Archive for November, 2013

Acqua preziosa

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Ogni anno mi stupisco ma quando facciamo la raccolta dei dati annuali dei contatori dell’acqua per ogni appartamenti per il condominio scopro che la nostra famiglia ha sempre uno dei consumi più bassi, poco superiori a chi vive da solo.

Se pensate la cosa non è affatto scontata: non usiamo né tovaglioli né fazzoletti di carta né piatti usa e getta, laviamo tutto perché usiamo soprattutto prodotti riutilizzabili, beviamo acqua di rubinetto filtrata dalla caraffa (lo so, ma è calcarea e non è bevibile senza) e, addirittura, facciamo spesso il bagno invece della doccia. Dovremmo avere un consumo di acqua superiore agli altri invece non è così.

Vi assicuro che il mio stupore è reale: ci laviamo per bene quotidianamente, beviamo, facciamo una lavatrice al giorno e laviamo la casa e i nostri piatti, ve lo assicuro, non viviamo sporchi e selvaggi allo scopo di risparmiare acqua. Mi viene però da pensare che la gestione di tutti i giorni deve avere un maggior impatto sui consumi che queste altre attività.

Io ho vissuto in Sardegna fino ai 18 anni e lì, per forza, ho imparato a non dare l’acqua corrente per scontata. Nonostante la tragedia appena capitata, l’acqua era una rarità in certi periodi e in certi luoghi. Naturalmente anche i sardi usano tanta acqua nella vita di tutti i giorni come gli altri italiani, ma la sensazione che ad esempio nei periodo caldi si potrebbe rimanere senza non mi è passata venendo a Bologna. Non so se è questo ma mi viene spontaneo cercare di risparmiare l’acqua che usiamo e probabilmente sono quei piccoli gesti che producono la riduzione più grande.

Ho cercato di fare mente locale alle azioni che usiamo in casa quando abbiamo a che fare con l’acqua e ve le elenco sotto, magari potrete trovarci qualche spunto e condividere i vostri trucchi per imparare a vicenda.

La lavastoviglie. Dicono che faccia risparmiare acqua e visti i nostri risultati probabilmente è vero. Mettiamo tutto in lavastoviglie, al ciclo minimo, in genere più che sufficiente. Non prelaviamo, puliamo solo dai residui, ma se le pentole sono sporche le mettiamo nel lavello così lo sporco si ammolla con gli sciacqui delle verdure o l’acqua di scolatura della pasta che è efficacissima contro l’unto. Se una pentola è particolarmente incrostata la rimetto su un fornello acceso piena d’acqua e bicarbonato e praticamente si pulisce da sola.

Evitare di disperdere l’acqua corrente. Un rubinetto aperto inutilmente mi fa venire letteralmente l’ansia. Sono capace di attraversare la casa per chiudere il rubinetto lasciato aperto dai bambini mentre si lavano i denti, lavo le verdure in una terrina, raccolgo l’acqua dell’ultimo risciacquo nel lavello e metto una bacinella sotto l’acqua che scorre in attesa che diventi calda per raccoglierla e usarla per lo scarico o per annaffiare.

Inserire i riduttori e usare un soffione regolabile per la doccia. E anche le docce, il tempo giusto per lavarsi, tanto mica abbiamo tanto tempo da perdere sotto l’acqua. Un bel massaggio a secco prima, lavare e sciacquare bene e così si riesce poi a mettere la crema!

Usare sempre il tasto “breve” dello scarico del water. No, non arriviamo fino a non scaricare se si tratta di liquidi, penso che mi capite, anche se qualcuno lo consiglia come pratica ecologica. Non ce la faccio, puzza e mi fa senso, anche se a volte i miei bimbi in questo sono più ecologici di me e mi lasciano le sorpresine in bagno per la fretta di tornare a giocare. Però sogno un sistema di riciclo fatto bene che utilizzi l’acqua della doccia per lo scarico e intanto c’è una bacinella o un secchio carino nascosto sotto un mobile pieno dell’acqua raccolta dai rubinetti aperti o alla fine di un bagno per non sprecarla e la utilizzo in alternativa al solito bottone, così uno al giorno se ne risparmia.

Un panno in microfibra ben strizzato è un antibatterico superiore a litri di acqua. E’ un buon modo per pulire i pavimenti in modo efficiente ed ecologico, specialmente se come me avete il parquet che mal tollera gli eccessi d’acqua. Alla fine si lascia in ammollo in acqua bollente e un po’ di sapone, oppure si può rigenerare bollendolo dentro a una pentola e facendogli fare un giro di lavatrice, senza ammorbidente s’intende.

