Sforacchiato a sproposito

Ieri ho adottato una parola e temo quindi che ve la troverete in tutti i post di qui alla fine dell’anno. Se qualcuno mai cercherà sforacchiato sul web forse alla fine arriverà qui, chissà. Mi è piaciuta, mi ha ricordato Dumas, cappa e spada, e qualcosa di vecchio e bucherellato con una storia da raccontare.

Ieri ripensavo a questo blog, e ad un altro che non aggiorno praticamente più, e alla mia nuova vita da imprenditrice. Qualche volta mi chiedo perché mi ostino ad avere una vita così sforacchiata, con energia che fuoriesce da tutte le parti, invece di prendermi un’ossessione e seguire solo quella. Pensavo che sarebbe meglio in questo momento che mi dedicassi ad un blog aziendale, invece di pubblicare ricette di scarti di verdura. O forse no, forse vale anche qui la questione dei vasi comunicanti e qualcosa sui piccoli lussi a basso impatto e l’impegno che ci metto a scriverne andrà a beneficio del mio lavoro reale e viceversa. Ho cominciato con il mio piccolo ideale, un passo per volta, di fare qualcosa di sostenibile anche nell’attività che sostiene finanziariamente me e la mia famiglia e non c’è nessun conflitto con il cercare di vivere una vita semplice e felice.

Nonostante questo ieri sera riflettevo su eventuali problemi di immagine. E se il cliente, a cui io vado a dire che posso fornirgli un software che rivoluzionerà la sua archiviazione documentale, facendogli risparmiare tempo, denaro e salute, viene a sapere che io “perdo tempo” anche a scrivere di scialli a maglia e di buccia di zucca?

Ho conosciuto un ragazzo fermamente convinto che le donne non siano tecnicamente portate come gli uomini perché sono incapaci di passare il loro tempo libero a valutare le prestazioni dell’ultimo processore uscito. Non credo che le donne ne siano incapaci ma oggettivamente io non passo il mio tempo libero così. Sul mio Google Reader si alternano abbastanza equamente blog di sviluppatori, blog di cucina, blog di maglia, blog di genitori, più qualcosa sulla moda, il marketing e i piccoli imprenditori. Ed effettivamente i primi sono scritti in prevalenza da uomini e indovinate quali sono in prevalenza tenuti da donne? Sta di fatto che io sviluppo tutto il giorno e invece di mettermi a parlare di librerie java la sera mi metto a parlare di zucca e salviette. Non ho una teoria, una spiegazione, sono così. L’unica parola positiva che mi viene per descriverlo è “eclettica”,  ma “sforacchiata” ci sta bene lo stesso. Penso si possa notare anche dalla mancanza di specificità e di approfondimento degli argomenti di questo blog che sono una donna per tutte le stagioni.

Una verità è che lavorare a maglia e scrivere qui lo trovo estremamente utile anche nel mio lavoro. Provo il software archiviando pattern in pdf con caratteristiche diverse, mi esercito a scrivere, a costruire interi maglioni o sistemi da un filo o da una riga scritta in linguaggi che non contengono la parola chiave “sforacchiato”. Mi aiuta a tenermi semplice nella vita e nel disegnare l’interfaccia utente, a non sprecare tempo e spazio disco. Mi spaventa un po’ che la rete non dimentica, ma sono io, qui ed ora, piena di buchi da cui fuoriescono vari aspetti dei giorni che passano e lasciano comunque un’immagine che spero la più coerente possibile nel vivere le mie diverse vite.

  1. #1 by Mammafelice on November 11, 2011 - 11:49 am

    Ci credi che questo era il post che desideravo leggere? Devo parlarti, assolutamente… adesso ti scrivo.

