Il cuscino portafedi

Questo episodio relativo al mio matrimonio l’ho raccontato due giorni fa ad una mia amica in ambasce per la scelta etico sociale dell’abito per la comunione della figlia, e ho pensato che sarebbe stato adeguato riportarlo qui. Fa parte delle mie piccole epifanie, quegli episodi che ricorrono spesso nella mente perché mi aiutano a fare scelte più leggere, a prendere meno a cuore cose che non necessitano di essere prese a cuore e a lasciar vivere felici gli altri senza affettare la loro vita con il mio desiderio di autonomia.

Mi sento molto nonna saggia quando li racconto, come se avessi 70 anni, e chissà, magari a quell’età li raccoglierò tutti, tanto avrò tutto il tempo di ripescarli qui sul blog, in un libro che li alternerà a modelli a maglia vintage e ricette di cucina con ingredienti ormai spariti dal mercato. Ora che lo scrivo mi appare davanti, con la copertina giallo pulcino e bianco panna e magari per quando lo scriverò avrò avuto il tempo anche di rifinire la mia educazione e saprà di buone maniere e lavanda.

Questa è la storia di un cuscinetto portafedi mai nato. Era un cuscinetto portafedi ricamato a punto croce, su tela aida con nodi d’amore rosa e bianchi. Questa almeno è l’immagine che mi è rimasta in mente quando mia suocera me l’ha mostrato, con la precisa intenzione di offrirsi di ricamarcelo. Io, che per motto per il mio matrimonio avevo scelto “semplice e svelto” da stampare sul retro dei biglietti delle bomboniere, ho glissato, apprezzando l’opera ma chiedendo con aria innocente :”Ma perché, è necessario avere un cuscinetto portafedi?”.

L’oggetto non fu da quel momento più menzionato, non so se e con quanto dispiacere perché, al contrario di me, la mamma del Partenopeo è una persona bene educata.

Quando ho riferito l’episodio a mia mamma, che nonostante lo stile bohémien è una donna molto saggia e potrebbe a sua volta scrivere un libro sul suo dono naturale di life hacker dal titolo probabile “Io sicuro che me la cavo”, mi ha detto che avevo fatto male. E mi ha raccontato di quando mia nonna paterna, una contadina sarda con un forte senso delle tradizioni e dell’economia domestica, appena la scrivente aveva veduto la luce voleva proporsi di ricamarmi il corredo. Mia madre si oppose, forse per evitarmi un fardello di lenzuola di lino a punto gigliuccio e una promessa di avvenire matrimoniale come unica prospettiva di felicità. O più probabilmente, come mi ha detto, sotto sotto perché voleva essere lei a provvedere a me.

Si era poi pentita per anni, perché avrebbe tenuto occupata e resa felice mia nonna, lasciato a me un suo ricordo, e quelle lenzuola di lino mai ricamate avrebbero comunque essere utilizzate da me in qualunque destino, matrimoniale o no, poi avessi scelto di spendere la mia biancheria da casa.

(Questa paraboletta nella paraboletta aggiunge un ché alla storia, mi ricorda Calvino, sarebbe da sistematizzare).

E aveva ragione. Due giorni prima del matrimonio il testimone dello sposo, custode dei nostri anelli, si è scandalizzato dell’assenza del cuscinetto portafedi, per lui elemento essenziale per compiere il gesto di porgerci il simbolo del vincolo matrimoniale con la dovuta eleganza. In compagnia della sorella del Partenopeo hanno girato i negozi di Bologna alla vigilia del matrimonio per rimediare alla nostra mancanza (previa approvazione degli sposi, naturalmente) mentre noi ci occupavamo di rimediare agli altri 1000 inconvenienti che naturalmente si producono in queste circostanze.

Quel cuscinetto semplice e svelto, acquistato in quella occasione, ha poi avuto altri momenti di gloria in matrimoni successivi della famiglia. E ogni volta, con un pizzico di rimpianto, penso che avrebbe potuto avere i fiocchi rosa ricamati a punto croce e lì vicino ci sarebbe stata una persona orgogliosa del lavoro fatto, a cui io senza nessun motivo ho tolto l’occasione di una piccola felicità.

  1. #1 by PaolaeMargherita on March 31, 2012 - 9:25 am

    Ciao, è da un pò che seguo il tuo blog, mi piace, lo trovo interessante e soprattutto condividiamo la passione della maglia, oltre ad essere mamme lavoratrici etc. etc.

    MQuesto post mi ha fatto riflettere su fatti analoghi capitati anche a me in passato, premesso che il nostro testimone di matrimonio ha tenuto gli anelli in tasca, e nessuno si è fatto nessun problema….

    Mia mamma ha fatto preparare ad una ricamatrice lenzuola di lino ricamate, che poi io le ho man mano restituito in quanto avevamo acquistato un letto di misure non regolamentari (è più lungo e più largo) e comunque, non avendo molto tempo, non avrei avuto il tempo necessario a stirarle, il lino o lo stiri umido vicevresa è abbastanza antipatico. Così, alla fine, ho speso comunque dei soldi per acquistare lenzuola nuove e le iora usa quelle che erano destinate a me nel suo letto.

