La flessibilità e il godersi la vita

La flessibilità non è per tutti. Quando dico che d’estate ci trasferiamo nella nostra casa in Sardegna con tutta la famiglia per lavorare a ritmi diversi, non tutti capiscono al primo colpo. Intanto, andare ad Alghero a lavorare sembra una contraddizione. C’è il mare, i divertimenti, il luogo ameno. I figli sempre attorno. Non ci prendere in giro, che lavori. Oppure c’è chi mi chiede quando stacco davvero. Mai, è la risposta. Ma sarebbe lo stesso andando in vacanza nel Tibet. Quando il lavoro è una tua creatura, difficile non pensarci di continuo. E pensare vuol dire programmare. E programmare vuol dire lavorare.

A volte mi chiedo anche se la flessibilità sia per me. In fondo anche nei reconditi recessi del mio cuore c’è il sogno di una vita regolata secondo ritmi scanditi, una settimana a Natale, qualche giorno a Pasqua e tre settimane d’Estate e 8 ore di ufficio il resto dell’anno. Perché pare, oh, così normale.

E invece decido di vivere nel futuro. Io lo so che il futuro sarà così, in cui ognuno sceglierà dove e quando lavorare e verrà gratificato secondo i risultati. Sarà normale. La mia futura normalità è questa, al mattino spalmare creme solari e fare castelli di sabbia, al pomeriggio e la sera programmare software e riunioni mentre i miei figli (sia lodato chi me ne ha dato due e che vanno d’accordo) giocano sotto l’albero dei limoni. La flessibilità così, diventa verticale, i piedi sul bagnasciuga e la testa tra repository e ontologie. E il futuro significa aprire i compartimenti stagni, e lasciar fluire sentimenti e saperi da una stanza all’altra.

E oggi mi sono resa conto della premessa che sta alla base di una scelta così. E’ lo sforzo di provare piacere e equilibrio sia sul lavoro che in famiglia, perché nessuna porta si può chiudere a doppia mandata. Mi devo godere la vita sia quando cerco di creare un software utile, che quando mi faccio inseguire da un coccodrillo gonfiabile pilotato dai miei due maschietti, che quando ho un momento per fare una corsa solitaria sul bagnasciuga. La flessibilità ti obbliga a vivere nel presente, e ad assaporarlo, pena essere sommersi da ansia e pensieri.

  1. #1 by caia coconi on July 18, 2012 - 3:25 pm

    ma lo sai che io e te abbiamo proprio tante cose in comune?
    da non credere visto che facciamo cose diametralmente opposte.
    eppure questa storia di flessibilita’ e piacere… e’ una tematica che sento molto mia.
    solo che io flessibile non mi ci sento per niente.
    anzi, al momento sono un po’ ingorgata. ecco.
    pero’ magari alla fine, some riusciro’ ad entrare nei jeans ante dado, riusciro’ pure a diventare flessibile, no?

    • #2 by Lisa on July 18, 2012 - 5:02 pm

      E mica io sono così flessibile, più che equilibrata mi sento equilibrista, sempre sul filo, quando non sono giù caduta nella rete! Vuol dire che faremo le pioniere, Caia, e quando la maggior parte della gente lavorerà come noi, tra secoli, verranno a scavare nei nostri vecchi blog per trovare le prime testimonianze della rivoluzione.🙂

  2. #3 by madainoncicredo on July 18, 2012 - 4:18 pm

    Non dev’essere per nulla facile questo tipo di conciliazione… Io che ora sono a casa da sola con Gabriele faccio fatica persino a fare la doccia e a scrivere un post sul blog, figuriamoci lavorare!
    Poi, certo, la casa ad Alghero (magari con l’appoggio di qualche familiare) aiuta🙂

    • #4 by Lisa on July 18, 2012 - 5:13 pm

      Non è facile, un po’ è scelta, un po’ necessità, un po’ è fortuna. C’è fortunatamente la casa, un giardino, un marito che condivide la “flessibilità” e qualche volta la nonna, che però pure lei vuol fare vacanza, e secondo me anche il fatto che i bimbi sono abituati a vedermi lavorare da casa da quando erano piccoli. Quello che volevo sottolineare è che non è che in questo modo puoi andare in apnea per le 8 ore d’ufficio e sperare di rilassarti a casa o, a volte, il contrario. O funziona tutto o è tutto un casino.🙂

  3. #5 by madainoncicredo on July 20, 2012 - 8:51 am

    Aehm, perdonami, ma… hai vinto un blog-premio!
    http://ohohsonomamma.blogspot.it/2012/07/ma-tu-pensa-un-premio.html

    (Se ti disturba dimmelo e cerco di porre rimedio… non conosco ancora bene questi meccanismi!)

    • #6 by Lisa on July 21, 2012 - 7:43 pm

      Grazie del premio, mi fa molto piacere! Non ho idea adesso di come ridistribuirlo… ci devo pensare un po’!🙂

  4. #7 by Silvia on July 21, 2012 - 3:29 pm

    Molto bello questo post ^^
    Ciao, Silvia

    • #8 by Lisa on July 22, 2012 - 7:40 am

      Grazie Silvia.🙂

  5. #9 by BaiLing on July 25, 2012 - 11:53 am

    Da quando scrivere, che prima era un momento di svago, è diventato un lavoro vivo anche io questo tipo di approccio: adoro farlo e lo faccio ovunque e a qualsiasi ora, ma non mi pesa.
    Scrivo anche in vacanza e a volte divento isterica perché la connessione è lenta e non ho il tempo per fare tutto quello che vorrei e non riesco mai a prendermi un momento di pausa e di ozio veri, ma la verità è che la pausa vera non me la voglio prendere perché alla fine faccio quello che mi piace e non c’è cosa più bella al mondo!
    Io chiusa 8 ore dentro un ufficio morirei!
    Invece così, lavorando da casa, riesco a fare tutte le cose che amo: posso andare a cavallo quando voglio, posso uscire con le mie amiche, posso partire per un viaggio in qualsiasi momento dell’anno…
    Insomma è una cosa bellissima e dobbiamo ritenerci fortunate🙂

    • #10 by Lisa on July 25, 2012 - 6:08 pm

      Hai ragione, cara. So che per tanti versi è una situazione invidiabile, ma il fatto che sia nuova e senza molti modelli non aiuta. Ogni momento è uno sforzo organizzativo, spesso mi chiedo se sto facendo la cosa giusta al momento giusto. Come dici tu, ricordarsi che amiamo il nostro lavoro e che siamo fortunate aiuta molto. E’ una vita fluida, e deve fluire bene, e per questo bisogna apprezzarla.

  1. L’ozio e le virtù | Lo stretto indispensabile

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