Archive for November, 2010

Prima domenica di avvento

Si avvicina Natale. Fuori nevica, noi stiamo per andare in cantina a prendere l’albero e sui blog creativi si affastellano immagini di decorazioni, regali fatti a mano, calendari, lavoretti. Da un lato tutto questo riempie il cuore di gioia, di sensazioni di affetto e di intimità, di idee e voglia di fare, da un altro ogni tanto mi chiedo se non sia un nuovo tipo di consumo, di tempo, di energie, di fotografie, per reazione allo shopping tradizionale, ma non diverso in qualità bulimica e dispendiosa. Comunque dare non è mai una cattiva idea, e fare qualcosa per gli altri, comunque, anche entrando in un negozio e pagandolo in denaro, non può essere del tutto sbagliato. Per cui mi accodo come ogni anno anche io nel fare i miei regaletti a mano, contenta che sia tornato in auge, che ne sia recepito il significato, e sperando che anche per l’ambiente significhi un guadagno, ma accompagnando questo atto buonista per la festa più buonista che ci sia da un desiderio. Vorrei un Natale semplice, sobrio, sobrio anche di immagini, di corse per chi fa la decorazione più bella e più originale, chi posta la foto più bella, chi ha davanti a casa il paesaggio più innevato. Vorrei un Natale per parlare a voce, un Natale in cui prima di aprire i regali si elencano quelli che già abbiamo, un Natale di profumi e di suoni, un Natale in cui non ci sia mai la sensazione che ci sia poco tempo e troppo da fare. Vorrei un Natale calmo e sereno e, concedetemelo, poi ognuno lo declinerà a modo suo, vorrei un Natale religioso, in cui si ricordino uno ad uno i significati tradizionali, un Natale di rituali, a partire dalla chiesa improvvisamente gremita solo in quel giorno dell’anno al sugo con ricetta che risale al ‘700 che la famiglia del Partenopeo ripropone ogni anno sulla tavola circondata da parenti vecchi e nuovi, dalle domeniche scandite dalle messe dell’Avvento al Tu scendi dalle stelle cantanto mentre si ricrea quel minuscolo nostro presepe familiare.

Un Natale che scandisca il tempo e l’inverno ma non rimanga l’unica festa con questo significato ma sia tappa di un viaggio lungo un anno, fatto di altre tappe e altri momenti e altri passi avanti. Ecco, questo desidero, perfettamente in tema, con buona pace dei miei lettori che ormai mi usano per zuccherare il latte la mattina.

Per questo motivo quest’anno mi sono ripromessa di non mettermi l’obiettivo di sfornare biscotti e marmellate aromatizzate allo zenzero a ripetizione, ma di godermi poche, piccole attività con la mia famiglia, di curare magari i pacchetti con un niente dentro, di lasciare da parte maglia e feltro ogni tanto per fare una telefonata in più, per scrivere una mail personale, per fermarmi a guardare e a cantare.

E dopo questo preambolo vi comunico che in realtà qualcosa di piccolo piccolo ho cominciato a farlo. Un pensierino per chi abbiamo incontrato nel nostro viaggio in Canada, due adorabili bimbe e altri amici che hanno riempito di complimenti i nostri figli, cosa che si sa non lascia mai indifferente una mamma; pensierini che dovevano essere piccoli e flessibili per essere infilati in una valigia già troppo piena. Ecco qua, sempre riciclando gli stessi vecchi maglioncini infeltriti per sbaglio, addirittura utilizzandone le parti meno utilizzabili come i bordi e le decorazioni, due mollettine e due dei diversi segnalibri che ho fatto per gli amici canadesi, a costo zero e dal risultato “rustico”, con il solo scopo di dire “Grazie.”.

