Archive for June, 2011

Col regalo pronto

Si tappino gli occhi tutti quelli del regalo pensato, indovinato, a lungo meditato. Niente contro di esso, anzi, ma qui si parla di altro, si parla del mio “scatolone dei regali” che mi salva tempo e portafoglio nei momenti critici e mi permette di non presentarmi a mani vuote.

Un esempio tipico. Sabato siamo stati invitati da un amichetto del Primogenito a festeggiare il suo quinto compleanno in un agriturismo non lontano dalla città. Questo evento arrivava al termine di una settimana all’insegna dell’arranco, come potete notare dal tasso di aggiornamento di questo blog, e andare a comprare in una costosa libreria dedicata (di cui comunque sono frequentatrice, ma non per gli acquisti all’ingrosso) un bel libro per bambini non ci stava neanche a inventarsi del tempo supplementare. Ho quindi aperto il mio scatolone dei regali e ho preso questo libro, comprato su Amazon (parecchio scontato) in 3 copie dopo che i miei bimbi lo hanno letto e adorato. L’abbiamo impacchettato insieme, loro molto eccitati perché regalavano qualcosa che conoscevano e amavano, io contenta anche perché regalare a un compagno qualcosa che loro già possiedono ti mette al riparo dai “Lo compri anche a me?” e consente di renderli partecipi di scelta, confezionamento e consegna. Certo, si tratta di un regalo preacquistato, ma anche di un regalo molto personale.

Ma lo scatolone è venuto in aiuto anche per un imprevisto (chiamamolo così). Mettiamo che il Cadetto abbia deciso che dormire tutta la notte non fosse una buona idea in questo periodo, mettiamo che il periodo sia così denso che ogni ritaglio sia riempito di lavoro per quello e lavoro per quell’altro, e non se ne abbia un briciolo per riposare. Mettiamo che in questo contesto la mamma si scordi le chiavi nel quadro della macchina, chiusa in garage, per fortuna. Succede che, prima di andare alla festa, ci si accorge che la batteria della macchina è completamente scarica e tale festa non è raggiungibile con i mezzi pubblici. I parenti sono lontani, gli amici fuori per il weekend, il palazzo completamente vuoto. Solo, al piano di sotto, una coppia con bimba, che probabilmente si riposava serenamente dal caldo, ci può venire in aiuto. Vicini benedetti, la batteria si carica e la macchina parte, si ringrazia diffusamente e si scappa via senza spegnere il motore, i bimbi sono felici e noi ci rilassiamo un attimo perché la festa è in un bel posto all’aperto.

Alla sera che si fa per ringraziare i nostri salvatori? Si attinge allo scatolone ed emerge qualche prodottino dell’associazione Streccapogn, conosciuta tramite il Gas: la confettura di rosa canina e delle saponette artigianali in un sacchetto colorato. E a buon rendere, come si dice, la batteria scarica è sempre una buona scusa per farsi aiutare da qualche buon samaritano e mostrare poi la propria tangibile gratitudine.

Il mio scatolone è davvero provvidenziale e mi piace tenerlo aggiornato. In genere ci sono sempre: 3 o 4 libri che i miei bimbi hanno già letto e apprezzato.  Tengo d’occhio la scorta, cerchiamo di non regalare lo stesso all’interno di un unico gruppo di amici e controllo i siti on line per prenderne il più possibile in forte sconto. Poi piccoli regali alimentari, presi in genere tramite il GAS o alla bottega del commercio equo, e saponette artigianali.

Se fossi la gran dama che vorrei ci terrei anche (virtualmente, il vino poi va in cantina): una bottiglietta di aceto balsamico invecchiato una decina di anni, non c’è bisogno di strafare, una di champagne, che è bevanda versatile sia da pasto che da festa, qualche stupendo libro di cucina, magari di blogger, con ricette e foto che mettano allegria, foulard di seta.  Ma gran dama non sono, altrimenti avrei tempo e soldi per cercare i regali adatti ad ogni occasione, e quindi ho il mio scatolone che mi permette di risparmiare ore e denaro e lasciarmi il lusso di far regali minimi ma tempestivi quando se ne presenta l’occasione.

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Detersivo lavastoviglie fatto in casa

La lavastoviglie è un gran elettrodomestico. In realtà la nostra è piccolina, solo 45 cm, che più grande non si saprebbe proprio dove incastrarla. Per ovviare ai continui lavaggi però ha un ciclo iperecologico (gli altri programmi non ce li hanno mai presentati) e, siccome siamo ecofighetti, la nutriamo unicamente di aceto bianco come brillantante e l’ottimo detersivo per lavastoviglie di Officina Naturae, completamente biodegradabile e che, udite un po’, lava pure bene.

Ma ogni tanto finisce. A volte capita quando mancano mesi al prossimo ordine di detersivi con il GAS e quindi bisogna adattarsi ad un sostituto degno ma mai davvero all’altezza. Altre volte succede di domenica sera e con il lavello pieno. E in me si scatena il panico perché odio lavare i piatti di una cena a mano e odio pregare il marito di farlo lui. Questa volta, però, mi sono buttata e invece di impiegare il mio tempo a lavare i piatti, li ho messi in lavastoviglie ed ho tentato uno di quegli intrugli che si trovano su internet sotto il nome di “detersivo fai da te per lavastoviglie”.

