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Acqua preziosa

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Ogni anno mi stupisco ma quando facciamo la raccolta dei dati annuali dei contatori dell’acqua per ogni appartamenti per il condominio scopro che la nostra famiglia ha sempre uno dei consumi più bassi, poco superiori a chi vive da solo.

Se pensate la cosa non è affatto scontata: non usiamo né tovaglioli né fazzoletti di carta né piatti usa e getta, laviamo tutto perché usiamo soprattutto prodotti riutilizzabili, beviamo acqua di rubinetto filtrata dalla caraffa (lo so, ma è calcarea e non è bevibile senza) e, addirittura, facciamo spesso il bagno invece della doccia. Dovremmo avere un consumo di acqua superiore agli altri invece non è così.

Vi assicuro che il mio stupore è reale: ci laviamo per bene quotidianamente, beviamo, facciamo una lavatrice al giorno e laviamo la casa e i nostri piatti, ve lo assicuro, non viviamo sporchi e selvaggi allo scopo di risparmiare acqua. Mi viene però da pensare che la gestione di tutti i giorni deve avere un maggior impatto sui consumi che queste altre attività.

Io ho vissuto in Sardegna fino ai 18 anni e lì, per forza, ho imparato a non dare l’acqua corrente per scontata. Nonostante la tragedia appena capitata, l’acqua era una rarità in certi periodi e in certi luoghi. Naturalmente anche i sardi usano tanta acqua nella vita di tutti i giorni come gli altri italiani, ma la sensazione che ad esempio nei periodo caldi si potrebbe rimanere senza non mi è passata venendo a Bologna. Non so se è questo ma mi viene spontaneo cercare di risparmiare l’acqua che usiamo e probabilmente sono quei piccoli gesti che producono la riduzione più grande.

Ho cercato di fare mente locale alle azioni che usiamo in casa quando abbiamo a che fare con l’acqua e ve le elenco sotto, magari potrete trovarci qualche spunto e condividere i vostri trucchi per imparare a vicenda.

La lavastoviglie. Dicono che faccia risparmiare acqua e visti i nostri risultati probabilmente è vero. Mettiamo tutto in lavastoviglie, al ciclo minimo, in genere più che sufficiente. Non prelaviamo, puliamo solo dai residui, ma se le pentole sono sporche le mettiamo nel lavello così lo sporco si ammolla con gli sciacqui delle verdure o l’acqua di scolatura della pasta che è efficacissima contro l’unto. Se una pentola è particolarmente incrostata la rimetto su un fornello acceso piena d’acqua e bicarbonato e praticamente si pulisce da sola.

Evitare di disperdere l’acqua corrente. Un rubinetto aperto inutilmente mi fa venire letteralmente l’ansia. Sono capace di attraversare la casa per chiudere il rubinetto lasciato aperto dai bambini mentre si lavano i denti, lavo le verdure in una terrina, raccolgo l’acqua dell’ultimo risciacquo nel lavello e metto una bacinella sotto l’acqua che scorre in attesa che diventi calda per raccoglierla e usarla per lo scarico o per annaffiare.

Inserire i riduttori e usare un soffione regolabile per la doccia. E anche le docce, il tempo giusto per lavarsi, tanto mica abbiamo tanto tempo da perdere sotto l’acqua. Un bel massaggio a secco prima, lavare e sciacquare bene e così si riesce poi a mettere la crema!

Usare sempre il tasto “breve” dello scarico del water. No, non arriviamo fino a non scaricare se si tratta di liquidi, penso che mi capite, anche se qualcuno lo consiglia come pratica ecologica. Non ce la faccio, puzza e mi fa senso, anche se a volte i miei bimbi in questo sono più ecologici di me e mi lasciano le sorpresine in bagno per la fretta di tornare a giocare. Però sogno un sistema di riciclo fatto bene che utilizzi l’acqua della doccia per lo scarico e intanto c’è una bacinella o un secchio carino nascosto sotto un mobile pieno dell’acqua raccolta dai rubinetti aperti o alla fine di un bagno per non sprecarla e la utilizzo in alternativa al solito bottone, così uno al giorno se ne risparmia.

