Epifanie

Oggi si teneva un presepio vivente nella mia parrocchia, con l’avvento dei Re Magi che avrebbero portato doni ai bambini presenti. Ci siamo recati anche noi. Era dentro la chiesa ma in prima fila, ad attendere l’arrivo dei volontari in costume che dovevano sostenere la parte, non c’erano solo bambini. Io e il mio bimbo grande eravamo un po’ indietro, in quello spazio che permette di non spintonare e non essere spintonati, davanti a me c’erano due vecchiette che allungavano il collo grinzoso, e proprio mentre mi chiedevo ragionevolmente perché non facessero passare avanti i più piccoli mi sono ritrovata le guance bagnate di lacrime. Non capivo perché ma quel gesto mi ha provocato una reazione poco comune. Penso di aver colto qualcosa di forte nell’egoismo e nell’attesa di quelle due donne, qualcosa di selvaggio, che commuoveva. Se devo dare una spiegazione, rovinando l’indefinitezza di quello che ho sentito, penso che quell’amore per la finzione semplice e popolare di quelle vecchie mi deve essere sembrato così vitale, così stranamente genuino nell’era dei social network che ho passato la successiva mezz’ora a lavarmi via il trucco con un pianto continuo.

Non so perché ho cominciato questo post raccontandovi questa impressione forte ma forse lo posso collegare al fatto che nella mia vita ci sono stati piccoli, banali fatti quotidiani che mi hanno fatto cambiare totalmente prospettiva sulle cose. Oggi approfitto del fatto che nessuno è obbligato a leggere per raccontarvene uno davvero insulso perché riguarda gli argomenti trattati in questo blog.

Quando dico banale intendo banale sul serio. Sentite qua. Da adolescente non avevo una gran paghetta, e mentre me la sarei spesa volentieri in profumeria e altri beni voluttuari, siccome ero una ragazzina assennata ci compravo libri e giornali che mi sembravano un miglior investimento. Le mie poche incursioni tra creme e trucchi d’alto bordo erano delle vere esperienze sensoriali e sociali e quando oltre all’aspirato prodotto la commessa faceva scivolare nella busta rigida una manciata di campioncini, ero davvero grata.

Questi campioncini li tenevo in una scatola speciale, a fiori. Erano di profumi che non mi potevo permettere, di creme costose, di schiume da bagno principesche. Le tenevo lì, in attesa di una vera occasione per usarle. E le dimenticavo. A volte ne usavo qualcuna, a volte le dovevo buttare. Ma in genere conservavo il mio tesoro in attesa del momento giusto.

Un giorno, avevo superato i 20 anni, ho deciso di usarli tutti, a spron battuto. Volevo utilizzare la scatola per altro, e ormai qualche acquisto in più me lo potevo permettere, quindi perché non usarli per capire cosa avrei davvero desiderato possedere? Li ho trovati tutti secchi, se ne sono salvati pochissimi. Aprivo quelle microboccette di profumo esausto e pensavo a tutte le volte che avrei potuto usarne qualche goccia e non l’avevo fatto. Avevo accumulato e mai consumato.

Ora in profumeria non ci vado praticamente più, compro per la maggior parte prodotti naturali on line e qualcosa autoproduco, quindi non è certo quell’aspetto che rimpiango. Ma per me quell’episodio segna il momento in cui ho capito che non ci sarebbe stato un dopo se io non usavo quanto mi serviva per vivere la mia vita ora, senza attendere “l’occasione”.

Per questo di recente, quando una blogger che seguo da anni e che mi piace da morire anche per un suo strano snobismo estetico gentile, educato ed estremamente civile, ha finalmente espresso un concetto che sentivo mio da tempo, cioè che in realtà si sta migrando da una stagione di accumulo ad una di reale consumo di quanto abbiamo, ho ripensato a quei campioncini mai usati.

E dato che è tardi e che le altre cose che volevo scrivervi oggi non le scriverò, come ringraziamento per aver letto la mia insulsa storiella vi rimando direttamente ai consigli di Robba per uno stile di vita meno “dispersivo” e vi auguro buona Epifania, qualunque sia.

  1. #1 by tzugumi on January 7, 2011 - 3:41 pm

    Prima di leggere il tuo post mi ero soffermata su una frase tratta da “Il coperchio del mare” di Banana Yoshimoto. Te la trascrivo qui di seguito.

    ‎”Soluzioni di questo tipo sono davvero affascinanti: le cose avvengono proprio nel momento in cui stai per convincerti che non ci sia più niente da fare. Se, invece, aguzzi l’ingegno senza darti per vinto, la soluzione arriva all’improvviso, da un luogo del tutto inaspettato, sotto una forma quasi ridicola.”

    L’episodio che tu definisci banale in realtà per me oggi costituisce una sorta di rivelazione, un’epifania, appunto. Sono una che conserva, qualsiasi cosa, per passare indenne attraverso i momenti critici in attesa di quelli che definisco i tempi migliori. Che puntualmente non arrivono. Ed io privo me stessa della vita spensierata, della gioia che anche certe piccole sciocchezze sanno dare, in cambio di un perenne equilibrio precario sul filo del rasoio. Ora basta. Voglio consumare anch’io i miei “campioncini”. Con tutto quel che ne consegue🙂

  2. #2 by Lisa on January 7, 2011 - 8:00 pm

    Bravissima Tzugumi! Sai, io penso che quell’episodio mi sia rimasto così impresso perché ero pronta per capire. In fondo, avevo deciso di usarli quei campioncini.
    Per quello mi sento vicina a quello che scrive Banana Yoshimoto, capita così, forse perché alla fine quella strana connessione neuronale che era la nostra risposta è scatenata da un fatto banale che fa finalmente collegare quello che fino ad allora ci sfuggiva. Mi hai fatto venire molta voglia di leggere il libro. Un abbraccio e grazie di avermi scritto questo commento. Mi ha resa felice.

  3. #3 by Robba on January 10, 2011 - 1:03 pm

    Sarà l’influenza, sarà che è stata una mattinata complicata, ma mi ero commossa leggendo il tuo post ben prima di capire dove andasse a parare. Grazie!

  4. #4 by Lisa on January 11, 2011 - 12:54 pm

    Mi dispiace per l’influenza e la mattinata complicata. Un abbraccio, su!

  5. #5 by Claudia on September 23, 2013 - 10:08 am

    sto proseguendo con le mie letture!
    mi piace “avevo accumulato e mai consumato”, mi ha dato una spinta per cominciare ad usare tante cose che giacciono lì e che non chiedono altro di essere usate! è ora di tirar fuori i tovaglioli di stoffa (per me sarà durissima, lo so è una cosa talmente banale da essere vergognosa, ma non posso continuare a tagliare a metà i tovaglioli di carta riciclati dalla mensa….pare brutto!) e tutte le tazze e tazzine che tengo lì perchè non si rovinino! meglio sbeccata che accantonata e dimenticata!
    grazie!
    C

    • #6 by Lisa on September 24, 2013 - 9:13 pm

      Ma stai davvero leggendo tutto! Fortissima! Ti assicuro che con i piatti belli e i tovaglioli di stoffa cambia la qualità della vita.Ogni giorno è un giorno in cui apparecchiare a festa. Ci dobbiamo trattare bene…

  1. Oro e lino | Lo stretto indispensabile

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