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Torte alle rape rosse

Una delle cose divertitenti del rifornirsi di frutta e verdura da un GAS, con una cassetta settimanale in cui, fatto salva qualche idiosincrasia, ci va a finire quello che il contadino coglie la mattina stessa, è il brivido che corre quando ne scopri il contenuto e ti dici: “E questa roba come la cucino?”. In Inverno si impara, ad esempio, che si fa presto a dire cavolo, visto che in realtà si impara a conoscere e cucinare cavolo nero, cavolo cappuccio, cavolo cinese, verza, broccoli, cavolo broccolo (verdura stupenda, del resto, con quella struttura frattale del fiore centrale), cavolfiore, etc. Se vuoi mangiare roba locale e di stagione e pure variare, bisogna che un po’ di fantasia la tiri fuori, e a quella ho dovuto far affidamento quando mi sono ritrovata, poche settimane fa, ben 7 rape rosse da consumare in settimana. Ok, una la fai lessa e in insalata con le carote, due le rifil… ehm… regali ai suoceri e le altre quattro? Aspetta un po’, le rape rosse sono dolci, sono un tipo di barbabietole, se si fanno le torte con le carote e la zucca vuoi che qualcuno non abbia provato a fare dei dolci con le rape rosse? E infatti l’amico internet mi ha aiutato. Ho trovato un’ampia letteratura in francese perché pare sia abbastanza comune in Canada utilizzare le barbabietole per farne dolci ma alla fine ho scelto come base una ricetta in italiano, questa, che ho realizzato con alcune modifiche. La torta l’hanno mangiata anche i miei bimbi di 2 e 4 anni, solo mio marito, che sapeva cosa c’era dentro, mi ha detto che avrebbe riconosciuto la presenza delle barbabietole da un vago retrogusto terroso. A me invece ha ricordato il chuao, e non è una brutta cosa. Beh, provate, poi mi dite anche voi.

Torta di barbabietole al cioccolato.

Ingredienti:

200 gr farina, 3 barbabietole piccole, 175 gr zucchero, 125 ml olio di semi di girasole, 50 gr cacao amaro, 2 uova, 1 cucchiaio colmo di cremor tartaro, zucchero a velo.

Preparazione:

Lavare e lessare in pentola a pressione le barbabietole (io le ho tenute 20 minuti dal fischio), lasciatele raffreddare, sbucciatele (una volta lessate è facilissimo). Magari prima di farlo mettetevi i guanti, o lavatevi le mani immediatamente dopo, e indossate un bel grembiule scuro: macchiano tutto di rosa!

Montare le uova con lo zucchero e aggiungere le barbabietole fredde e frullate finemente. Il colore dell’impasto è un rosa carico meraviglioso, uno vorrebbe quasi evitare di rovinarlo aggiungendoci il cacao, ma tanto durante la cottura si perde, come ho imparato in un esperimento successivo. Il Partenopeo, guardando l’effetto fluorescente, mi ha chiesto “Ma tu un pan di spagna semplice semplice non ti gira mai di farlo?” ma ha dovuto ammettere anche lui che era un colore che dava soddisfazione.

Aggiungere l’olio, mescolare, e poi a pioggia la farina, il cacao e il cremor tartaro setacciati. Versare in una tortiera non enorme (22 cm bastano) rivestita di carta forno bagnata e strizzata, e infornare in forno caldo a 180 gradi. Dopo mezz’ora, classica prova dello stecchino e se è asciutto lasciar raffreddare con lo sportello semiaperto. Sfornare, cospargere di zucchero a velo (la torta non è tanto dolce, valutarlo se pensate di non metterlo) e gustare. È ancora più buona il giorno dopo.

E con la barbabietola rimasta? Non c’erano ricette da una barbabietola sola, quindi ho dovuto improvvisare. Ho evitato il cioccolato perché speravo di ottenere una torta rosa, ma non è stato esattamente così, ma il risultato non era malvagio e quindi ecco la ricetta.

Torta alla barbabietola.

Ingredienti:

250 gr di farina 00, 3 uova,  150 gr di zucchero, 1 barbabietola piccola, 4 cucchiai di yogurt, mezzo bicchiere di olio di semi di girasole, 1 cucchiaio colmo di cremor tartaro, la buccia grattuggiata di un limone.

Preparazione:

Montare le uova insieme allo zucchero, aggiungere la rapa frullata e lo zucchero e mescolare bene, l’olio, la farina a pioggia mescolata con il cremor tartaro, la buccia di limone.

Infornare in forno caldo a 180 gradi, mezz’ora, prova dello stecchino e come sopra. Come vedete l’omegeneità dell’impasto si perde e si vede qualche pezzettino di rapa quà e là, quindi niente torta rosa, ma un po’ rosata sì, che comunque varia il paesaggio e s’intona bene con una colazione in blu.

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