Un panno in microfibra ben strizzato è un antibatterico superiore a litri di acqua. E’ un buon modo per pulire i pavimenti in modo efficiente ed ecologico, specialmente se come me avete il parquet che mal tollera gli eccessi d’acqua. Alla fine si lascia in ammollo in acqua bollente e un po’ di sapone, oppure si può rigenerare bollendolo dentro a una pentola e facendogli fare un giro di lavatrice, senza ammorbidente s’intende.

Il ciclo breve della lavatrice è per la maggior parte delle volte sufficiente per un buon lavaggio. Aggiungete due palline per il detersivo invece di una per sbattere meglio i panni e l’efficacia del lavaggio aumenterà senza usare troppa acqua o temperature troppo alte. Così i tessuti si rovinano di meno e i vestiti durano anche di più.

Questi sono i punti che mi sono venuti in mente, forse in realtà sto dimenticando qualche cosa di fondamentale. Spesso mi viene detto che ad abolire l’usa e getta si spende di più perché ci vogliono risorse per lavare gli oggetti. Forse è vero ma come vedete il bilancio alla fine è positivo anche per i consumi: basta avere sempre presente che l’acqua è preziosa e va usata con rispetto e parsimonia.

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Pozioni magiche: il succo verde

Un altro modo per utilizzare quegli onnipresenti gambi di cavolo è centrifugarli.

La cosa diventa necessaria in inverno per due motivi principali.

Il primo è che i cavoli abbondano in tutte le loro versioni e non si può mangiare sempre zuppa di cavolo e non si può neanche metterne un poco in tutte le zuppe perché ha un sapore predominante e quindi si finisce per avere l’impressione di mangiare solo cavolo anche se è in mezzo ad altre 8 verdure.

Il secondo è che d’inverno si mangia meno verdura cruda (almeno, io ne mangio molta meno) e invece sarebbe il momento di fare il pieno di quelle buone vitamine presenti in tutte le verdure di questo periodo che aiutano tanto i sistema immunitario a passare indenni l’inverno.

A parte il cavolo cappuccio, i cavoli crudi a me non piacciono molto mentre l’idea di utilizzarlo per fare il pieno di vitamine mi sorrideva molto. Avevo letto del green juicing su alcuni siti d’oltreoceano, dove si scopre un nuovo supercibo e un nuovo elisir di lunga vita ogni giorno anche tra i cibi che ho sempre mangiato e mi è sembrata una buona idea per trarre il meglio dagli scarti delle verdure del mio frigorifero.

In inglese  green juice fa più figo di succo verde, ma il succo della questione succhi è: le piante a foglia verde, tipo i cavoli, sono piene di clorofilla.

succo verdeLa clorofilla fa un sacco di bene, specialmente a chi come me è tendenzialmente anemica, perché piace ai globuli rossi ed è piena di ferro biodisponibile, poi è depurativa, antisettica, antiossidante e bla bla bla. Per riuscire a buttare giù una quantità di clorofilla sufficiente uno dei metodi più efficaci è centrifugare piante a foglia verde, che non sono solo cavoli ma a casa mia d’inverno soprattutto loro, più che altro per tutti quei gambi un po’ fibrosi che voglio riutilizzare. Niente vi vieta di sperimentare con tutta la frutta e la verdura che volete, ad esempio conosco chi beve solo cetriolo e pera e per lui non c’è altro succo verde al mondo.

Naturalmente nei siti che lo sponsorizzano dicono che è l’elisir di lunga vita, rafforza il sistema immunitario, fa andare via le rughe e la cellulite e che potreste anche nutrirvi solo di questo per qualche giorno per essere nuove, belle e in forma.

