Archive for category lavoretti

Sacchi di Natale

Ecco qui l’ultimo post prenatalizio. Avrei voluto scrivere tante altre piccole cose che abbiamo pensato, ma proprio nell’ottica di essere più Natale che fare Natale me la sono presa comoda. Mentre riposa la pasta per i tortelloni e mi riprometto di imparare a fare il pandoro in casa ecco quello che ho cucito ieri in 5 minuti liberi. L’idea mi è venuta da un blog americano che adesso non ritrovo: confezionare dei sacchi di Natale per impacchettare i regali invece di incartarli. Certo, l’idea di usare il tessuto invece della carta non è certo originale, i giapponesi poi lo fanno da secoli. Ma può diventare costosa e poco pratica e non è detto che lo scampolo venga effettivamente usato dal destinatario. La vera genialata che mi ha folgorato è l’idea di creare dei sacchi di tessuto per i regali della famiglia, da riutilizzare ogni anno. Avevo vari scampoli verdi, ci ho fatto due cuciture, lasciato i margini vivi che ad abbellirli ci penserò gli anni prossimi ed ecco un primo set dei nostri sacchi natalizi di famiglia. Oltretutto confezionare i regali così è velocissimo (e così vi faccio vedere anche un pezzo di albero decorato a calzini).

Che il vostro Natale sia un lusso del cuore!

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Di nastri e broccati il tovagliolo delle feste

E di sicuro non di carta. Parliamone. Vogliamo davvero festeggiare, vogliamo davvero rendere dei giorni speciali, e non ci regaliamo il lusso di non ricorrere all’usa e getta? Saranno pur belli i nuovi tovaglioli in carta natalizi ma vogliamo mettere con il forbirsi la bocca con il tessuto? Se c’è un vero lusso a basso impatto è quello di tornare alla stoffa riutilizzabile e smettere di riempire la spazzatura di carta e plastica (anche quella di mais, e già). Li abbiamo tutti i tovaglioli, e se non ce li abbiamo andiamo in una scampoleria, prendiamo una stoffa rossa lucida e ritagliamoli con una forbice seghettata. Almeno a Natale (e per il resto delle feste e delle vacanze) tovaglioli e tovaglie mettiamoli di tessuto. Può essere anche sintetico, lucido, colorato, di quelli che vanno in lavatrice e poi non si devono neanche stirare, perché capisco che l’ansia di macchiare i pizzi e ricami della nonna può rovinare una festa. Ma tessuto, che si usa e si riusa, e rende la tavola un banchetto d’altri tempi. E il tempo di buttarli in lavatrice è minore di quello che si perde a raggiungere il bidone della spazzatura. E se il pranzo è di quelli senza il posto fisso, se si hanno ospiti per più giorni, e per il resto del tempo, che uno magari il tovagliolo se lo tiene almeno fra pranzo e cena, come si fa, che i portatovaglioli sono finiti in soffitta?

Ecco la mia idea festosa. Avete presente i nastrini delle bomboniere, quelli troppo corti per fare qualsiasi cosa, quelli tutti pastellosi, quelli che praticamente tutte conserviamo in qualche scatola e quasi mai utilizziamo?
Li ho presi, li ho intrecciati grossolanamente, ne ho fatto tanti quanti i commensali. I colori e i materiali variano, come deve essere per riconoscere il proprio, ma risultano comunque armonici fra di loro, l’effetto non mi pare malvagio e in più ho svuotato la scatola dei nastrini da bomboniera, così posso ricominciare a riempirla da capo.

(Questo post si classifica tra le eco-ovvietà ma la treccina mi era piaciuta e volevo una scusa per farvela vedere.)