Il ciclo breve della lavatrice è per la maggior parte delle volte sufficiente per un buon lavaggio. Aggiungete due palline per il detersivo invece di una per sbattere meglio i panni e l’efficacia del lavaggio aumenterà senza usare troppa acqua o temperature troppo alte. Così i tessuti si rovinano di meno e i vestiti durano anche di più.

Questi sono i punti che mi sono venuti in mente, forse in realtà sto dimenticando qualche cosa di fondamentale. Spesso mi viene detto che ad abolire l’usa e getta si spende di più perché ci vogliono risorse per lavare gli oggetti. Forse è vero ma come vedete il bilancio alla fine è positivo anche per i consumi: basta avere sempre presente che l’acqua è preziosa e va usata con rispetto e parsimonia.

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Il bagno caldo

Vi avevo promesso di raccontarvi anche le mie incoerenze e questa è una di quelle: la mia dipendenza dalla vasca da bagno. Non potrei semplicemente vivere in pianta stabile in una casa non provvista di vasca da bagno. Ho bisogno della sua presenza in casa, anche se il lungo bagno rilassante dei miei sogni spesso è solo un lusso raro.

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Lo so che le docce sono meglio: più economiche ed ecologiche, ed un box doccia prende pure meno spazio di una vasca. Il bagno però…

Niente, nessun prodotto rende nuova la pelle come un lungo bagno e una bella strofinata con un asciugamano sulla pelle umida. Nessuna idea geniale mi è venuta sotto la doccia, con la sua efficienza, lava di qua, strofina di là, sei concentrata nell’azione e non c’è spazio per la creatività. La sensazione di essere avvolta e portata dall’acqua, di lasciarti andare, il corpo immerso che man mano cede all’acqua la sua resistenza e la mente che vaga sono piaceri a cui non riuscirò mai a rinunciare.

Quindi, ogni tanto, bagno.

Alla faccia del consumo di acqua di cui dimentico volontariamente la proporzione rispetto ad una doccia. Un tempo era anche un trattamento di bellezza, maschera al viso e ai capelli, prodotto snellente nell’acqua, pure un po’ di movimento per aiutare a massaggiare. Ora, dopo la maternità, l’evento è talmente raro che è puro relax, senza il pensiero della crema che si asciuga o dei tempi di posa che stanno finendo. Non ci rinuncio, nonostante le mie fisse di tutela ambientale.

Però man mano che cresceva in me la consapevolezza del loro impatto i miei adorati bagni sono cambiati: acqua calda ma non più bollente, che fa pure male alla circolazione, niente bagnoschiuma ricco di tensioattivi ma un poco di sale o di amido e qualche goccia di olio essenziale di lavanda. A volte tengo da parte un po’ dell’acqua di scolatura del riso (sì sì, basta mettere un’altra pentola sotto lo scolapasta) per usarla per ammorbidire la pelle. Poi accendo due o tre candeline, e risparmio pure corrente. Sono anche donna d’amore, non solo libertà, almeno secondo Bellavista.

L’assenza di bagnoschiuma poi aiuta a riciclare l’acqua una volta finito il momento di perfetta felicità a porte chiuse. Intanto l’acqua calda può continuare a scaldare l’ambiente fino a che non si raffredda un poco. Conviene tenere chiusa la porta per via dell’umidità che non è bene che vada in stanze non dedicate, ma il bagno rimarrà caldo senza utilizzare stufette o alzare il riscaldamento. Poi si dovrà arieggiare, naturalmente, e passare una spugnetta sulle pareti ma senza sprecare i vapori caldi appena generati. Poi riempio un secchio dell’acqua rimasta per tenerlo da parte da usare al primo scarico e infine, per pulire la vasca, strofino con una spugnetta in microfibra e un po’ di sapone quando ancora non è vuota e poi sciacquo alla fine, in modo da non utilizzare altra acqua. Così tacito la mia tormentata coscienza e mi concedo questo incoerente e piacevolissimo lusso poco ecologico.

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I piccoli e la creazione dell’opera artistica

Sono una frana a disegnare. Davvero. Il mio vecchio capo mi ha detto una volta che a matematica avrebbero dovuto mettere un corso di disegno per quelli come me, che a mano libera non sono capaci di fare nulla. Per fortuna che ho deciso di non insegnare, poveri alunni! E dire che sono pure nipote di un pittore, ma di quei geni non me ne deve essere arrivato neanche uno.

Ma so che sono così incapace perché non mi sono mai davvero esercitata: so che produrre qualcosa di bello richiede studio e fatica, ed è la sola attitudine che posso passare ai miei bimbi in tema artistico. Insegnare loro che tutti, anche i più grandi, lavorano duro per ottenere quello che vogliono e possono.

Se volete saperne di più su questa sola eredità grafica che posso passare alla prole, ne ho scritto un post per il sito de I piccolini.

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