Io mi fermo un po’ più in qua e mi accontento delle buone sostanze che veicola nell’organismo e che posso sottrarre addirittura a pezzi di verdura che altrimenti finirebbero in pattumiera.

La verità profonda del green juicing è che il succo di cavolo tel quel farà pure benissimo ma fa schifo. Però se ci centrifughi insieme una mela intera, ci aggiungi la menta e un pochino di limone diventa buono. Io per ottenere un sapore decente in genere faccio metà frutta metà residui di cavolo e un po’ di limone o menta o zenzero. La frutta e la verdura vanno messe nella centrifuga con tutti i semi e la buccia, tagliate grossolanamente. Limone e spezie si aggiungono alla fine.

Dato che l’occhio vuole la sua parte, io mi attengo alla gamma cromatica verde, cioé aggiungo mele, kiwi, pere in modica quantità e nessuna frutta troppo gialla o rossa che farebbe tendere il centrifugato al marroncino e così lo trovo meno piacevole da bere. Per me è ottimo dopo che ho fatto movimento, mi sembra che il mio corpo mi chieda proprio un supplemento di energia e vitamine ma nulla di troppo pesante. La fame da lupo mi viene infatti circa dopo un’oretta e a quel punto mi illudo di poter divorare quello che mi pare che tanto il mio sano succo verde l’ho già preso.

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La minestra di Gianburrasca

Non è che sia un gran complimento, chiamarla la minestra di Gianburrasca. Qui in casa viene altrimenti identificata come la zuppona, che non è che suoni molto meglio. Non si tratta propriamente di acqua di risciacquatura dei piatti, ma saporita è saporita.

IMG_20131013_202144Mai uguale a se stessa, oltre ad essere sana, biologica, zeppa di vitamine è pure a costo quasi nullo, perché viene fatta con gli scarti delle verdure. Ogni tanto ci si infila una patata, un po’ di farro, una vecchia crosta di parmigiano reggiano dai 24 ai 30 mesi di invecchiamento., che ammollato nella zuppa e insaporito di verdura è prelibato. Oppure si può far scivolare un’ombra di stracchino avanzato, un fondo di latte, persino un cucchiaio di yogurt che con il suo sapore un po’ acidulo ha comunque qualcosa da dire.

Non vi illudete, è raro che qualcuno mi accompagni nei miei pasti serali a base di zuppona. Gli altri inquilini di casa sono uomini e pare che il potage sia roba da femmine. E infatti la mia compagna di potage preferita è mia mamma, che essendo francese se ne intende.

Ma come nasce la zuppona? Comincia a delinearsi quando arriva la famosa cassetta delle verdure con le sue varie sorprese. Da quando la ricevo mi sono finalmente messa a cucinare verdura “vera”, quella non sbucciata e tagliata in pezzi ma da tagliare e preparare, e il primo effetto che ho visto è come la proporzione tra cestino dell’umido e cestino dell’indifferenziato si sia improvvisamente invertita.

Mentre sbucciavo, dirigevo le operazioni di sgranatura famigliari o mondavo foglie mi chiedevo sempre se quelle parti superflue fossero da scartare come non buone o semplicemente come non adatte alla preparazione. Non avendole mai trovate in una busta di surgelati potevo avere il dubbio che fossero davvero cibo.

Ho chiesto in giro, a persone che erano vissute in altri tempi, se davvero le foglie di cavolfiore fossero da buttare e come ci si comportava con la buccia della zucca o la parte verde dei porri. La generazione a cui chiedere non è quella dei nostri genitori, anche loro figli della comodità dei surgelati, ma più indietro, a nonni e bisnonni. E le loro risposte erano in genere che ai loro tempi si mangiava tutto, e con gusto.

Così ho cominciato a raccogliere scarti e ad usarli in separata sede. Non solo, ci metto attenzione a cucinarmi questi scarti, li fotografo e mi sento molto ecofighetta quando apparecchio di tutto punto per gustarmi le mie creazioni sottratte alla pattumiera. Che volete, ognuno ha le fisse che si merita.

