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Sabato: forno

Se non abbiamo qualche impegno e se non fa ancora caldo il sabato mattina a casa nostra si ascolta musica barocca o jazz (dipende da chi vince tra me e il Partenopeo) tra le grida di gioco di due bimbi e si accende il forno. Ci finiscono dentro in sequenza cibi vari che verranno consumati il giorno stesso o durante la settimana, si spegne automaticamente il riscaldamento che tanto basta a tenere calda la zona giorno e cucinare tutto in un colpo solo aiuta a contenere i consumi perché da una teglia all’altra non c’è bisogno di preriscaldare. Nel frattempo sui fornelli fischia la pentola a pressione con i cereali e poppia un’altra pentola con sugo di pomodoro o, più raramente, ragù, ma dato che non vanno nel forno in questo post le ignoreremo, lasciandole a fare da puro accompagnamento olfattivo e sonoro.

Ormai la routine è consolidata e porta via relativamente poco tempo, si comincia ancora in pigiama e ci si prepara con molta calma, e nelle pause ci può stare anche un partita a qualcosa con i bimbi o due chiacchiere e una mail, altrimenti il Partenopeo fa la formazione per il Fantacalcio e io mi godo gli odori della cucina sfogliando qualcosa di poco impegnativo.

In teoria la preparazione comincia nel tardo pomeriggio precedente, per un totale di 4 minuti, nei quali si mettono 500 gr di farina 0 biologica in una ciotola, 350 gr di acqua, 3 briciole di lievito di birra e un cucchiaino di sale e si da una mescolata generica per l’impasto del famoso pane senza impasto. Si copre con un coperchio la ciotola (risparmiamo la pellicola, è pur sempre usa e getta) e si lascia lì per circa 16 ore. Poi si infilano nella macchina del pane, programma solo impasto, gli ingredienti della pasta matta per torte salate e la si schiaffa in frigo sempre in contenitore chiuso per tutta la notte. Se proprio non basta, si mettono a bagno ceci o fagioli da dare in pasto alla pentola a pressione. E basta.

Il giorno dopo, finita la colazione, mentre si sparecchia, metto a stufare o a scottare una qualche verdura per la torta salata. Nel frattempo, appena il tavolo è libero, si copre di farina per spiattellarci sopra la pastella molle e bollosa del pane senza impasto. Cospargo di farina integrale, faccio quattro belle piegone, e ci rimetto sopra la ciotola della lievitazione rovesciata per una mezz’ora.

Nel frattempo probabilmente la verdura si è cotta, è tempo di scolarla per bene o di dare una rimescolata a quella che si sta stufando sul fuoco. Finalmente si accende il forno, d’inverno è proprio il momento giusto. Tiro fuori la pasta matta, e la stendo bella sottile, e ne fodero una teglia. La verdura scolata finisce nel robot insieme ad un uovo, tutti gli avanzi di formaggio presenti in casa e, di rado, qualche resto di carne o di salume. Quella stufata, asciugata per bene, invece si dispone così come è, e l’uovo misto a formaggio si versa sopra. Si dispone sulla pasta e la si mette dentro al forno non troppo caldo, tanto queste preparazioni non richiedono un lungo preriscaldamento.

Torno al mio no-knead bread e lo rovescio su uno strofinaccio pulito coperto di farina integrale, piego sopra i bordi dello strofinaccio che tanto deve stare lì due ore.

Qui ci sono una ventina di minuti liberi, in cui posso decidere se inseguire i bimbi perché si lavino e si vestano, se andarmi a vestire io, o se rimanere in pigiama con un gran grembiule bianco e nero con su scritto “Montréal Jazz Festival” ad ascoltare Bach o Brad Meldhau. In genere opto per la terza opzione.  Ci sta anche una lavata al robot che adesso deve impastare gli ingredienti per una torta per la merenda o la colazione del giorno dopo. In genere è una classica ciambella allo yogurt, o una crostata morbida, oppure dei muffin semivegani di cui vi parlerò presto. Tutti impasti semplici, nessun albume da montare, l’alta pasticceria è riservata ai pomeriggi piovosi o alla Domenica.

L’impasto dolce finisce in uno stampo al silicone sempre all’insegna della pigrizia, il forno si apre per far uscire la torta di verdure da riscaldare per cena, si regola un attimo la temperatura e la torta va nel forno già caldo per la cottura precedente. Insieme alla torta va in forno anche la pentola per il pane: altrimenti detta cuocipollo, è una delle pentole da forno con coperchio, fondamentale per dare al pane senza impasto quella crosta e quella consistenza così fragrante. Anche se la ricetta originale dice che andrebbe riscaldata ad una temperatura più alta per mezz’ora, basteranno pochi minuti al termine della cottura della torta per farla arrivare al giusto grado, senza dover far andare a vuoto il forno a temperature altissime.

Si mette il timer e ci sono almeno 40 mn per farsi belli e cominciare a sentire il profumo degli zuccheri che si stanno caramellando sull’orlo della teglia. Quindi è ora di estrarre i dolci, alzare il forno alla massima temperatura per qualche minuto, e quindi compiere la complicata manovra di rovesciare il pane dallo strofinaccio nella pentola caldissima. Chiudere con il coperchio (non riscaldato), abbassare leggermente la temperatura e attendere per circa 3/4 d’ora di sfornare il pane più buono che io abbia mai fatto, croccante e fragrante, un vero piacere del sabato mattina.

E se vogliamo esagerare si può terminare il tutto infornando una brioche rustica, un arrosto, un pasticcio di pasta o un paio di patate per pranzo, ma solo nelle mattine più attive, altrimenti saranno sufficienti una pasta e fagioli o una zuppa accompagnate dal pane appena sfornato, e intanto programmare un pomeriggio un po’ meno pigro e casalingo, che tanto per cena e merenda siamo già a posto.

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