  2. #2 by Max on November 11, 2011 - 12:06 pm

    Ciao Lisa,
    il tema che sollevi tu è un po’ quello della reputazione, in tempi in cui molti hanno identità multiple.
    non credo ci sia alcuna contraddizione tra essere imprenditrice e interessarsi anche di altri aspetti come la maglia o le ricette o lo stretto indispensabile. Anzi, sono tutte sfaccettature di una stessa persona (e personalità).
    Credo che il principio base sia di non pubblicare mai qualcosa di cui poi ci si potrebbe pentire…. dopo aver premuto “pubblica”.
    Se è così, non c’è nulla di cui vergognarsi se il proprio potenziale cliente viene a sapere che pubblichi anche ricette. Mal che vada le cucinerà anche lui, una volta messo il cappello del privato cittadino e non del cliente. Se invece penserà di non poter fare affari con chi si interessa di ricette, probabilmente sarebbe accaduto anche venendo fuori in una normale conversazione a voce. E probabilmente non è il cliente per te.

    Credo anch’io ai vasi comunicanti e ne sono un grande fautore. Credo anche nella casa di vetro. Non nel senso che tutto quello che faccio è pubblico, ma nel senso che se io decido di rendere pubblica una cosa devo sapere che è appunto pubblica. Sapendo che tutto è a un click di distanza da chiunque, ma questo io lo considero un’opportunità e non un problema.

    • #3 by Lisa on November 13, 2011 - 3:35 pm

      Max, penso che tu abbia perfettamente ragione specialmente sul fatto che è inutile cercare di dare un’immagine diversa da quello che si è per essere più accettati da potenziali clienti, e non solo. Però a me a volte turba la parzialità di queste vetrate della casa di vetro, che fanno credere di conoscere in tutto una persona per quel post che pubblica a cadenza più o meno costante. Sono riflessioni che vanno fatte di continuo, proprio perché non ci si può pentire in un secondo momento. La risposta che mi sono data per ora è che questo blog e le attività che vi descrivo, anche se alla fine abbastanza marginali nel quotidiano, mi aiutano ad aggiungere punti di vista diversi nel mio lavoro, quindi per ora va bene così.

      • #4 by Max on November 14, 2011 - 9:52 pm

        Interessante la tua riflessione sul fatto che chi vede alcune vetrate pensa di conoscere tutto. A questo non avevo pensato (quando io vedo alcune vetrate al massimo penso di aver visto quelle) ma certamente ci sono persone che da pochi dettagli pensano di conoscere tutto il resto.
        Al di là dunque delle vetrate, sposo anch’io la filosofia che aggiungere punti di vista diversi arricchisce sempre. D’altra parte, sono anch’io colpevole dello stesso crimine..
        Max

  3. #5 by katia on November 11, 2011 - 1:42 pm

    ciao bel post..credo che tutti, uomini e donne, abbiano il sacrosanto diritto di lasciarsi andare alle proprie emozioni, ogno giorno anche solo per qualche istante. fa bene al cervello che si riposa dall’attività produttiva e distende l’animo che si rilassa e esce fuori da tutto quello che si chiama quotidianità..ho appena scritto un post a proposito:)
    felice giornata

    • #6 by Lisa on November 13, 2011 - 3:38 pm

      Grazie, ho letto il tuo post. Il fatto è che anche questa è attività produttiva, anche se non remunerativa. Un blog è un impegno, anche se piacevole. E’ ancora più impegnativo proprio perché è pubblico, perché ti ci giochi la faccia, anche se per quel centinaio di lettori che passano. Non lo voglio dimenticare.🙂

  4. #7 by Elena on November 11, 2011 - 4:46 pm

    Sì, anche io ho sentito molto “mia” la parte del post che riguarda il lasciare spazio alle altre parti di noi, che non riguardano strettamente il lavoro: ci ho pensato e riflettuto spesso, domandandomi se avrei dovuto smettere di “perdere tempo” dietro ai miei interessi, musicali, culinari e arti varie, e investire il mio tempo libero per aggiornarmi di più (faccio l’avvocato). Sicuramente un maggior aggiornamento gioverebbe alla mia competenza legale, ma forse dopo qualche mese mi salterebbe il tappo, o rischierei comunque di perdere il contatto con la realtà, che per fare l’avvocato serve almeno quanto essere aggiornati sull’ultima legge.
    O almeno, questo è quello che mi sono detta, forse per consolarmi. Però mi ha fatto piacere leggere che anche tu la vedi così.

