma molto meno di un forno acceso, il che è risparmioso ed ecologico, e d’estate ti permette di fare dolci e pane senza morire in una cucina-sauna.

Mia nonna, quella francese, ogni tanto quando andavamo a passare un mese da lei d’Estate faceva la brioche per colazione. Burrosa, soffice, deliziosa. La faceva con un preparato di farine e zucchero specifico per brioche, il lievito di birra liofilizzato, burro e uova, la metteva a lievitare in un grande stampo da brioche e la mangiavamo con la marmellata di eglantine il giorno dopo a colazione, con un’acquolina che durava dal giorno prima. Come molti dolci francesi, non era esattamente dolcissima ma la consistenza era meravigliosa. Ho lavorato per riprodurre un po’ quel sapore, senza eccedere con i grassi, in una versione più leggera e che non utilizza lo zucchero ma il miele e il malto per dolcificare, per poter riassaporare qualcosa di simile a colazione senza farne un evento troppo raro e ora credo di aver trovato il perfetto amalgama per il perfetto, per me, pan brioche da colazione (la brioche vera è un’altra cosa, però, ma non si può certo mangiare così spesso). Il resto della famiglia ci spalma sopra la marmellata mentre io la prendo così, semplice, con una tazza di earl gray senza zucchero né limone, ed parto felice ad affrontare la giornata.

Eccovi quindi le mie dosi per il perfetto pan brioche (con la mdp).

Pan Brioche

Ingredienti:

200 gr di latte, 2 uova, 40 gr burro morbido, 2 cucchiai e mezzo di miele, 1 cucchiaino di malto d’orzo, 3/4 di cucchiaino da tè di sale, 170 gr di farina bianca, 200 gr di farina manitoba, 1 cucchiaio da tavola di lievito di birra liofilizzato o mezzo panetto di quello fresco

Lavorazione:

Gli ingredienti devono essere tutti a temperatura ambiente. Usando gli ingredienti freddi di frigo si può programmare la macchina del pane per avviarsi verso mattina e così essere svegliati dal buon profumo di brioche giusta da sformare. Inserire nella mdp latte, burro, uova leggermente sbattute, sale, sopra versare le farine, in un angolo mettere miele e malto e in un buchino al centro il lievito (se fresco sciolto in un po’ del latte tenuto da parte). Avviare il ciclo pane dolce, 750 gr. Si conserva bene ma già dal secondo giorno, se ci arriva, tende a seccarsi e può essere riciclato tagliandolo a fette e tostandolo.

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Bottino

Volete sapere cosa mi sono riportata da Montreal?

– il numero early fall di Vogue Knitting, bellissima rivista di maglia quasi introvabile in Italia.

– un pacchetto di semi di lino e uno di semi di sesamo neri, che trovi al supermercato per un’inezia, mentre qui devi andare a cercare nei negozi specializzati

– un set di cucchiaini graduati per riprodurre le ricette americane

– quattro librini in francese per i miei bimbi della serie Quand je suis, bellissimi e molto istruttivi, per i miei bimbi che vorrei un po’ più francofoni

– 3 libri di t’choupi, per la stessa ragione

– una lattina di sciroppo d’acero, per condirci dei pancakes domenicali

– una confezione di sale affumicato, ogni insalata diventa meravigliosa condita con quello, persino mio marito ne mangia a quintali

– un cappellino giallo e uno a scacchi di SourisMini delizioso negozio per bimbi, perché ci servivano per l’Estate

– una scatola di té Vladimir, una busta di Anastasia, una di tisana Detox e vari altri assaggi, dal negozio Kusmi che ha una sede anche lì

– due bustine di semi di piante spontanee canadesi comprate al giardino botanico

– un cd dei canadian tenors per mia mamma

– biscotti allo sciroppo d’acero da regalare

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Del viaggiare tra la gente, del viaggiare con i bimbi, del viaggiare del cuore

Mica facile l’argomento. Perché viaggiare è bello, arricchisce, ti aiuta a staccare la spina, a ricaricarti, ad aprirti la mente. Ma non sarebbe certo sostenibile se tutti andassimo in giro per continenti per il piacere di vedere. E poi, se proprio ad ogni piccola pausa del lavoro devi allontanarti da casa tua per ricaricarti, forse qualcosa che non va in casa tua ci deve essere. E i bimbi piccoli, davvero si divertiranno, davvero servirà alla loro formazione o semplicemente saranno pacchi a seguito di adulti che “consumano” altre esperienze, sempre nuove e diverse dalle precedenti, perché ci hanno detto che cosí si vive e ci si diverte?