Mi organizzo così: man mano che si preparano le verdure tengo da parte gli scarti. Se so di poterli usare a breve li taglio e li metto in un sacchetto tipo ziplock nel frigo, altrimenti direttamente nel freezer specialmente se voglio provare a mescolare più verdure. Ad esempio vanno molto bene insieme buccia di zucca e la parte verde dei porri, o diversi tipi di cavolo. Se la verdura è stata lessata ributto gli scarti direttamente nella stessa acqua di cottura (ad esempio lo faccio per le foglie di cavolfiore), frullo e metto da parte.

Non vi lascio un elenco degli scarti che uso oppure ho usato, perché non li ricordo tutti. Se ho in mano qualcosa che ha un’apparenza alimentare faccio un giro su google e trovo come usarlo, spesso su http://cucinaeco.wordpress.com/, in cui la mia omonima fa prove su prove riuscite di cucina a costo quasi nullo.

Vi lascio invece le ricette delle mie zuppone preferite, quelle che rifaccio perché dopo il primo esperimento mi sono piaciute molto. Sono state provate varie volte ma non riesco a dare loro la dignità di una ricetta vera perché troppo semplici e con le dosi troppo ad occhio. Ma è autunno, c’è la crisi e una zuppa calda in pancia aiuta a sentirsi meglio e io vi annuncio che ricomincio la stagione delle mie cene a base di raffinati scarti alimentari di cui vi lascio qualche suggerimento dei più riusciti.

Vellutata di buccia di zucca con semi di zucca e curry

Lessare la buccia di zucca nella pentola a pressione in poca acqua, in modo che si cuocia quasi a vapore, aggiungere un bicchiere di latte, salare e frullare. Insaporire con il curry e servire con una manciata di semi della stessa zucca lasciati seccare in forno caldo e spento (ad esempio dopo aver cucinato una torta).

Minestra di foglie di cavolfiore, patate e farro

Lessare le foglie di cavolfiore nella pentola a pressione con una patata piccola. Scolarle, conservando da parte l’acqua, e frullarle con un cucchiaio della stessa. Nel frattempo far cuocere nell’acqua di cottura un paio di manciate di farro. Unirle al passato e servire.

Zuppa di cavolo nero e formaggio

Tagliare a pezzi piccoli i gambi di cavolo nero a cui sono state tolte le parti più filamentose e lessarli insieme ad una cipolla. Frullare e passare con un colino largo. Versare in una pirofila con abbondante formaggio tipo emmental e gratinare al forno.

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La spesa alla spina

C’è un’immagine che turba la mia fantasia tutte le volte che apro gli sportelli della mia cucina, e sono i ripiani della dispensa della Zero Waste Home, in cui il cibo è tutto elegantemente contenuto in barattoli di vetro, e non si vede nessun futuro rifiuto dato da incarti e lattine. Una dispensa strepitosa, elegante, ecologica, desiderabile.

Ho provato ad impegnarmi ad avere una dispensa così e qualche passo avanti l’ho fatto, soprattutto grazie al gruppo d’acquisto e agli enormi pacchi di pasta e farina di ogni genere che tengo in cantina e con cui rabbocco i contenitori della cucina di quando in quando. Meno incarti di quando si fa la spesa al supermercato di sicuro, ma ancora non basta.

L’idea di fare come Béa e andare a fare la spesa con i miei bellissimi barattoli di vetro da riempire di cibo biologico senza produrre il più piccolo scarto… eh… che sogno!

Bene, sappiate che ora posso. Non solo, l’ho già fatto. Ho infilato barattoli e barattolini nella mia sporta di tessuto e sono andata con tutta la famiglia all’inaugurazione del negozio in franchising Ariecoidee che ha appena aperto a Bologna. C’era un sacco di bella gente che usciva con biscotti, farine, pasta, riso spillati alla spina e ben insacchettati in ecologissimi sacchettini di carta.