    • #8 by Lisa on November 13, 2011 - 3:40 pm

      Ciao Elena,
      anche mio marito è avvocato e vedo che la parte di “umanità” che si continua a coltivare è utile nel lavoro almeno quanto essere perfettamente aggiornati. Non so se vorrei andare da un avvocato che non alza mai il naso dai codici.🙂

      • #9 by Elena on November 17, 2011 - 7:25 pm

        Cara Lisa, mi auguro che sia così (anche perchè non vorrei essere diversa). Vorrei però ringraziarti perchè grazie a questo tuo post io (che sono un po’ poco pratica di funzionalità internettiane, che invece mi farebbero risparmiare un sacco di tempo e anche dal punto di vista economico) ho scoperto l’esistenza del Google reader, che mi evita di dover spulciare ogni mattina il sempre più lungo elenco dei miei blog preferiti per vedere se qualcuno ha scritto qualcosa. Mi ero iscritta ad alcuni (ad esempio al tuo) anche per ricevere gli aggiornamenti via e mail, ma devo dire che così è molto più comodo! Grazie mille, insomma, sappi che lo aggiungo alle piccole cose che semplificano la vita

  5. #10 by Tilly on November 12, 2011 - 10:51 am

    Partiamo da un dato di fatto, e bada bene che io non sono una femminista sfegatata.. ma è realtà vera che alcuni uomini non riescono a pensare nè a fare più di una cosa per volta… (alcuni la fanno anche male).
    Per quel che vedo è proprio la ecletticità che arricchisce, che fa intravedere soluzioni che una mente a senso unico (veramente… povera…) non sà neppure che esistono.
    Aggiungiamo inoltre che stò ragazzo che hai conosciuto, magari la sera sarà anche capace di valutare le prestazioni.. eccetera eccetera… però sicuramente raggiungerà anche lo scopo di annoiare a morte chi gli stà vicino e a cui magari del processore non interessa un benemerito niente.
    Sicuramente però una cosa extra la fa: VOLUTAMENTE VUOL FAR SENTIRE INADEGUATI GLI ALTRI.(Chissà magari la diversità lo rende insicuro… ma come.. c’è chi è diverso da me… ma allora deve essermi solo inferiore.. se no mi mette in discussione… alla faccia dell’apertura mentale..)
    Mi ripeto perchè quel che scrivo qui l’ho già detto in un altro post e in un altro blog… ma se dovessimo aspettare di essere autorizzati, compresi o giustificati per quel che sentiamo, proviamo o ci va di fare.. dovremo aspettare un bel pezzo.
    E poi perchè dovremmo?

    • #11 by Lisa on November 13, 2011 - 3:44 pm

      In realtà non mi voglio giustificare davanti a qualcuno, sono abbastanza vecchia per aver raggiunto il mio equilibrio in proposito, scrivevo una mia riflessione sul dosaggio delle energie e la vita pubblica sul web. Poi con il ragazzo in questione non ho problemi, la competenza che ho accumulato in questi anni mi rende abbastanza forte da fare il mio lavoro per bene e il fatto di non essermi interessata solo di processori è uno dei motivi per cui ho deciso di avere una mia azienda, che permette a chi ha distribuito il suo capitale di talenti su vari aspetti invece di approfondirne solo uno di sfruttarli tutti.

  6. #12 by Elena on November 17, 2011 - 7:26 pm

    P.S. io ho adottato “avvocatura” (pour cause, specie in questo periodo abbiamo bisogno di ogni tipo di tutela, compreso quella linguistica) e “luminosamente”, e sono sostenitrice (accanita) di “codesto”

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