Trousse e pochette da tovagliette americane provenzali


In cui si parla di Provenza, della Madrina Caffettiera, di tumori, di una donna dallo spirito mozzafiato, di pochette trapuntate, di viaggi e del senso dell’upcycling.

Mia madrina era un’originale signora che era stata compagna delle medie di mia mamma a Honfleur, parlava 10 lingue, viveva a Gratz, frequentava seminari di astrologia, era stata operata per un tumore al seno e da quel momento si nutriva secondo i principi ayurvedici. Una volta mi disse che in passato lei era una caffettiera che avrebbe voluto essere un annaffiatoio, e la sua vita era cambiata da quando aveva accettato di essere una caffettiera.  Un paio di mesi dopo la laurea partii per Nizza per andarla a trovare nel piccolo appartamento per le vacanze che aveva acquistato nel centro della città. Erano anni che non la vedevo e rimasi lì per tutta una soleggiata settimana di Febbraio e per puro caso beccai pure le stupende sfilate del Carnevale dei Fiori.

Ricordo la bellezza di quel piccolo appartamento arredato di materassi e cuscini colorati di giallo e di blu e di un grande tavolo rotondo su cui troneggiava un vaso pieno di tante, lussureggianti, luminose, odorose mimose. Facevamo passeggiate al mare e al castello, al marché aux herbes e per le viuzze, mangiando socca e tarte aux blettes, andavamo al cinema e leggevamo al sole.

Mi sono riportata come souvenirs da quel viaggio 3 cartoline colorate di blu con un particolare giallo vivo, questi americani provenzali e una passione per l’abbinamento giallo/blu.

Gli americani sono poi stati usati per un tempo limitato nelle mie case di neolavoratrice, ma alla fine si sono rivelati troppo piccoli per ospitare le mie abbondanti colazioni, si sono un po’ ristretti con il lavaggio e sono rimasti dimenticati in un cassetto. Poi si sono sommati due eventi. Il primo è che quest’estate  passata in viaggio avrei tanto avuto bisogno di trousse morbide in cui infilare alcuni effetti più delicati e non le avevo, il secondo è che ho cominciato a seguire questo blog e sono capitata su questa idea. Dopo qualche settimana mi sono detta che in realtà, pochette a parte, utilizzare gli americani per fare proprio le buste morbide che mi mancavano era la soluzione. Ho reclutato mia madre, che si stava giusto lamentando che non le davo più lavoretti di cucito da fare, e i due americani sono diventati uno una trousse con zip e l’altro una pochette portapantofole (o anche no, sarebbe anche carina da usare proprio come borsetta) da viaggio.

Poco tempo fa, su quel blog su cui avevo visto questa buona idea, si è cominciato a parlare la situazione di Ashley, l’anima del blog, e la sua improvvisa scoperta di un tumore in stato avanzato. Ashley ha una bambina bionda e tanto spirito e tra un tutorial e uno sponsor si affacciano le descrizioni del suo ombelico storto dopo l’operazione di asportazione dell’utero, dei suoi pantajazz e jeans premaman, gli unici che riesce ormai ad indossare, delle sue giornate, e i grafici dei risultati della chemio con una verve, un senso dell’umorismo e una forza che lasciano stupiti. Mi trovo a commuovermi e a sorridere davanti a queste pagine e a questa donna che ringrazio di condividere questa sua esperienza apertamente, perché il suo modo di vivere l’imprevisto e il dolore è stupefacente e affascinante, e in un mondo che normalmente il dolore lo nasconde a volte ho fame di esempi positivi.

Alla fine spesso il senso di modificare quanto ho in casa, di portare avanti la storia degli oggetti, arricchendola di ricordi, di utilizzi e significati nuovi è questo: quando infilerò qualcosa di delicato nella mia trousse provenzale mi verrà in mente Nizza in Febbraio, la mia Madrina Caffettiera, mia mamma e i suoi lavoretti di cucito che le riempiono le serate solitarie, una lunga estate itinerante e lavorativa, Ashley e la sua bimba, il senso della vita e della malattia. Non sarebbe sicuramente stata la stessa cosa entrare in un negozio e trovare esattamente quello che mi serviva, acquistarlo e lasciare questi americani e i ricordi ormai cuciti con loro a languire in fondo ad un cassetto.

  1. #1 by alez on December 5, 2011 - 11:37 am

    Le tue storie (non li chiamerei nemmeno post) mi lasciano sempre qualcosa…..
    Anche a me piace riutilizzare per i miei lavori oggetti o materiali che hanno già una storia, rendono la nostra vita un po’ più calda….

    • #2 by Lisa on December 9, 2011 - 11:59 am

      A volte mi chiedo se racconto tanta roba intorno a questi oggetti per camuffare che non faccio mai uno straccio di tutorial.😉

  2. #3 by Elena on December 5, 2011 - 2:39 pm

    Al di là della bellissima storia degli americani provenzali e di Ashley (ho prontamente aggiunto il suo blog al mio reader) trovo bellissima l’immagine “di portare avanti la storia degli oggetti, arricchendola di ricordi, di utilizzi e significati nuovi”. Come è vero. e come l’hai espresso bene.

    • #4 by Lisa on December 9, 2011 - 12:02 pm

      Grazie Elena. Penso sul serio che il lusso vero sia avere una storia e un’identità e oggetti che si portino dietro una profondità che nessun utilizzo usa e getta possa sostituire.

  3. #5 by BaiLing on December 14, 2011 - 2:37 pm

    Ho letto il tuo post tutto d’un fiato… bellissimo!
    E bellissimo il modo in cui ha ri-utilizzato quei piccoli oggetti tanto carichi di ricordi🙂
    Un abbraccio.

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