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Il regalo perfetto

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Questo Luglio io e il Partenopeo abbiamo festeggiato dieci anni dal giorno che abbiamo convolato a giuste (?) nozze. O nozze giuste, meglio.

Credo di aver ricevuto per l’occasione il regalo perfetto. Proprio quello lì, in corsivo. Primo, era una cosa che desideravo ma al momento non sembrava così prioritaria da acquistare: la bicicletta. E non una bicicletta qualunque. Il decennale consorte ha seguito passo passo il recupero di un vecchio telaio presso la bottega artigianale di Bologna Ri.Ciclo  (biciclette di recupero uniche e in contropiede), decidendone i dettagli, controllandone lo sviluppo in modo che incontrasse perfettamente i miei gusti.

Ri.ciclo ha ricostruito la bicicletta montando i freni contropedale, che oltre ad essere comodi da usare eliminano i brutti fili che rovinano la linea della bici e curandone la messa a punto. La ruote, sellino e manubrio sono nuovi, tutto il resto è originale, riciclato da varie bici. Insomma, una bici pensata e bella. Che ha una storia. Che è fatta per piacermi. Ecologica perché fa muovere senza inquinare ed ecologica anche perché non nuova. Ho già comprato due catene enormi per evitare che qualcuno si porti via il mio nuovo tesoro.

Ci vorrò aggiungere un cavalletto, penso, ma il campanello è stato fatto arrivare dall’Inghilterra, il marito ne cercava uno adatto e l’ha trovato su internet. Non è perfetto? Dovete sentire che bel Dinn! che fa. Poi mi mancherà solo un bel cesto da appendere al manubrio e sarà completa.

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Ah, la bicicletta. Com’è vintage e moderna la bicicletta. Quando ero studentessa ne avevo una molto scassata che avevo ridipinto di nero e punteggiato di margherite bianche e gialle, per una mia versione delle margherite GURU che tanto andavano in quegli anni. Ci ho girato Bologna, con la mia Margherita a ruote, e ho continuato ad andare in bici anche nei primi anni di lavoro. 

Poi ho comprato casa e macchina, ho cambiato Margherita con una bici nuova e anonima, dopo il lavoro andavo a comprare mobili o pitture per sistemarmi la mia casetta e ho cominciato ad usarla meno. I figli poi hanno dato la mazzata finale, due e vicini e il tempo sempre più scarso. E loro che odiavano il seggiolino della bici, che ormai era praticamente inservibile.

Questa nuova bici voglio che segni l’inizio di una nuova fase, in cui mi riapproprio di un modo di muoversi gratificante.

Perché muoversi in bicicletta è prima di tutto un’iniezione di autostima: è solo la tua energia cinetica su un mezzo semplice che ti porta in giro, non c’è bisogno di benzina, solo le tue gambe. Senza contare le calorie bruciate. E anche se non sempre si pedala in mezzo ad aria pulita, dicono che l’aria dentro l’abitacolo della macchina sia peggio. Magari mi metterò un elegante foulard di seta a guisa di bandito del far west per filtrare le pm10, bisogna fare scelte di classe anche sulle due ruote. 

Sono fortunata, sono vicina ad una pista ciclabile che con un po’ di giri mi porta nei punti nevralgici di Bologna.  L’auto mi piace poco, e la eviterò ancora di più.

Ah, la bicicletta. Il regalo giusto al momento giusto. Perfetto.

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La spesa alla spina

C’è un’immagine che turba la mia fantasia tutte le volte che apro gli sportelli della mia cucina, e sono i ripiani della dispensa della Zero Waste Home, in cui il cibo è tutto elegantemente contenuto in barattoli di vetro, e non si vede nessun futuro rifiuto dato da incarti e lattine. Una dispensa strepitosa, elegante, ecologica, desiderabile.

Ho provato ad impegnarmi ad avere una dispensa così e qualche passo avanti l’ho fatto, soprattutto grazie al gruppo d’acquisto e agli enormi pacchi di pasta e farina di ogni genere che tengo in cantina e con cui rabbocco i contenitori della cucina di quando in quando. Meno incarti di quando si fa la spesa al supermercato di sicuro, ma ancora non basta.

L’idea di fare come Béa e andare a fare la spesa con i miei bellissimi barattoli di vetro da riempire di cibo biologico senza produrre il più piccolo scarto… eh… che sogno!

Bene, sappiate che ora posso. Non solo, l’ho già fatto. Ho infilato barattoli e barattolini nella mia sporta di tessuto e sono andata con tutta la famiglia all’inaugurazione del negozio in franchising Ariecoidee che ha appena aperto a Bologna. C’era un sacco di bella gente che usciva con biscotti, farine, pasta, riso spillati alla spina e ben insacchettati in ecologissimi sacchettini di carta.

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Il mio obiettivo era comprare dei biscotti, visto che la merenda era saltata e dovevo dare una motivazione ai bimbi per avermi seguito, ma soprattutto delle spezie in modica quantità. Io amo cucinare con le spezie, ma i vasetti che vendono nei supermercati ne contengono sempre troppe per l’uso che ne faccio. Volevo pochi grammi di pepe bianco, in grani. E li ho ottenuti. Un sabato ben impiegato, insomma.

