Archive for July, 2010

A proposito di una gelatiera che dormiva in garage

Tempo fa, grazie ad una strana raccolta punti per l’ordine telefonico periodico di alcune mozzarelle, sono entrata in possesso di una semplice gelatiera di una marca poco conosciuta. Desideravo da tempo una gelatiera per poter produrre da soli il gelato per le merende casalinghe e sapere esatttamente di cosa è composto e ho provato alcune ricette contenute nel manuale. L’esito non è stato molto felice, la gelatiera sembrava difettosa, si bloccava durante il processo perché la vaschetta congelava troppo rapidamente il composto e l’esile paletta, sostenuta da un motore non molto potente, si bloccava di continuo. Non ero sicura che fosse del tutto colpa della macchina quanto di istruzioni incomplete, anche perché si trattava di una gelatiera di tipo economico di quelle con il cestello che va in freezer ma non era chiarissimo né il numero massimo di ore né a che temperatura andasse tenuta. In ogni caso è finita in garage, perché ero rimasta molto delusa dai risultati raggiunti e non avevo tempo di sperimentare. Intanto la voglia di gelatiera e di gelato mi era rimasta, ma il costo e lo spazio necessario per acquistarne una nuova di una marca conosciuta mi sembravano eccessivi.

Mentre caricavamo il bagagliaglio della macchina per andare il Sardegna, per un’associazione di pensiero che lascio a voi facilmente presumere, mi è tornata in mente quella gelatiera inutilizzata e mi è sembrata una buona idea prenderla ed incastrarla tra una valigia e uno zainetto.  Arrivati ad Alghero, potendo contare su ritmi più lenti e tanta voglia di gelato casalingo, ci ho riprovato. Ci ho messo una settimana di prove e un pezzettino di nastro adesivo, ma a furia di analizzare e capire le sue idiosincrasie io e la gelatiera dei punti della mozzarella siamo diventate grandi amiche. Ci finiscono dentro frutta fresca, yogurt, panna fresca, miele, noci, cioccolata e la merenda per i bimbi e meno bimbi è pronta. Senza né coloranti né conservanti, fresco fresco e controllato.

La conseguente illuminazione è questa: quanti oggetti che metto in garage e ricompro necessiterebbero solo di un po’ di pazienza e un pezzo di nastro adesivo? E in generale, quanto nella mia vita che magari non funziona forse andrebbe liscio con un paio di accortezze in più?

E per riprenderci dal caldo e da questa perla di saggezza, ecco a voi la mia recente ricetta di gelato pera e cioccolato.

Gelato pera e cioccolato


Ingredienti:

Un vasetto di yogurt bianco, una pera, mezzo bicchiere di latte, 4 cucchiai di panna fresca, 2 cucchiai di miele, 50 gr di cioccolato fondente in pezzi.

Preparazione:

Frullare la pera, aggiungere il miele, e sciogliere il tutto nel latte tiepido. Mescolare con la panna e lo yogurt e versare nella gelatiera. Alla fine della preparazione aggiungere il cioccolato in pezzi, far fare un ultimo giro per mescolarlo e servire.

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Riso fave e piselli


Saranno pure la carne dei poveri ma da quando sono sposata la famiglia del Partenopeo mi ha fatto riscoprire questi alimenti che a Parigi, da dove viene mia mamma, sono un po’ negletti. In famiglia stiamo cercando di ridurre il consumo di carne, per molteplici motivi per cui farò un post a parte, e il fatto che comunque due o tre volte a settimana consumiamo un classico piatto di cereali e legumi aiuta a non farsi mancare i nutrienti essenziali. Ai bambini piacciono moltissimo, non di rado chiedono di mangiarli “assoluti” e io devo insistere perché ci aggiungano almeno un pezzetto di pane o un po’ di pasta, che sono indispensabili per il corretto equilibrio degli aminoacidi.

Normalmente i legumi che ruotano in casa nostra sono fagioli, ceci e lenticchie. Ho provato anche la cicerchia, scovata in un banchetto nascosto dell’Ipercoop, ma non ha riscosso un gran successo. Due settimane fa, però, mi sono trovata, grazie al gasbo, in mano un paio di imprevisti pugni di fave. Che farne?  Devo ammettere, non le avevo mai cucinate prima (ma mangiate si, anche se di rado), quindi l’aiuto/consiglio della suocera partenopea, per massima esperta nella cottura dei legumi, era necessario. Da consultazioni e un po’ di piselli e prosciutto avanzati è nata questa combinazione, ottima perché la dolcezza della paprika e piselli si sposa bene con il “polveroso” delle fave.  Trovo che i pezzettini di prosciutto crudo siano necessari come tocco salato ma sto cercando un’alternativa vegetariana, qualcuno ha suggerimenti? Intanto eccovi qui questa versione, naturalmente sempre au pif.

Riso legumi e paprika

Ingredienti per 2 persone:

Circa quattro manciate di piselli e fave fresche, mezza cipolla, un po’ di carota e sedano tritati (facoltativo), due cucchiai di passata di pomodoro, una fetta di prosciutto crudo, 160 gr di riso orientale, un pizzico abbondante di paprika dolce per piatto, olio evo, sale.

Preparazione:

Soffriggere in un pentolino dai bordi alti la mezza cipolla tagliata a pezzi grossolani e la carota e il sedano tagliati sottili in olio extra vergine di oliva. Aggiungere il prosciutto a pezzettini e, dopo pochissimo in modo che non si secchi troppo, le fave, i piselli e 3/4 di bicchieri d’acqua in modo da coprirli. Aggiungere il pomodoro, coprire con il coperchio e lasciar cuocere a fuoco basso per circa 40 minuti. Verso fine cottura,  salare, trasferire in una padella più larga e far asciugare leggermente il sugo.