Per realizzarlo ho quindi frullato insieme due o tre ricette e un limone tagliato in pezzi con mezzo bicchiere di sale, poi ho messo tutto in un pentolino con un mezzo bicchiere di acqua e mezzo di aceto di mele (la ricetta indicava aceto bianco, ma io avevo solo quello). Ho fatto bollire per 10 mn abbondanti e poi travasato in un barattolo di vetro. La dose da utilizzare è di un cucchiaio nella vaschetta del detersivo.

Pregi? Lascia un buon odore, o meglio, nessun odore. Lava abbastanza bene, sgrassa, anche se non rimuove le incrostazioni ma per quelle ci vuole la passata di spugna preventiva (anche se con il detersivo Officina Naturae si può farne spesso a meno). E’ economico, è molto veloce da fare, e sapere di non dipendere da fornitori lontani anche per quanto riguarda il detersivo da una sensazione di potere inaudita.

Difetti? Non è abrasivo, quindi non rimuove lo sporco in profondità, ma forse aumentando il sale funziona meglio. Immagino che sia delicato sulle stoviglie, come contropartita. E mi lascia qualche piccolo residuo di limone frullato sul fondo della lavastoviglie, ma anche lì probabilmente facendo andare il robot da cucina più a lungo si dissolve meglio.

Ora ho il mio mezzo barattolo di detersivo casalingo e conto di utilizzarlo fino alla fine e di rifarlo provando a perfezionare la ricetta alternandolo con il detersivo precedente per i periodi di pigrizia. Qualcuno là fuori l’ha già provato o ci vuole provare?

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Propositi ordinanti

Non mi posso definire una persona ordinata. Mi piace mettere in ordine (per deformazione professionale lo definisco refactoring) ma sono incapace di tenere in ordine. Tiro fuori qualsiasi cosa mi sia utile, non mi concentro per trovare una sistemazione agli oggetti arrivati, non consumo tempo a rimettere a posto quanto ho appena usato. Da piccola avevo una mamma maniaca della sua personale idea di ordine che pensava lei a rimettere a posto dove io ero passata e lasciava me e mio fratello vivere quietamente nel caos della nostra grande stanza da letto. Ho imparato la libertà di avere un mio posto conforme all’impronta che vi lasciavo ma non ho mai imparato a tenere in ordine uno spazio senza operazioni finale di riorganizzazione e notevole impegno.

Ho sposato un uomo con il mio stesso difetto, per certi aspetti più acuto del mio, e siamo vissuti abbastanza sereni nel nostro generico disordine ciclicamente riordinato fino all’arrivo dei figli, in cui la situazione è presto degenerata in totale entropia anche per la mancanza di tempo ed energia da dedicare al refactoring, di cui rimango un’accanita fan e che ha secondo me, rispetto al “tenere in ordine”, alcuni grossi vantaggi in fatto di ottimizzazione e semplificazione costante. Urgeva però cambiare almeno in parte mentalità e provare a diventare, per quanto possibile, persone ordinate, nel senso di persone che tengono in ordine su una base costante. Abbiamo messo a punto varie strategie, alcune si sono rivelate funzionali, altre meno, e qui vorrei cominciare una serie di post sull’argomento.

Secondo me il punto principale di questa nostra sfida è stata di coglierla come coppia e come famiglia. Io da sola non l’avrei fatto, non è proprio nelle mie corde pensare di dover tenere in ordine per gli altri, e quindi abbiamo cercato dei meccanismi per autoeducarci a vicenda. Uno di quelli più efficaci si è rivelato il buon proposito mensile, che è diverso per ognuno. Io decido quello del Partenopeo, lui decide il mio, insieme decidiamo una piccola buona abitudine da insegnare ai bimbi. Sono cose piccole, che di per sé non cambiano improvvisamente il menage familiare ma man mano il cambiamento si fa evidente. Specialmente perché chi viene beccato in fallo paga pegno. L’abitudine, tenuta per un mese, alla fine abbiamo visto che tende a permanere, quindi è un processo lento e incrementale ma costante. Questo mese a me toccherà mettere immediatamente alcuni piatti tirati fuori dalla lavastoviglie nella credenza che si trova nel soggiorno. In genere li appoggiavo in cucina, aspettando di avere una scusa per andare di là, e li dimenticavo. Il Partenopeo invece impilerà correttamente i contenitori ermetici che venivano sempre riposti in ordine casuale, occupando molto più spazio del previsto. I bimbi riporranno i loro pigiami sotto il cuscino una volta vestiti la mattina. Sembrano banalità, possibile che non lo facessimo prima? Si, ma non immediatamente. Per cui mettevamo in ordine, non tenevamo in ordine. Non ci credo neanche un po’ che diventeremo una famiglia perfettina e precisina ma mi tocca ammettere che è molto più semplice e rilassante gestire le cose così, con pochi gesti costanti anche se non perfettamente ottimizzati, piuttosto che con le mie intense, gratificanti e impegnative sessioni di refactoring casalingo.

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