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Il mio obiettivo era comprare dei biscotti, visto che la merenda era saltata e dovevo dare una motivazione ai bimbi per avermi seguito, ma soprattutto delle spezie in modica quantità. Io amo cucinare con le spezie, ma i vasetti che vendono nei supermercati ne contengono sempre troppe per l’uso che ne faccio. Volevo pochi grammi di pepe bianco, in grani. E li ho ottenuti. Un sabato ben impiegato, insomma.

C’è stato un piccolo momento di perplessità in negozio quando ho cominciato a tirare fuori tutti i miei barattoli di vetro, e per un attimo ho pensato di aver esagerato, ma sono stati presto accolti con calore e subitamente riempiti.

I bimbi hanno voluto anche uvetta e mandarini cinesi canditi da sgranocchiare, ed effettivamente il negozio era pieno di piccole bontà biologiche che incitavano al saccheggio.

Datemi solo un po’ di tempo e poi venite a vedere la mia dispensa perché ho intenzione di riempirla di cose buone e felicemente imbarattolate e alleggerire ulteriormente la spazzatura che esce da qui: non zero waste, forse, ma less waste di sicuro.

(foto di Ariecoidee – Bologna)

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Grazie per i tutti i premi, di cuore.

Ultimamente ho ricevuto un po’ di premi, di quegli award carucci carucci che ci si scambia tra blog. Mi fanno un gran piacere, ogni volta sorrido e arrossisco un poco quando li ricevo, e mi riprometto di ringraziare e ricambiare con il post in cui si premiano altri blog che sei invitato a fare quando ricevi questo tipo di riconoscimento.

Solo che quando mi metto al computer per farlo, mi rendo conto che avrei da scrivere dei post con qualcosa di attinente al tema del blog, che ne giacciono troppi cominciati e mai finiti nelle bozze, che in fondo questi premi non li merito molto vista la mia scarsa costanza negli aggiornamenti… e alla fine scrivo un post sull’argomento del blog, ossia il mio percorso verso una vita quotidiana più semplice e gratificante.

Purtroppo il mio tempo per questo spazio è estremamente limitato. Non che pensi che se chiudessi lostrettoindispensabile cambierebbe poi la vita di qualcuno dei miei lettori, ma la mia sì. Scrivere nero su bianco questi miei passi mi aiuta a cercare di mantenermi costante per poi vantarmi qui dei miei progressi. Non vorrei per nulla al mondo essere ingrata di questa attenzione e questa pubblicità, ma purtroppo non riesco a rispondere se non a scapito degli altri contenuti. Mi scuso davvero, cercate di capirmi.

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Non sostituire

E’ settembre, e su instagram e blog fervono post e immagini di decluttering, e chiaramente anche io sto facendo la mia parte.

Sembra che liberarsi del superfluo e ripartire più leggeri abbia sostituito i buoni propositi dell’inizio dell’anno scolastico, complice forse anche la maggior semplicità della vita in vacanza, almeno in viaggio e in famiglia. Si libera l’armadio e ci si iscrive in palestra, è tradizione.

Anche io ho fatto la mia parte: mia mamma va regolarmente a trovare un’amica che partecipa ad un mercatino di cose usate una volta al mese, e ho già riempito tre sacchi per lei. Lei si diverte e passa il tempo e venderà tutto per pochi euro a oggetto, ma come dice Enrico lo psicologo nel meraviglioso commento a questo post di Claudia Porta, l’idea di avere qualcosa in cambio ci aiuta a separarci da quello che non ci serve.

Nonostante i 3 sacchi, comunque, mi guardo intorno e mi pare di essere stata brava negli ultimi anni, e coerente: possiedo meno, o forse meglio. Più cose che uso e che amo e meno oggetti di cattiva qualità o sbagliati. Comunque, meno, in generale.