Nel frattempo lessare il riso in acqua salata, scolarlo al dente e versarlo nella padella con i legumi in modo che si condisca con il loro sugo. Servire nei piatti e spolverizzare di paprika dolce a piacere.

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Il mio blog schifosamente buonista

Nella mia testa, ma anche quando ne parlo, questo è il mio blog schifosamente buonista. L’importante è saperlo, e io ve lo rendo noto. Qui non mi guarda nessuno in faccia quando enuncio com’è bello avere pochi soldi, esigenze semplici e volersi tutti bene, così non ci devo aggiungere la battuta sarcastica per sdrammatizzare, il commento cinico o il sospiro relativista. No, solo buonismo nudo e crudo. Lo devo avere uno spazio rosa, azzurro e verde acqua, con una spruzzata di lilla qua e là, colori che nella realtà non metto mai neanche addosso ai neonati.

Di qui il mondo è luminoso e giallo paglierino, al di qua invece non sempre. Il che rende la vita forse più spiritosa ed imprevedibile, ma quando prevalgono i toni scuri un posto un po’ più pastello da accostare ci vuole. Non ho bisogno di uno spazio dove scrivere quello che va male, come non ho al momento voglia di leggere che va male, senza via d’uscita, solo male, in altri luoghi. Perché è già abbastanza complicato vivere a colori ed è meglio motivarsi il più possibile.

Quindi se cercate una lingua aguzza e commenti salaci, qui non ce ne sono e non ce ne saranno. Non so se ne sono capace e di sicuro non mi va. Questo è il mio blog schifosamente buonista, per scelta e convinzione. Eviterò i cuoricini e i TVB, ma solo per buona educazione.

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Mille e mille libri, mille e mille storie

Quando qualcuno viene a trovarmi a Bologna, e vuole vedere la città, la visita comincia sempre da un punto preciso del Centro, accanto a Piazza Maggiore, il posto più bello di Bologna, più civile, il posto della memoria e del presente. La Sala Borsa. La sala Borsa è una biblioteca, e come tutte le biblioteche, è piena di libri. E già questo basterebbe. Libri che puoi prendere, sfogliare, cercare, leggere, portare a casa, rileggere. E cd, dvd, giornali, riviste, e fantastiche poltroncine. Per entrarci passi sopra a squarci vetrati che ti sostengono su rovine villanoviane, etrusche, romane. In alto balconate liberty. A seconda dell’ora studenti, bambini, anziani, professionisti e non fanno diligentemente la fila per portarsi a casa l’ultimo best seller o il testo di studio, e si può sbirciare a che titolo si abbina la cravatta di quello dietro di me e che romanzo si porta a casa la messa in piega davanti a me.

E tutto ciò, gratis. Certo, pagato con le nostre tasse, ma quando le devo versare ho la mia lista di cose per cui vale la pena farlo, e la Sala Borsa è tra queste.

Io amo i libri. Mi piace l’oggetto, il ricordo, la lettura e la rilettura. Sono cresciuta in una casa piena zeppa di libri, in cui appena ne finivo uno potevo arrampicarmi per prendere il successivo dalle tante librerie che tappezzavano stanze e corridoi. Da quel tempo per me i libri sono anche oggetti di arredamento, non so pensare una stanza senza. Quando ero piccola e pensavo alla mia casa ideale mi immaginavo una di quelle magioni inglesi con la biblioteca stipata fino al soffitto aperta con grandi porte finestre sul giardino. E una vita passata su una comodissima poltrona con grandi braccioli a leggere. E in fondo, giardino a parte, ma balcone, paesaggio verde e bellissimi tramonti in sostituzione, una sottospecie ce l’avevo nella grande sala del nostro appartamento a Sassari. Invece, nella minicasa bolognese, non ci sta neanche la poltrona. Ma libri si. Tanti. Ad un certo momento troppi. Sposarsi poi è stato complicato anche per la cernita che abbiamo dovuto fare nel riunire le due biblioteche che adesso giacciono in parte in cantina.

Ma che mi importa? La mia bella, enorme biblioteca io ce l’ho. Nel centro di Bologna. Una mia amica mi ha consigliato un libro di pedagogia, l’altro giorno. Io ero al computer e… sì, la MIA biblioteca ce l’ha, disponibile. Senza pagare nulla. E se un libro è al momento in prestito, lo posso prenotare, al ritorno. E addirittura, se non c’è, lo posso consigliare e 9 volte su 10 me lo comprano. Comune, ecosostenibile, con buona grazia delle foreste. E pazienza se poi quel libro lo devo riportare, è una bella scusa per fare un salto nel posto più incantevole, più avventuroso, più magico di Bologna. Ed è un peccato non avere anche il tempo di esplorare le piccole biblioteche di quartiere, forse anche più famigliari, ma la mia è quella, enorme, poliglotta, che da su Piazza Maggiore.

E poi, anche conti alla mano, senza la Sala Borsa la nostra famiglia, con un consumo di una decina di libri al mese in totale, di cui buona parte divorati dal papà,  sforerebbe il suo budget regolarmente perché non ci faremmo mancare mai il lusso di leggere. E mentre prima ci arrabbattavamo tra regali, edicole e negozietti dell’usato, ora, nella nostra biblioteca, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta. E con noi, i nostri figli, per cui ogni gita in centro, in biblioteca, è un evento di cui parlano per giorni e giorni. A ragione.

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