    Mia suocera ha realizzato in puro lino le tende di casa mia: io non le volevo, mia mamma mi ha consigliato di stare zitta ed accettarequeste tende. Il risultato è stato che: io, appena ho avuto i soldi, le ho fatte realizzare in un tessuto di misto lino, e non puro lino, come piacevano a me, e tutto il lavoro ed i soldi utilizzati dalla suocera sono stati sprecati.

    Insomma, credo, proprio sulla base di esperienza da me vissute o da altre conoscenti ed amiche, che al fine di evitare sprechi di tempo, soldi subendo nel frattempo cose che non ci piacciono sia sempre meglio scegliere davvero quello che ci piace e ci convince: se è lavoro proposto da altri, mamme, suocere, amiche, e ci piace: ben venga, viceversa, meglio lasciar perdere. Sprecare è una cosa brutta di persè, e non essere contenti, altrettanto.

    E, da ultimo, anche il mio bambino farà la comunione quest’anno, ma non ci poniamo minimamente il problema del vestito più o meno socialmente adatto all’occasione o al contesto: indossera una buona camicia ed un buon paio di pantaloni, puliti e carini, assolutamente adatti ad un bimbo di nove anni, che è per l’appunto un bambino, che non si cura per nulla del contesto sociale nel quale è inserito.

    Credo che in ogni occasione, infine, semplicità, gentilezza (anche nel rifiutare) ed avere ben chiaro ciò che si vuole siano sempre le migliori alleate..insieme al profumo di lavanda, naturalmente!

    Grazie per l’opportunità di fare comunque piccole riflessioni…fermarsi due minuti a pensare è sempre una cosa positiva!

    Buona giornata

    Paola

    • #2 by Lisa on March 31, 2012 - 11:25 am

      Cara Paola, grazie di aver lasciato questo commento. Ovviamente dipende da caso a caso, e io partivo dal presupposto opposto al tuo, ovvero dicevo sempre no a prescindere a tutto. Con gentilezza. Ancora adesso dubito dell’indispensabilita’ del cuscinetto portafedi ma oggettivamente che mi sarebbe costato dire “Si grazie?” Con il tempo mi sono resa conto che per questioni di principio in fondo opinabili a volte mettevo in secondo piano l’affetto che certi gesti comportavano, e con il tempo mi sono ammorbidita, come mia mamma prima di me. Deve essere un percorso di famiglia, naturalmente ad ognuno il suo. Buona giornata a te!

  2. #3 by PaolaeMargherita on March 31, 2012 - 12:02 pm

    Beh, in effetti credo che in questa “materia” i nostri percorsi siano, per dirla in maniera molto semplicistica, abbastanza opposti: per me è stata davvero una sorta di liberazione potere affermare: No grazie, sinceramente non mi piace, non mi è utile, non mi interessa”.
    Il mio percorso educativo mi aveva portata ad accettare sempre e comunque qualsiasi cosa provenisse dagli altri, sia in termini di “oggetti” sia in termini di “offerte”: vacanze cene etc etc in parte per non provocare dispiacere a nessuno, ed in parte per una sorta di “senso del dovere”.
    E questo ad un certo punto si è rivelato un grosso problema, perchè io mi sono resa conto di non avere avuto possibilità di scelta, mai: la lista nozze, le tende, i pizzi nei mobili, qualche armadio, cibo etc etc (sono molto sintetica ma la lista è davvero molto lunga) dalla suocera, le lenzuola, le spugne, le tovaglie etc etc da mia mamma. Per non parlare poi di altri parenti. In sostanza io non ero contenta, ed in più alcune cose venivano sprecate….

    Allora, con molta sincerità e diplomazia (inesistente..) ho detto BASTA!. E mi sono liberata di tutto quanto non mi piaceva. Finalmente ho assaporato la libertà di potere scegliere, di potere dire di no. Ho dovuto imparare a farlo con gentilezza (in effetti la gentilezza l’avevo un pò esaurita, in tanti anni di sì, grazie) però è stata davvero una conquista, anche un mattone positivo nella mia maturità, finalmente!

    In effetti ho colto l’essenza della tua riflessione, ovvero fare felici con poco persone a te vicine. Sono contenta per te che tu sia riuscita a cogliere questa sfumatura del nostro “vivere sociale” e se lo si vive con equilibrio è certamente rasserenante, per chi dà e per chi riceve.

    Ma io ora non sono ancora pronta a fare questo passo….mi devo ancora un pò ammorbidire con gli anni, evidentemente i miei 45 sono ancora pochi!

    Chiaccherata riflessiva molto piacevole. Un caro saluto e buona giornata!

    Paola

  3. #4 by katia on March 31, 2012 - 9:13 pm

    riflessivo questo post..non so se ti fa sentire meno responsabile il fatto che io..e chissà quante altre come noi, avrei fatto la stessa cosa..felice domenica

  4. #5 by Marilena on April 1, 2012 - 10:05 am

    Ho letto il tuo post e lo condivido pienamente!

    A volte il nostro desiderio di autoaffermazione prende il sopravvento sull’apprezzamento del dono che ci fa chi è vicino a noi.

    E’ vero che certe cose ci sembrano uno “spreco”, ma è un semplice e banale spreco di cose materiali…

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