C’è stato un piccolo momento di perplessità in negozio quando ho cominciato a tirare fuori tutti i miei barattoli di vetro, e per un attimo ho pensato di aver esagerato, ma sono stati presto accolti con calore e subitamente riempiti.

I bimbi hanno voluto anche uvetta e mandarini cinesi canditi da sgranocchiare, ed effettivamente il negozio era pieno di piccole bontà biologiche che incitavano al saccheggio.

Datemi solo un po’ di tempo e poi venite a vedere la mia dispensa perché ho intenzione di riempirla di cose buone e felicemente imbarattolate e alleggerire ulteriormente la spazzatura che esce da qui: non zero waste, forse, ma less waste di sicuro.

(foto di Ariecoidee – Bologna)

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Piovono rane

I bimbi sono a casa, niente scuola dell’infanzia fino a Lunedì, il comune si prende il suo tempo per controllare gli edifici. Vecchi amici e parenti mi chiamano per sapere se sto bene, ma a casa non è caduto neanche il libro in bilico sul comodino, e le plafoniere sono ben salde al soffitto. Però il pavimento ondeggia quasi di continuo e se sei in ascensore fai din don tipo campanella e gli amici poco più in là dormono in macchina, o dai parenti, e tremano forte. Le piaghe d’Egitto oggi si chiamano crisi, fallimenti, suicidi, terremoti, tumori. Tra poco pioveranno rane sulle magnolie ma per me la terra può pure tremare, che tanto che siamo su una palla calda e fangosa lanciata a 106mila km circa ci penso un minuto sì e uno no anche quando sento il baricentro ben saldo. Però ho almeno due maglioncini da fotografare, la ricetta della torta al cioccolato da scrivere, lavori interessanti da finire e una fiera da preparare, e il progetto di cambiare questo grumo fangoso, qui ed ora. Come i bimbi che si infilano la mattina nel lettone con la scusa che ho bisogno delle loro coccole e tanto non ci può essere niente di più eterno, sempre qui ed ora. Piovono rane, il cielo è verde, il mar rosso si stende davanti a noi, e stavolta toccherà nuotare.

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Bambini sull’autobus

Sulla montagna di cattive notizie economiche a livello mondiale, nazionale, regionale, comunale e personale è venuta a posarsi al nostro rientro una buona notizia arrivata per posta. Si tratta di un abbonamento gratuito per il Primogenito, di 5 anni, iniziativa del comune di Bologna.

Questo può cambiare positivamente una nostra cattiva abitudine dovuta all’eccessivo costo dei mezzi pubblici; muoversi in 3 (il Cadetto è ancora sotto il metro di altezza) in autobus su brevi percorsi era troppo costoso. Sia io che il Partenopeo usiamo preferibilmente l’autobus per spostarci in città di giorno e i bimbi sono abituati a prenderlo per arrivare ogni tanto in Sala Borsa, nelle gite del Sabato, e per loro fermare l’autobus, salire, timbrare il biglietto, suonare alla fermata è un divertimento. Ma, ad esempio, per far arrivare tutta la famiglia dai nonni, a due fermate del 13 di distanza, prendere l’autobus diventava proibitivo. Assurdo, vero? Conti di benzina alla mano, era più economico andare in garage, caricare i bimbi in macchina, legarli al seggiolino, uscire dal garage, immettersi da una strada laterale sulla trafficata via Emilia, fare 3 minuti di auto, 10 se c’è traffico e troviamo i semafori rossi, cercare parcheggio, scaricare i bimbi, arrivare dai nonni. Le fermate invece sono estremamente vicine alle case e l’autobus passa di frequente ed essendo verso il capolinea è spesso vuoto. Ma costa 3,60 (1,20+1,20+1,20)  euro all’andata e 3,60 (sempre 1,20+1,20+1,20) al ritorno, quindi 7,20 in totale, sempre che tu abbia l’accortezza di comprarlo a terra e non sul mezzo, dove il costo sale a 1,50 euro a viaggio a persona, quindi 9 auro in totale. Lasciamo perdere che con eventuali abbonamenti e citypass il prezzo possa calare, come in effetti succede, arrivando a poco meno di 5 euro, sempre caro per fare un paio di fermate rimane, non parliamo di quando il Cadetto raggiungerà le mitiche tre cifre di altezza e dovrà timbrare orgogliosamente anche lui il suo bigliettino.

Adesso invece la spesa diventa paragonabile a quella dell’auto e quindi, noi, prendiamo l’autobus. A me guidare non piace tantissimo, la seccatura di andare a prelevare la macchina in garage e di trovare parcheggio su brevi percorsi mi pare una gran seccatura. Purtroppo con i figli piccoli le possibilità di usare la bicicletta o di girare a piedi diminuiscono un po’, almeno per me che sono un po’ pigra. E prima dell’estate mi lamentavo molto di quanto costasse una piccola gita in autobus. Qualcuno mi ha ascoltato e se per caso passa di qui gli lascio la testimonianza che con noi l’incentivo ha funzionato. Ben fatto.

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