La copertina

Copertina

Mi sono beccata questa influenza molto pesante che gira quest’anno. Me l’ha attaccata il piccolo, che si è appeso a me come una cozza con la febbre a 39,7 e vuoi forse metterlo giù e prendere le normali precauzioni igieniche, tipo non farsi sbavare in faccia? Insieme a me si è ammalato anche il grande, e siamo finiti tutti e 3 nel lettone mentre il papà dormiva sul divano per 3 giorni per non essere contagiato, che se la prendeva anche lui eravamo fritti. E’ un po’ uno smacco, visto che io mi ammalo difficilmente e questi giorni avevo tipo 2 appuntamenti importanti e altre 40 cose da finire. Ma dopo aver provato a lavorare con la febbre per 10 mn ho ceduto. Di prendere qualcosa per i sintomi non se ne parlava, credo che sia una delle ragioni per cui mi ammalo con difficoltà: se sta per cascare il mondo posso anche farlo, per il resto se non riesco a lavorare con la febbre è volontà del mio corpo che mi riposi, e siccome spero che lui mi serva ancora per un bel po’ mi tocca ogni tanto dargli ascolto. Tanto comunque anche badare a due bimbi malati mi tiene attiva a sufficienza.

Fortunatamente i nonni, tenuti alla larga tramite segnali con teschi e grandi croci rosse per paura che si ammalassero, lasciavano davanti alla porta pacchetti pieni di cibo ipernutriente, succhi di frutta e biscotti, librini per i bambini e maipiùsenza come l’orologio dei bakugan che proietta una sorta di animale mostruoso sulle pareti. Con quello puoi giocare anche dal letto rantolante con la febbre, yeah.

E ritiravano sacchi di fazzoletti da naso a fiorellini, quadrettoni, eleganti di batista, di topolino e winnie the pooh da sterilizzare, che noi sia quelli che non usano e gettano ma che stavolta rischiavano di dare fondo alle scorte.

Alla fine ci siamo curati a polpettone, pasticcio di patate e merendine, che tanto alla pediatra non lo diciamo, e siamo passati dal letto al divano con copertina. E proprio dell’elogio della copertina fatta in casa vi volevo parlare.

Mai fatto copertine in vita mia fino a questo autunno. Manco per i miei figli.

 

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Le ha fatte la nonna, due minuscole copertine che adoro, di
pura lana merinos, che però a me magliaia casalinga faceva un male cane vedere coperte di rigurgitini o amabilmente ciucciate agli angoli. Per il resto, una mia amica d’infanzia me ne ha regalata una di pile cucita da lei, con un grazioso bordino in sbieco a contrasto e un orsetto impunturato, e da quel momento ho giurato fedeltà alle copertine di pile che se si sporcano vanno in lavatrice alla temperatura che vuoi e poi escono praticamente asciutte. E poi non so, la copertina in lana mi è sempre sembrato un lavoro lungo e noioso, mangiatrice di tanta lana e di poca soddisfazione.

Però l’anno scorso c’è stato il terremoto qui in Emilia, hanno fatto i controlli, hanno fatto dei lavori, e al piano di sopra della scuola dell’infanzia del piccolo non si può più dormire. Da quest’anno il pisolino del pomeriggio lo fanno tutti nella palestrina morbida su materassini di spugna coperti da asciugamani da mare. Con l’avvicinarsi dell’inverno hanno chiesto le copertine “ma non di pile, che c’è già abbastanza elettricità”. Ecco, e io e la mia pila di copertine di pile eravamo sistemate. E quelle di lana di quando erano piccoli erano… piccole.

Però io avevo ancora un terzo della rocca di merinos sottilissima con cui ho fatto l’adrift usandone più fili. E se sovrapponevo il filo un numero di volte sufficiente il lavoro proseguiva rapido. Anche il pattern è stato semplice, stavo facendo a tempo perso degli americani presi da una vecchissima rivista con un punto a triangoli che secondo me era adattissimo anche ad una copertina.

La lavorazione è stata veloce, giusto in tempo per l’arrivo del freddo. E mi è piaciuto. In fondo, la copertina è come portarsi dietro un po’ di mamma ed ero felice di farla con le mie mani per il mio piccolo Linus. La copertina è un abbraccio, è facile da fare, se viene un po’ più corta o più lunga non è grave e mentre la fai ti cade sulle gambe, ti avvolge, ti ringrazia, e tu già ne saggi le potenzialità attorno a te. Non parliamo poi del fatto che, se ti viene l’influenza, la copertina e il divano sono il miglior farmaco che puoi procurarti.

  1. #1 by Mapi on February 9, 2013 - 6:01 pm

    In bocca al lupo per l’influenza collettiva, bisogna pazientare qualche giorno ma poi si ritorna nuovi. Bella la copertina, bello il punto, splendido il colore🙂 La mia, di elettrico pile l’ho acquistata circa due anni fa, ha le maniche e l’amo alla follia, grande e morbida mi coccola spesso sul divano, ormai c’è un filing dichiarato🙂

    • #2 by Lisa on February 13, 2013 - 1:51 pm

      Hai ragione, adesso stiamo emergendo. Il pile è una grande risorsa, altroché!!

  2. #3 by Siro on February 10, 2013 - 9:08 pm

    Non ho capito molto di come l’hai fatta ma è bellissima. Un colore meraviglioso. Io ricordo ancora con affetto le coperte che mi faceva la mia nonna, tutte fatte di una specie di centrini di lana uniti insieme. Peccato che la mia mamma (gelosa) le abbia buttate via, mi è dispiaciuto tanto. La nonna mi aveva anche insegnato i primi rudimenti di maglia, ma poi è morta troppo presto.
    In bocca al lupo per l’inflienza, io sto riemergendo ora dopo 3 giorni di gastrointestinale con spasmi da paura. Mio marito ha perso 6 anni di vita in questi 3 giorni per stare dietro a me (poco) e alle due bimbe!

    • #4 by Lisa on February 13, 2013 - 1:53 pm

      Penso che tua nonna facesse i granny square, anche mia mamma ne ha fatte tante così. Che peccato che tua mamma non ti abbia conservato quelle meraviglie! Mio marito dopo ha avuto bisogno di una cura ricostituente anche lui, che vuoi, saranno il sesso forte ma….😉

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