Penelope

Ultimamente non mi riesce bene nulla. Ho fatto una torta di compleanno durissima, con la glassa screpolata e tante caramelle infilzate dentro per mascherare lo scempio. Comincio e ricomincio maglioni e kal ma non ne porto a termine nessuno, non mi convince il filato, poi il filato stesso mi chiama a far altro, poi non focalizzo il modello, poi lascio decantare in attesa della primavera. Non so bene come valutare la voglia di indipendenza e l’attaccamento ossessivo del Cadetto di Guascogna: provo a blandire, indurirmi, coccolare, gli lascio i suoi spazi, cerco i miei e poi mi ritrovo ghermita, abbracciata e prigioniera, lascio e riprovo da capo, un tango ineguale tra una mamma e il suo bimbo da ieri treenne.

Penso che sia meglio partire bootstrap ma guardo i bandi di finanziamento, focalizzarsi sul prodotto e accetto consulenze. Piango tanto e sono anche tanto felice. Ma lavorare a maglia mi ricorda che questo è il verso della vita, costruire provando, avere pazienza, che le maglie di perdono e i punti si sbagliano, ma alla fine, grazie al senso del fare e non dell’arrivare, si tengono a bada i dissipatori e si attende Ulisse.

Aggiunta che non c’entra quasi nulla del 10 Marzo: ho letto solo ora questo bellissimo post di Piattini Cinesi. Parla di Penelope anche questo, in modo diverso e molto più profondo.

  1. #1 by Eva on March 7, 2011 - 11:39 pm

    E’ il cambio stagionale. Ci toglie concentrazione.

  1. Adrift – alla deriva | Lo stretto indispensabile

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