Ho sicuramente troppe calze e calzini e forse dovrei evitare di comprare lana per un annetto, ma direi che per il resto sono abbastanza moderata. Meno libri che stavano rischiando di sfrattarci, grazie al kindle e alla Sala Borsa, meno lavori cominciati e mai finiti. Certo, abbiamo dovuto fare spazio a due figli, i loro giochi, i loro libri e le loro personalità, quindi la mia casa non è spoglia e semplice (e facile da tenere pulita e in ordine) come vorrei, ma intanto è un buon traguardo.

E più che il liberarsi in intense sessioni catartiche del superfluo a me è servito soprattutto un mantra.

Non sostituire.

Non solo non comprare cose in più, ma se c’è qualche oggetto che davvero diventa inservibile, non sostituirlo, almeno non immediatamente. Ho avuto così enormi sorprese, per niente scontate.

Quando cerchi di liberarti di quello che non ti serve, dicono di fare 3 domande: mi piace? mi serve? l’ho usato nell’ultimo anno?

Beh, la mia esperienza è che non sia sufficiente per diminuire davvero “le scorte”. Bisogna davvero provare a fare a meno di qualcosa per renderci conto se ci è indispensabile. E uno dei modi per gestirlo in modo non traumatico è sperimentarlo quando un oggetto che ritenevamo indispensabile ci viene a mancare. A me è successo di fare a meno di cose che avrei messo ad occhi chiusi nella lista delle 99 cose a cui non potrei rinunciare.

Ad esempio il robot da cucina. Troneggiava lì, su uno dei pochi ripiani della cucina, e lo usavo in maniera regolare: aveva però fatto il suo tempo e si è rotto un pezzo, e non esisteva più il ricambio. Sarei andata a comprarmene un altro subito ma ho aspettato, e la sua funzione è stata sostituita dalla macchina del pane per gli impasti, dal mini robot della Chicco che mi aveva regalato mio padre per far la pappa ai bambini per tritare e sminuzzare, dal frullino ad immersione per passati e frullati, da una grattugia manuale per le carote a julienne e le fette di patate. Tutti oggetti che avevo già in casa, e che usavo in altri contesti, e che quindi avrei comunque tenuto. Ora ho un piano di lavoro libero in più, in cucina, ne sono felice e ho accompagnato serenamente il caro robot estinto all’isola ecologica.

Ad esempio le ballerine blu. Credo di aver avuto delle ballerine blu per la mezza stagione dall’età di 12 anni, sostituendole regolarmente. Jeans, ballerine blu, maglietta, ed era subito primavera. Mai avrei pensato di fare a meno delle ballerine blu. E invece.

E invece quelle rosse e le stringate beige sono perfette con tutti gli abbinamenti in cui mettevo le ballerine blu e molto meno banali. E le ho già. Insieme alle loro varie sorelle che non mi lasciano un buco libero nella scarpiera, sotto il letto, sopra l’armadio. E ho imparato la grande lezione: si può vivere senza ballerine blu e sentirsi belle e felici.

Chiaramente ci sono le eccezioni. Dopo una settimana senza lavastoviglie avrei venduto tutte le mie scarpe se non avessi avuto i soldi per ricomprarla. E nonostante non metta i jeans spessissimo, è già tre volte che apro l’armadio e li cerco, e mi piange il cuore che siano irrimediabilmente rovinati, quindi quando troverò un modello che mi piace li ricomprerò. Però ora so che sono oggetti che migliorano la mia vita, il mio guardaroba e la mia capacità di prepararmi presto la mattina senza lasciare tazze da lavare o passare ore di fronte all’armadio.

 

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I prodotti di bellezza, il bagno zen e la spazzolata della pelle a secco che è meglio del caffé

Avrei potuto intitolare questo post: come sconfiggere la cellulite gratis o quasi per aumentare un po’ gli accessi al blog ma sinceramente è un titolo talmente brutto che non ce l’ho fatta. Inoltre questa storia della cellulite è un po’ un effetto secondario della buona abitudine che ho ripreso da un paio di mesetti, anche se so che in tempo di mare per molti diventa prioritario occuparsi dell’aspetto della propria pelle.