Non ho una risposta, non ho neanche un modello da seguire, certo che quando dopo la cena servita dalla hostess sul boing 747 che andava a Montreal ho ammirato il cumulo di rifiuti usa e getta sul mio vassoio e quello dei miei famigliari mi sono detta che con quel viaggio stavo compensando tutto quello che avevo potuto risparmiare di ecoimpronta negli ultimi mesi.

Ma penso ne sia valsa la pena. Forse se facessimo tutti telelavoro e videoconferenze invece di viaggiare in business class con la valigetta in mano, girare per riabbracciare le persone avrebbe più senso e spazio.

Andavamo a trovare la sorella di mio marito, che vive là con il suo, di marito, da qualche anno. Era quindi un viaggio del cuore, degli affetti, anche se fosse stato solo di piacere sarebbe stato importante, ma così è un momento prezioso.

Io ho quasi sempre viaggiato per affetto, perché mia mamma è francese, noi vivevamo in Sardegna, avevo parenti sparsi in varie parti della Francia e alcune conoscenze in Inghilterra. Mia madrina viveva in Austria, poi in Provenza, io ho studiato a Bologna e lí mi sono fatta amici che poi si sono sparsi in giro per Italia ed Europa, mi sono fidanzata e poi ho sposato un napoletano (di Napoli, come specificano loro).

Prendere navi, treni e aerei per andare a trovare chi mi era caro era normale. Passare le vacanze vicino a Parigi, dove abitava mia nonna, o a Honfleur, dove abitava mio nonno, in un vecchio, enorme mulino ristrutturato (adesso trasformato in hotel di charme), con un ruscelletto davanti, una città da cartolina a fianco, e il resto del tempo al mare in Sardegna non era fare vita da ricchi, era fare vita di famiglia. E io me ne sono accorta solo da grande, di quanto sono stata fortunata. Poi ho continuato a viaggiare, perché il fatto di nascere con origini così confuse mi ha lasciato il gusto di vedere gente diversa, gustare cibi diversi, ammirare architetture diverse. Ma la mia cultura del viaggio nasce così, e così sta ritornando ad essere, grazie ai miei figli.

Perché certo quando viaggi con due bimbi di 2 e 4 anni non ti puoi permettere di passare le giornate nei musei, di scarpinare tutto il giorno con una guida in mano, di macinare chilometri esperienze fotografie per accumulare, accumulare, in un’altra forma di consumo compulsivo. E quindi si va a Montreal per stare con gli amati zii, per conoscere i loro amici canadesi, serbi, argentini, francesi, italiani, per fare con loro la fila da Swartz a mangiare la carne affumicata e portarsi la poutine a casa per cena, e in ogni quartiere la meta ambita è uno dei bellissimi parchi attrezzati di giochi per bambini, in cui i tuoi figli giocano accanto a bimbi ebrei ortodossi con i riccioli ai lati del viso che non notano neanche. Si va al circo e al giardino botanico, un luogo paradisiaco, e lì si snobbano i padiglioni con le splendide mostra di calligrafia cinese e stampe giapponesi per passare ore a guardare carpe rosse e dorate come quelle di Sampei. E si torna che non hai visto un quarto delle cose che volevi vedere, ma va bene comunque.

Certo, non tutti hanno la cognata che vive a Montreal e ti ospita con calore. Ma a volte basta rimanere in contatto con i vecchi amici e aprire prima di tutto la propria, di casa, per viaggiare con il cuore, un lusso davvero esclusivo.

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