Archive for March, 2013

Jole

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Ci sono modelli che appena li fai avresti voglia di rifarli, magari cambiando lana e qualche particolare, per il gusto che ti hanno dato. Jole è uno di questi modelli versatili, con quel quid geniale dato dalla scollatura asimmetrica che si inserisce perfettamente nella lavorazione top-down. Lo si può trovare nel libro di unitecontroilcancro, che riconsiglio di avere perché si fa del bene e si fa del bello a comprarlo.

In realtà la sua lavorazione risale all’anno scorso. Che qui, quando si parla di gratificazione istantanea da maglia, per me il concetto si traduce nell’avviare le maglie per un maglioncino striminzito ©, cioè quei top aderenti fatti di pochi gomitoli, quanti quelli di uno scialle e poco più di quelli di un collo, che poi però ti metti addosso e non puoi definire solo “accessori”. Perché dire “ho fatto un maglione” anche se piccolo e stretto, alza comunque la tua autostima lanosa, pure se è il centesimo che fai.

Ho provato a fotografarlo a suo tempo da sola con spirito acrobatico ma le foto erano uscite terribili e poi non l’avevo messo spesso perché la manichina corta poco si addiceva ai freddi climi bolognesi. La lana non mi ricordo da dove viene e ora non ho più la fascetta ma era un misto mohair con 15% di acrilico, tollerabile visto che il mohair ha comunque bisogno di un po’ di sostegno, con questo colore e consistenza che sembra venire direttamente dagli anni ’80. Fortunatamente me ne avanzava un pochino, di filato, e sono riuscita ad allungare le maniche a 3/4, lasciando in fondo uno spacchettino simile a quello che avevo lasciato sui fianchi per facilitare la vestibilità.

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Il maglione rivela un mio difetto atavico nel lavoro, il bordo delle coste che non mi viene mai dritto dritto come vorrei, e con i ferri circolari il problema sembra si sia acuito, devo capire perché, ma lo amo lo stesso, così, asimmetrico e un po’ imperfetto.

from instagramLo indosso così, fermato dalla spillina con le perline di corallo del battesimo e abbinato al marrore per evitare l’effetto troppo eigthties e chi segue il mio profilo di instagram lo trova battezzato come pezzo del mio #guardarobasentimentale, perché addosso con lui porto la storia di Jole e di un bel libro con un pattern che porta il suo nome, un modello che va oltre il suo design perché racconta un pezzo di storia e di amore della figlia di Jole, che l’ha inventato e ha voluto donarlo per aiutare altre donne nella lotta contro il cancro.

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La torta farfalla

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Chi mi segue su Instagram avrà capito che era periodo di compleanni questo. In realtà il compleanno è stato uno solo, quello del cadetto, che proprio quest’anno ha preso piena coscienza che compleanno vuol dire non solo un regalino, ma anche essere al centro dell’attenzione, invitare nonni e amici, fare mostra dei propri 5 anni nuovi di zecca, in una parola, essere festeggiato.

A casa nostra si sono susseguite torte, regali fatti in casa o meno, feste a sorpresa, feste di bambini, congratulazioni, baci e candeline. Perché l’attesa durava da mesi, con tanto di conto alla rovescia e sveglia all’alba dei genitori con l’annuncio “mancano X giolni al mio compleanno” e inviti personali ai compagni di classe del cuore.

Questa è la torta che ho preparato per la festa dei bimbi, questo Sabato. In passato sono stata tentata dalla coreografica pasta di zucchero ma l’ho abbandonata da anni con i suoi coloranti e compagnia e la brutta abitudine di non far respirare la torta sottostante e rendermela stoppacciosa. E poi sarà bella, ma buona mica tanto, extradolce come è. Poi c’è chi la sa trattare e fa meglio di me, ne sono sicura ma con me ha chiuso. Certo non è facile trovare alternative esteticamente allo stesso livello, anzi, praticamente impossibile. Ci sono i siti americani, che fanno delle torte di compleanno meravigliose ma io con le misure a cup e spoon faccio spesso disastri. E allora ho tirato fuori un mio cavallo di battaglia, la torta che ti imbroglia perché è facile ma non lo sembra, con quel trucchetto che la fai tonda, la tagli, la sposti e voilà, hai una farfalla e se non lo sai non ci pensi mica che è stata ottenuta così.

Questa ricetta viene da un calendario Pane degli Angeli del 1995, quei calendari con una ricetta ogni mese. Era l’ultimo anno di università e quelle ricette le ho fatte tutte, ho saltato un paio nei mesi estivi ma le ho recuperate l’anno dopo. Tutte buone, alcune pure belle, come questa. E tante hanno qualche ricordo appiccicato, di quando abbiamo fatto i krapfen con la mia amica Sara e ce li siamo mangiati tutti o delle torte salate del tardo pomeriggio, per trovare una scusa per smettere di studiare Istituzione di Analisi Superiore.

