Archive for August, 2011

Il piacere del rientro

Le adoro, le vacanze. Adoro il mare, le lunghe nuotate e i bagni al tramonto, riscoperti dopo anni. L’Estate è stata fresca e piacevole, i bimbi allegri e creativi, i viaggi stimolanti, le rimpatriate emozionanti. Siamo cresciuti tutti in questi due mesi, grandi e piccoli, e ci portiamo dei bei ricordi e una discreta abbronzatura. Ma basta.

Sono stata contenta di tornare a casa. Il lavoro non mi è mancato, mi ha seguito ovunque, ma l’organizzazione delle giornate sì, la mia casa sì, la voglia di fare post-vacanziera, i progetti sì. E sono stata contenta di rivedere San Luca sui colli già rossicci, di rientrare nel mio piccolo appartamento, ancora più piccolo dopo gli spazi sperimentati negli ultimi due mesi, e pensare che anche quest’anno comprerò i ciclamini per la finestra del soggiorno e che voglio andare nei negozi di usato per trovare un paio di specchi da aggiungere alla parete di fronte alla suddetta finestra. Per far entrare la poca luce e i colori dell’Inverno, quando arriverà, e rifletterli. E tornare a maneggiare la lana con piacere, finire l’Adrift e scegliere il modello di un cardigan per quella rocca di lana grigia che mi attende nell’armadio. Perché mi piace l’alternarsi delle stagioni, mi piace progettare, mi piacciono gli inizi e, l’ho capito, l’Autunno mi sta bene addosso. Buon rientro, allora, a chi ha già i piedi sotto la scrivania, vado subito a leggere tutti i vostri post pieni di buoni propositi Settembrini, forse i miei preferiti di tutto l’anno.

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Eleganti accessori da spiaggia

Questa mattina accanto a noi in spiaggia c’era un coppia piuttosto glamour. Lei, alta, magra, sopra i 30 ben portati, abbronzatura perfetta, rossetto, smalto, occhialoni Fendi, capelli spruzzati di olio solare e ben acconciati verso l’alto, lui, più anziano, baffetto e brizzolatura, costume sobrio firmato, smartphone sempre sott’occhio.

Lei in particolare mi ha fatto un’antipatia a pelle immediata, che per me il mare vuol dire niente trucco, niente smalto, capello selvaggio, infradito, costume e via. Ecco, mentre noi cominciamo a metter via le nostre cose, anche loro infilano gli asciugamani nella sacca sportiva e si rivestono. Maglietta in voile con scollo all’americana, short inguinali e zoccoletti bianchi con tacco da 7 lei, abbigliamento sportivo tipo barca lui.

Ce li ritroveremo sulla salitina per l’uscita e dovrò fare attenzione che i bimbi scatenati non le mettano in pericolo l’equilibrio zoccolifero, penso.  E invece, colpo di scena, si chinano verso la signora anziana che per tutto quel tempo stava leggendo intensamente una rivista sotto l’ombrellone attaccato a loro, la aiutano ad alzarsi, a chiudere e portare il parasole, e ondeggiando sui tacchi la diva se la prende sotto braccio e la aiuta ad uscire dalla spiaggia.

Ecco, bella figura con me stessa, e fortuna che non ho esternato la mia opinione poco simpatica sulla sua mise. Così imparo con i giudizi a pelle. Certo è che una vecchietta sotto braccio e un atteggiamento premuroso ai miei occhi fanno diventare elegante ogni mise anche vagamente cafona.

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Lasciar morire di fame il rancore

Ho tanti difetti, sicuramente molti di più di quanti ne appaiano su questo blog, ma anche qualche pregio non del tutto naturale ma acquistato dall’aver ascoltato qualche maestro di vita di un certo calibro. E di questi pregi non genetici qualcuno è così prezioso che spero davvero di riuscirlo a lasciare in eredità ai miei figli perché penso sia una delle chiavi della mia vita sostanzialmente serena e felice. Lo segno qui, in questo post di metà Agosto che rimarrà disperso e poco frequentato, perché ultimamente sono stata testimone di tensioni e infelicità dovute a situazioni familiari e lavorative molto complesse, in cui è difficile davvero dare completamente ragione all’una o all’altra parte, e anche se sembra banale scriverlo e ricordarselo e ripeterlo e riprovarci e ricominciare può essere un inizio di soluzione.

Guardando dall’esterno certe dinamiche mi chiedo spesso come sia possibile soffrire così tanto per una parola sbagliata, un’incomprensione, un atteggiamento di giudizio di terzi. E’ capitato e capita di continuo anche a me ma ormai ho una reazione abbastanza allenata, anche se la sofferenza è viva perché è stato toccato un punto doloroso, scoperto, sensibile.

Poi provo a lasciar morire di fame il rancore, non lo nutro, non ripenso  a quanto è successo, o ci provo, a volte cerco di giustificarlo o almeno di passarci oltre, di non alimentare l’astio che ne conseguirebbe. Mi ripeto che i giudizi offrono quasi sempre più informazioni relative alla persona che li emette che al fatto di per sé e mi permettono di conoscerla meglio, di fare dei passi avanti nella comprensione del suo carattere. Un’osservazione di un conoscente sul mio modo di essere genitore c’entra più con la sua idea di maternità o paternità che con me, così come un commento sul mio modo di vestire o su quanto scrivo riguarda in gran parte la visione modaiola del mio censore o quello che chiede alla lettura di un mio testo.

