Archive for June, 2013

L’ozio e le virtù

Penso che la prima volta sia stata a 14 anni, quando guardando le dimensioni de Il Signore degli anelli ho pensato: questo me lo leggo in vacanza altrimenti non me lo godo. Chiamateli buoni propositi, o compitini delle vacanze, ma io li faccio ogni anno. Si, dai, anche voi, lo so. Lo dite, che volete solo fare le lucertole al sole a sfogliare Marie Claire, ma poi in qualche parte del cervello ce l’avete quella cosa che non riuscite a fare durante l’anno e che promettete a Giugno che entro Settembre avrete fatto, anche solo darsi tutti i giorni la crema. Perché pure a Giugno si fanno i buoni propositi, ma a scadenza stretta, e magari si rispettano pure.

Io quest’anno un po’ stacco. Dopo 3 anni di lavoro quasi continuativo ho bisogno di guardare per un momento da un’altra parte: la maggior parte dell’estate la passerò con il solito regime fifty-fifty tra lavoro e famiglia, che comunque mi piace. Ma ci sono cose che è difficile inserire in tempi cittadini e lavorativi e che sono altrettanto importanti e quest’anno me li concederò.

Tipo finire quegli americani in canapa per le colazioni nel microgiardino. Tipo leggere qualche bel tomo che aperto la sera potrebbe indurre troppo velocemente il sonno. Ho lì gli Essais di Montaigne. In lingua originale, sì, altrimenti non lo stavo qui a scrivere e a darmi arie. Tipo riprendere a correre la mattina sui bastioni e finalmente concentrarmi su quei dvd di yoga che possono essere apprezzati solo nella dovuta calma. Tipo sperimentare nuove ricette di gelati fatti in casa. Due o tre volte a settimana mi parrebbe un buon ritmo. Tipo farmi una gonna svolazzante con uno scampolo comprato in un momento di debolezza. Tipo finire quel corso della Standford University su Coursera, che un po’ c’entra con il lavoro ma è abbastanza astratto da dare piacere intellettuale ed essere difficilmente applicabile dal punto di vista pratico. Tipo insegnare al Primogenito a nuotare senza braccioli. E anche al Cadetto, se ne ha voglia.

Tipo scrivere un po’ di più. Non su Facebook. Tipo fare qualche partita a giochi da tavolo con il consorte, e finire di vederci le ultime stagioni del Doctor Who, che fra poco sono 10 anni che abbiamo convolato e un po’ di back to basics ci sta bene.

Come al solito, ho la lista già fatta, e pregusto già il piacere di spuntare le varie voci: non devo fare tutto, ma qualcosa sì. Anche nel mio fondamentale testo di riferimento educativo, Piccole Donne, ci sono ben due capitoli con la morale “tutto spasso e niente impegno va male quanto tutto lavoro e niente riposo”. Sono ottocentesca dentro, lo sapete, e poi anche Louise May Alcott andava a correre tutte le mattine, e chissà che fatica con quelle gonnellone.

Perché l’ozio può essere papà di tante virtù (che bel termine ottocentesco anche questo!) e io intendo essere meno stressata e più virtuosa, sorridente e impegnata questa estate, certamente più di quanto lo sia stata negli ultimi tempi.

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Diluvia

Piove, diluvia, temporaleggia. Potevamo andare a fare rugby nei parchi come Sabato scorso, visto che al Primogenito era piaciuto tanto. E intanto si è già fatto Martedì, dieci giorni dopo, perché ho mollato due volte questo post a metà della prima frase e comunque sempre pioveva. Ho avuto una seccante influenza, me l’hanno attaccata i bimbi dopo aver passato notti abbracciata a loro rantolanti con il termometro che segnava 40,2, oh yeah, un record è sempre un record, sia lodato l’ibuprofene. E il piccolo ha perso la gita e il compleanno del suo migliore amico mentre il grande ha comunque aspettato di cantare la sua canzoncina in aula magna con tormento di maglietta come coreografia prima di beccarsela, ma di festa di compleanno ne ha persa una anche lui. E il troppo lavoro, che dopo un po’ ti chiedi anche perché. Tornerò, con la primavera, quando si deciderà ad avere un aspetto consono al suo stato e sarà già estate. Per ora, frasi mozze e diluvi. Di lacrime, che fa bene ripulire quei dotti lì, ogni tanto, di pioggia e di sciocchezze.

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