Quel calendario è ancora lì, diciasette anni e due figli dopo, piegato tra i miei libri di cucina, le dosi sono state modificate e si fanno al netto del dolceneve e degli aromi in fialetta, e da quel lontano passato viene la torta furba a farfalla, di cui vi lascio sopra una foto flashosa e qui sotto la ricetta.

Torta Farfalla

Ingredienti:

Per l’impasto: 6 uova, 220 gr di zucchero, un cucchiaino di estratto di vaniglia (io lo faccio in casa, vi racconterò), un pizzico di sale, 150 gr di farina 00, 75 gr di amido di mais, 1 bustina di lievito.

Per la farcitura e decorazione: 500 gr di panna fresca, 375 gr di ricotta (setacciata), 40 gr di zucchero a velo, un barattolo di pesche sciroppate, 1 cestino di fragole, 2 kiwi, granella di mandorle o mandorle affettate.

Preparazione:

Accendere il forno a 180 gradi. Sbattere i tuorli con la frusta elettrica versandoci sopra 6 cucchiai di acqua bollente, aggiungere gradatamente 150 gr di zucchero e l’estratto di vaniglia, fino a farne una crema omogenea. Montare a parte gli albumi con un pizzico di sale, aggiungere gradatamente lo zucchero rimasto.

Versare la neve di albumi sopra i tuorli, setacciarvi sopra la farina e l’amido mescolati con il lievito. Incorporare tutto con un cucchiaio di legno.

Versare l’impasto in uno stampo tondo da 28 cm foderato di carta forno bagnata e strizzata e infornare per 35-40 mn. Nel caso che la superficie tendesse a scurirsi coprire con un foglio di alluminio. Sfornare e lasciar raffreddare.

Nel frattempo montare la panna insieme allo zucchero a velo e incorporare lentamente la ricotta e mettere in frigo.

Farcire la torta fredda tagliandola in due strati, bagnando la parte inferiore con un po’ di sciroppo delle pesche, non troppo altrimenti non si riesce a spostare, un bello strato di panna e ricotta (circa un terzo), ricomporre e bagnare anche lo strato superiore.

Dividere la torta in due metà, disporle in senso invertito su un piatto di portata in modo da formare una farfalla e asportare due triangolini ai lati esterni per modellare le ali.

Spalmare su bordo e superficie la crema rimasta, guarnire con la frutta tagliata a fettine e cospargere la granella o le mandorle sul bordo inferiore della torta.

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Riconoscerla

Sono felice. Così tanto che devo scriverlo. Così tanto che le elezioni, la fatica del lavoro, la mancanza di certezze non riescono a scalfire questa strana gioia tranquilla.

Mi viene da abbracciare le persone e da scrivere frasi buoniste di cui so che mi vergognerò fra qualche settimana. Mi sento come se avessi incorporato da qualche parte uno scaldamani, un piccolo oggetto caldo e luminoso a cui attingere conforto se fuori fa troppo freddo. Sono felice da commuovermi, sono felice da pensare di affrontare imprese epiche, sono felice anche quando brontolo, sono felice da aver cancellato del tutto ogni briciolo di invidia. E’ quella felicità che non tintinna, che suona sordo se la tocchi, come un pezzo liscio d’ottone, che sembra così solida e duratura. Sono tanto felice da doverlo dire qui.

E non so perché.

Me ne sono accorta dopo il lungo week-end elettorale, che ho passato da sola con i bimbi a fare pupazzi di neve, leggere e giocare, con le notizie contraddittorie e la snervante attesa di risultati così diversi dalle aspettative. E io la sera alla fine non ero né stanca né realmente frustrata, e gli imprevisti non erano riusciti a togliermi il sorriso.

Non ho la minima idea della causa di questo alto livello di endorfine, non è cambiato nulla. Potrebbe essere l’aver serendipitosamente trovato il giusto equilibrio tra nutrimento e movimento, o i bimbi così allegri e contenti delle ultime scoperte scolastiche, o le altre relazioni famigliari, che si stringono quando c’è una difficoltà, o vedere il nonno di nuovo in salute e sereno, le giornate che si allungano, il lavoro oppure, chissà, una ragione spirituale. Sinceramente, boh! Non è che da un anno fa, mettiamo, sia cambiato qualcosa di sostanziale. E dopo aver effettuato un’analisi minuziosa per tutta la settimana ho deciso che me ne frego e me la prendo come regalo, che anche se ne scoprissi una ragione oggettiva non credo riuscirei a riprodurla in un altro momento.

L’altra verità è che non so quando sia cominciata. Magari sono così felice da mesi, e non mi ero fermata a dirmelo. Quindi anche qui la smetto di analizzare e me la godo, che certi regali hanno sempre una ragione di essere e bisogna farne tesoro. Riconosco e ringrazio, anche di aver riconosciuto.

febbraio 2011 089

P.S. Sono stata tentata di trasformare questo post in un finto giveaway di spazzolini omaggio, visto l’alto tasso di zuccheri, e invece ve lo beccate così. Vi confesso che a volte non è facile scrivere il positivo senza filtri cinici o materialisti ma questo è il programma di questo blog e mi ci voglio attenere.

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