Quando questo mi è particolarmente difficile, cerco di ignorare persino quello che so già dei difetti di chi mi sta di fronte, ripeto ad oltranza che devo vedere nuovo il mio prossimo, con occhi diversi. Questa è una trovata di Chiara Lubich, a volte funziona, a volte no, ma il tentativo già è utile per ricaricarmi e cominciare a vendicarmi con un sorriso umoristico sulla vicenda appena trascorsa. Mi è piaciuto moltissimo quello che raccontava Kelle Hampton in un post di qualche giorno fa. Che al primo commento negativo sul suo blog ha reagito distribuendo commenti positivi anonimi su altri blog che leggeva. Che vendetta elegante, tanto di cappello. Vendicarsi di ogni piccolo sgarbo, inevitabile nelle convivenze, con tanta grazia ed eleganza sarà il mio motto per questo mese.

Avrei mille ragioni per agire così, filosofiche, religiose, umanistiche, ma dato che questo è un blog sulla semplicità nella vita ne riporto solo una. Il rancore prende tanto posto e non porta nessun reale vantaggio. Attaccarsi al proprio rancore, all’effetto che su di noi hanno le azioni degli altri (che non siano illegali o fisicamente dannose) ci toglie spazio, energia, opportunità di essere felici, di amare. Trattenere queste emozioni con la sola soddisfazione di essere nel giusto, rimuginarci per provare di essere stati vilipesi, di attaccarle al quadro forzatamente parziale che ci facciamo di qualcuno cancellando ogni traccia di positivo, è come avere un mazzo di rose leggermente passate e metterle in un vaso a testa in giù, per rimirarne le spine. Uno spreco, a mio avviso.

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Tracy Anderson e la ginnastica dell’estate

Non suona così liceale chiamarla ginnastica? Dopo vari saltelli, 3 chili persi, una taglia in meno e vari abiti pregravidanze reindossati sono completamente dipendente dal Tracy Anderson Method. Non sono molto ortodossa nel seguirlo ma ho avuto risultati e motivazione che in passato trovavo solo durante le lezioni di danza storica (passaggio altrimenti detto da Strauss a Gloria Gaynor). Non si tratta solo di chili persi: oggettivamente rivedo volentieri parti del mio corpo che erano ormai date per disperse. Sapevo che durante le vacanze lavorative non avrei potuto continuare con la stessa costanza ma avevo terrore di perdere i risultati ottenuti e quindi mi sono ripromessa di fare almeno mezz’ora al giorno, alternata tra MS (muscular structure) e DC (cardio dance) ovvero tra esercizi e saltelli a tempo di musica. Questo perché Miss Tracy dice che fare meno di mezz’ora di uno o dell’altro è inutile e che l’una e l’altro sono necessari. Ormai i dvd sono stati fatti e rifatti e sto svaligiando youtube in attesa di poter fare un investimento autunnale. Rispetto alla palestra è un bel risparmio per cui credo di potermi permettere una ulteriore follia. Pensavo di condividere qui la mia fitness routine (wow) estiva a base di risorse gratuite. Io ho cominciato a vedermi cambiare dopo i primi dieci giorni, è un bel regalo da farsi per l’estate.
Qualche consiglio pratico, direttamente dalla pagina di facebook del TAM (Tracy Anderson Method). L’ideale sarebbe fare un’ora di ginnastica al giorno, 4/6 giorni a settimana. Io ne faccio mezz’ora, con l’idea di mantenere i risultati ottenuti ma, a parte che non perdo più peso, sto comunque continuando a vedere progressi. Alterno 2 giorni di MS con 1 di Dance Cardio perché tra nuotate e passeggiate un po’ di esercizio che tenga il cuore in movimento penso di farlo ma nel caso si abbia più tempo meglio far mezz’ora di entrambi. Se si vuole perdere peso meglio fare la DC dopo la MS, pare aiuti a bruciare i grassi più facilmente. Gli esercizi andrebbero cambiati ogni dieci giorni per evitare che i muscoli si abituino ai movimenti. Si parte in genere con 20 ripetizioni ad esercizio e si cerca di arrivare fino a 40.

Per l’inizio di Agosto vorrei cominciare con questo workout (1 e 2) completo da fare in spiaggia e aggiungere come cardio una nuotata di mezz’ora. Se, come me, siete mamme, aspettatevi di sentire vari commenti pittoreschi e tentativi di imitazione da parte della prole mentre vi esercitate.

Una volta il Primogenito, mentre seguivo questo video di esercizi per le braccia, mi ha detto: “Mi vai  a plendere un bicchiele di acqua? Qui ci sto io a fale ginnastica.” Ed è rimasto a fare su e giù con le braccia fino al mio ritorno. Non so se mi vale come tonificazione muscolare dei tricipiti ma i muscoli facciali impegnati nel sorriso dopo erano tonicissimi. E per lo stretching finale mi è arrivato il delizioso libro di Claudia Porta Giochiamo allo yoga? e i miei bimbi, restii fino ad ora ad una pratica così statica, si divertono molto a riprovare le posizioni e a guardare i bei disegni. E la mamma sorride e distende i muscoli, che comunque dopo tanto esercizio un po’ di relax se lo merita.

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