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Prima domenica di avvento

Si avvicina Natale. Fuori nevica, noi stiamo per andare in cantina a prendere l’albero e sui blog creativi si affastellano immagini di decorazioni, regali fatti a mano, calendari, lavoretti. Da un lato tutto questo riempie il cuore di gioia, di sensazioni di affetto e di intimità, di idee e voglia di fare, da un altro ogni tanto mi chiedo se non sia un nuovo tipo di consumo, di tempo, di energie, di fotografie, per reazione allo shopping tradizionale, ma non diverso in qualità bulimica e dispendiosa. Comunque dare non è mai una cattiva idea, e fare qualcosa per gli altri, comunque, anche entrando in un negozio e pagandolo in denaro, non può essere del tutto sbagliato. Per cui mi accodo come ogni anno anche io nel fare i miei regaletti a mano, contenta che sia tornato in auge, che ne sia recepito il significato, e sperando che anche per l’ambiente significhi un guadagno, ma accompagnando questo atto buonista per la festa più buonista che ci sia da un desiderio. Vorrei un Natale semplice, sobrio, sobrio anche di immagini, di corse per chi fa la decorazione più bella e più originale, chi posta la foto più bella, chi ha davanti a casa il paesaggio più innevato. Vorrei un Natale per parlare a voce, un Natale in cui prima di aprire i regali si elencano quelli che già abbiamo, un Natale di profumi e di suoni, un Natale in cui non ci sia mai la sensazione che ci sia poco tempo e troppo da fare. Vorrei un Natale calmo e sereno e, concedetemelo, poi ognuno lo declinerà a modo suo, vorrei un Natale religioso, in cui si ricordino uno ad uno i significati tradizionali, un Natale di rituali, a partire dalla chiesa improvvisamente gremita solo in quel giorno dell’anno al sugo con ricetta che risale al ‘700 che la famiglia del Partenopeo ripropone ogni anno sulla tavola circondata da parenti vecchi e nuovi, dalle domeniche scandite dalle messe dell’Avvento al Tu scendi dalle stelle cantanto mentre si ricrea quel minuscolo nostro presepe familiare.

Un Natale che scandisca il tempo e l’inverno ma non rimanga l’unica festa con questo significato ma sia tappa di un viaggio lungo un anno, fatto di altre tappe e altri momenti e altri passi avanti. Ecco, questo desidero, perfettamente in tema, con buona pace dei miei lettori che ormai mi usano per zuccherare il latte la mattina.

Per questo motivo quest’anno mi sono ripromessa di non mettermi l’obiettivo di sfornare biscotti e marmellate aromatizzate allo zenzero a ripetizione, ma di godermi poche, piccole attività con la mia famiglia, di curare magari i pacchetti con un niente dentro, di lasciare da parte maglia e feltro ogni tanto per fare una telefonata in più, per scrivere una mail personale, per fermarmi a guardare e a cantare.

E dopo questo preambolo vi comunico che in realtà qualcosa di piccolo piccolo ho cominciato a farlo. Un pensierino per chi abbiamo incontrato nel nostro viaggio in Canada, due adorabili bimbe e altri amici che hanno riempito di complimenti i nostri figli, cosa che si sa non lascia mai indifferente una mamma; pensierini che dovevano essere piccoli e flessibili per essere infilati in una valigia già troppo piena. Ecco qua, sempre riciclando gli stessi vecchi maglioncini infeltriti per sbaglio, addirittura utilizzandone le parti meno utilizzabili come i bordi e le decorazioni, due mollettine e due dei diversi segnalibri che ho fatto per gli amici canadesi, a costo zero e dal risultato “rustico”, con il solo scopo di dire “Grazie.”.

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Festa della mamma

In attesa di fare un post sulla mia sbadataggine e sui maglioncini dei miei bimbi che si nascondono regolarmente in mezzo a bianchieria di colori simili per provare l’ebbrezza di un ciclo di centrifuga e diventano cosí infeltriti e inutilizzabili, ecco uno dei risultati del loro riciclo, un pensierino per la mia mamma ormai nonna.

Ho un po’ uno spirito calvinista per quanto riguarda abbigliamento e arredamento, non amo le cose solo belle in quanto tali se non hanno anche una loro utilità, non porto quasi mai gioielli e i miei soprammobili giacciono felicemente in cantina, quindi spesso le graziosissime cose che vedo su internet per me rappresentano comunque del superfluo, non saprei proprio che farne. Oltre quindi a trovare un modo di riciclare il feltro da vecchie maglie, bisogna pure che il riciclo sia qualcosa di utile, oltre che grazioso. Per la mia mamma, frenetica lettrice, ho confezionato ieri sera in 10 minuti questo segnalibro floreale, ispirata dai colori del maglioncino appena smembrato.  Poi mio marito mi ha chiesto cosa avrebbe mai regalato, lui, alla sua mamma, e quindi dentro al libro potete vedere spuntare quello per la suocera, fatto con il bordo di un altro maglioncino e una perlina.

festa della mamma

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