Un ebook per Louisa May Alcott (e un po’ del midollo di Thoreau)

Ho letto Piccole Donne più o meno una ventina di volte. Piccole donne crescono almeno una decina e Piccoli uomini un numero intermedio tra i due. Per imitarle, in quinta elementare ho preparato ben due numeri di una rivista per bambine con articoli di condiviso interesse come “Cambiamo la cameretta” e “Da grande farò la fioraia”. Piantavo i fiori sul terrazzo, volevo fare la scrittrice come Jo e consideravo il mio fardello del pellegrino il mio aspetto da secchiona. Con tutto il loro contesto moralista, sono stati pietre miliari della mia educazione sentimentale: ho pianto tutte le volte che Jo rifiutava Laurie, pur capendo che aveva bisogno più di una figura adulta come Fritz che di un ragazzo e compagno di giochi. Ho letto il Vicario di Wakefield, che Jo divora in un capitolo scoppiando a ridere e svegliando la zia March, solo per cercare disperatamente la scena da lei citata e non trovandola nella mia edizione. E mi ero ripromessa di avere una famiglia numerosa con cui mettere in scena intere commedie, come loro, invece mi ritrovo mamma di due maschietti, proprio come Jo.

Louisa May Alcott ha scritto molto di più oltre Piccole Donne: io ero riuscita a leggere il delizioso Jack e Jill, in una edizione fuori produzione, e un’orrenda versione rimaneggiata di Otto cugini + Rosa in fiore, divenuta per l’Italia Rosa e i suoi 7 cugini. Nonostante ora sia più semplice acquistare su internet questi romanzi, grazie anche a varie recenti ristampe, altri racconti, lettere, romanzi brevi e articoli apparsi su giornali locali si trovano prevalentemente su internet. E spesso gratis, persino su amazon.com, con estensione .mobi. Inutile dire che ho scaricato tutto lo scaricabile della Alcott, da leggere sotto le coperte o alla fermata dell’autobus, perché in questo periodo un po’ di moralismo trascendentalista mi si confà proprio. E non solo. Oltre questa overdose gratuita ho comprato un ebook, una biografia incrociata (per nulla edulcorata) di Bronson Alcott, il padre di Louisa May, e della scrittrice, e la sto divorando. Louisa ha avuto tra gli altri come insegnanti quando era piccola Emerson e Thoreau, che erano amici di famiglia e compagni di trascendentalismo del padre. Thoreau, avete presente, quello che viene recitato anche nell’Attimo fuggente, quello che andava nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Thoreau che ultimamente mi trovo citato in tutte le salse su blog e romanzi. Anche questa è serendipità, e se il destino mi dice che devo leggere Thoreau, leggerò Thoreau. Sul kindle, gratis, c’è Walden, e forse dopo passerò a Emerson, così mi faccio un’idea globale. Perché, come mi diceva mia mamma che insegnava letteratura inglese, per capire un autore o un periodo meglio chiudere i libri di critica e cominciare a leggere in serie i testi, tanto questi sono diventati famosi perché avevano una qualche idea fissa e sicuro che te la ripropongono in tutte le versioni finché non la capisci direttamente da loro. E dato che per me era più facile leggere molto piuttosto che studiare poco, ho sempre applicato con sollievo il consiglio. Quindi, midollo sia.

Tornando alla biografia, una frase mi ha folgorato e ve la riporto traducendola molto liberamente: mentre da bambina viveva nel lusso intellettuale, con cotale entourage, dal punto di vista pratico la sua famiglia era povera e spesso in difficoltà.

Lusso intellettuale. Wow. Che bella accoppiata di termini. Per la Alcott lusso intellettuale era avere come insegnanti dei futuri grandi filosofi e poter leggere i libri che voleva perché aveva a disposizione le loro biblioteche. Mi sono chiesta e mi sto chiedendo che cosa sia il lusso intellettuale in quest’epoca in cui il mondo occidentale ha un tale accesso al vasto patrimonio di cultura storica.  Mi rendo conto del mio privilegio, dato dal potermi permettere ereader, collegamento a internet, dall’amore per epoche non più coperte dal diritto d’autore, e dal poter leggere correntemente anche in inglese e francese. Certo è che ho la possibilità ora di avere un tale accesso alla cultura passata che quasi mi spiazza, mi rende bulimica, mi stordisce. Sarà questo il lusso intellettuale? Scaffali e scaffali virtuali a cui accedere senza dover far stare tutto in un budget limitato? Non solo, certamente, c’è anche l’attualità, il teatro, la conversazione, la condivisione. Ma ammetto che ora mi sento davvero ricca, ricca, ricca.

Presentazione dei personaggi, svolgimento, climax, anticlimax, finale con morale. Quale morale? Che amo l’800, il romanzo classico, i moralismi, ma sono felice di vivere in quest’epoca cinica e frammentata in cui posso attingere a piene mani a quanto mi interessa e mi appassiona. Battuta finale. Fine.

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  1. #1 by Mammavolipindarici on April 17, 2011 - 3:32 pm

    Caspita.. non smetterei mai di leggerti!

    • #2 by Lisa on April 18, 2011 - 10:32 pm

      Grazie mille!

  2. #3 by ciami on April 18, 2011 - 4:18 pm

    Piccole donne, il secondo libro mai letto nella mia vita. Letto e riletto e riletto. E ogni volta che mi va lo rileggo sempre nell’edizione per piccoli. Caratteri grandi e illustrazioni a china in bianco e nero.
    Anche a me piacciono questi lussi moderni. Mi piace come vivi la vita.🙂

    • #4 by Lisa on April 18, 2011 - 10:35 pm

      Sai che è davvero molto autobiografico? Spesso nella biografia incontro episodi o tratti di carattere che riconosco proprio. L’ultima che ho letto è che la “casetta” della posta esisteva sul serio, l’aveva inventata la madre di Louisa quando erano piccole le figlie per incoraggiarle a scrivere e a scriversi. Carino vero?🙂

  3. #5 by L'armadio del delitto on April 19, 2011 - 1:37 pm

    Lusso intellettuale! Davvero un’espressione interessante, e che fa riflettere ai giorni di oggi.

  4. #6 by Tibisay on April 20, 2011 - 8:43 am

    In effetti credo proprio che tutti noi ormai sguazziamo beatamente nel lusso intellettuale… ma sappiamo davvero coglierlo, sfruttarlo sino in fondo? Io non credo.. perchè sono talmente tanti gli stimoli che si è più propensi a disperderli…

    • #7 by Lisa on April 27, 2011 - 7:37 pm

      Vero, ma qualche volta è bello anche lasciarsi sopraffare.🙂

  5. #8 by piccolefelicità on April 23, 2011 - 6:41 pm

    Adoro i romanzi della Alcott e Jo March resta uno dei miei personaggi preferiti, nonostante il passare del tempo!
    Thoreau l’ho letto circa un anno fa; anch’io ho preso le mosse dal “circolo” culturale del padre della Alcott, seguendo Emerson e Walden. Sono certa che ti piaceranno. Buona lettura!

  1. L’ozio e le virtù | Lo stretto indispensabile

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