Vacanze, non vacanze

E’ cominciata il 10 luglio la nostra estate itinerante, lavorativa e vacanziera insieme. Proprio in questi giorni mi chiedevo se in un certo senso, grazie alle nuove tecnologie e alle nostre scelte lavorative, non sia anche questo una ricerca di una qualità della vita più vicina al nostro ideale e non solo un’esigenza organizzativa o una possibilità da sfruttare, specie con figli.

Siamo liberi professionisti, piccolo avvocato e piccola imprenditrice, e il nostro ufficio è facilmente trasportabile. Due portatili, chiavetta internet, una piccola stampante. E poi i soci e colleghi disposti a fare qualche favore in periodo estivo, da compensare con reciproci aiuti invernali e bottiglie di cannonau. Qualche piccola inevitabile trasferta ma non allontanandosi dall’Italia non è un gran peso.

Decisamente diverso dal modello della moglie con i figli in villeggiatura (e le mamme che lo fanno mi hanno confessato che non sempre è del tutto riposante, specie se i bimbi sono ancora piccoli) e il marito che fa avanti indietro nei week-end, in un certo senso lo richiama nelle intenzioni. L’idea è di permettere a bimbi e famiglia di spostarsi in posti climaticamente più piacevoli, di ritrovare parenti e amicizie, pur continuando a lavorare. Se vivessi in Sardegna, dove sono nata, probabilmente non ci sarebbe ragione di spostarsi ma vivendo a Bologna figli, parenti lontani e caldo afoso richiedono nuovi lidi. Sono ferie assai diluite ma rispondere alle telefonate di lavoro passeggiando sul bagnasciuga non è poi così sgradevole. L’alternativa sarebbe mandare i bimbi a campi estivi o prolungamento del nido a Luglio e scegliersi per Agosto un bel posto per passare 20 giorni solo noi quattro e vedere nonni e zii per un paio di weekend in trasferta.

Devo premettere che siamo fortunati. Siamo stati per un paio di settimane nella grande casa dei genitori del Partenopeo a Napoli, e le cene sul terrazzo con vista e il clima decisamente migliore di quello di Bologna portano già ad uno stacco mentale, senza contare che la presenza di nonni, zii e cuginetti è una festa per i bimbi. Lunedì siamo arrivati in Sardegna. A fine Agosto una capatina in Sicilia a trovare dei cari amici e poi si torna a casa. Ne convengo, ci poteva andare decisamente peggio: buon cibo, contatto umano, bei paesaggi, mare, il sud dell’Italia. In più ho dalla mia parte il vantaggio che il mio lavoro mi piace e quell’angolo del giorno dedicato a far macinare il cervello è comunque stimolante.

Ci vuole però un discreto sforzo organizzativo e anche fisico, perché non ci si può tuffare in pieno in un meritato riposo. In un clima di ricerca delle pari opportunità, a volte ci si deve alternare nel portare al mare i figli, lavorare quando riposano, spesso anche il sabato e la domenica o la sera tardi, studiare e compilare schemi in spiaggia, tenere il cellulare sempre acceso e non staccare praticamente mai. Ha i suoi svantaggi, in pratica si tratta di due mesi di vacanza ma, guardandola da un altro punto di vista, non si è mai in vacanza piena. Conosco altre famiglie, in cui i genitori lavorano in proprio, che si organizzano così: ci si alterna, si cerca di tenere in equilibrio famiglia lavoro e contatto umano, non sempre è facile, ma è il solo modo di portare i figli in un ambiente vacanziero per un periodo prolungato. Di sicuro ora è fattibile: con internet, skype, cellulari non c’è davvero bisogno di rimanere in città per una vasta gamma di mestieri; inoltre cambiare ambiente aiuta anche a mettersi in gioco in modo più rilassato e fresco e a rinnovare le idee. Chissà, su larga scala potrebbe essere un modo per rivedere anche il lavoro estivo nelle aziende, evitare la congestione delle autostrade nei fine settimana e le vacanze frenetiche perché troppo concentrate.

Io intanto sperimento questa formula, nonostante il  fascino di una vacanza di purissimo relax, anche se limitata nel tempo, continui a tentarmi.  Ma per ora si recupera con la passeggiata sul lungomare, la promessa d’amore al limone, il lungo bagno in mare prima di rimettersi a sviluppare, o la pizza di Starita e le urla sfrenate dei bimbi che giocano a rincorrersi.

 

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