Mi sento sempre un po’ ridicola quando mi metto a scrivere consigli da rivista femminile su questo blog ma lo scopo è opposto, e spero che si capisca. Viene dal mio continuo e frustrato desiderio di avere un bagno perfetto.

E com’è il mio bagno perfetto? E’ un bagno ecologico in cui troneggiano pochissimi prodotti indispensabili, a base naturale, e quei pochi in confezioni riciclabili, eleganti e molto zen (sarà possibile?) e qualche accessorio che mi duri una vita, naturalissimi anche quelli, in legno, corno, bambù e tutti quei materiali lì, le mie salviette di cotone lavabili e chiaramente un arredamento anche quello molto minimale, arredato principalmente anche lì di legno e bambù e asciugamani chiari in cotone biologico che non si sporcano mai e che rimangono soffici e morbidi nonostante il mio uso parco dell’ammorbidente bio di Officina Naturae.

E invece poi ho un bagno con scaffali in filo metallico e asciugamani bordeaux e salmone ed è pieno di prodotti come tutti, no, forse un po’ meno di altri, visto che ho la regola salvaspazio, salvarifiuti e salvasoldi di non comprare un prodotto nuovo dello stesso genere finché non ho finito quello precedente.

E se non ho tempo di ricomprarmelo a breve, provo varie alternative prelevate dalla cucina o esaurisco campioncini e regali. E così capita che per vari giorni mi strucco con lo yogurt invece del latte detergente, mi sciacquo i capelli con acqua e aceto invece del balsamo, uso la crema per le mani che giace lì da mesi come crema per il corpo e un asciugamano umido arrotolato per fare il peeling.

A volte così capisco di poter fare a meno di quel prodotto, ad esempio scrub e maschere non li compro proprio più, uso le salviette umide oppure le compongo sul momento con olio e zucchero o sale, argilla ventilata, yogurt e cose simili. Il miglioramento c’è stato e la maggior parte dei prodotti di tutta la famiglia stanno in un unico cestino vicino agli asciugamani. Siamo lungi dal bagno perfetto zen ma ora ho posto anche per alcune piante (no, niente sabbia e rastrelli, è un bagno zen fino ad un certo punto).

Fine della premessa. Spero quindi capiate l’enfasi che metto nell’annunciarvi questa buona pratica mattutina che risveglia la pelle, aiuta a eliminare le cellule morte, riattiva la circolazione, diminuisce la cellulite e costa… una spazzola.

Si chiama skin dry brushing, serve per riattivare il sistema linfatico e se cercate su youtube ci sono vari video che spiegano come procedere. Si tratta di spazzolarsi a secco la pelle con una spazzola naturale per il corpo seguendo un certo schema. Io la mia spazzola l’ho comprata al supermercato, una di quelle spazzole ovali con il manico in legno staccabile che dovrebbero servire per la schiena. Si parte dalle piante dei piedi e si risale fino al cuore, poi le braccia, il petto sempre verso il cuore. Io lo faccio per cinque minuti, altrimenti se va per le lunghe tendo a saltarlo ed è un peccato perché poi l’effetto collaterale è che mi sveglia più del caffé.

E infatti, nonostante durante l’inverno avessi un po’ lasciato perdere, il mese scorso, un po’ preoccupata dai danni provocati dai mesi freddi e dal diradarsi degli allenamenti, mi sono messa d’impegno e ho cominciato il mio dry skin brushing mattutino. Va fatto con un po’ di energia ma senza chiaramente strapazzare la pelle, prima della doccia, ed è una bella sveglia per l’organismo. E’ solo una mia supposizione, ma penso che mettere la pelle in movimento di prima mattina aiuti il metabolismo e la circolazione ed è quindi di gran aiuto dopo il riposo notturno. E sarà suggestione, ma io i risultati li ho visti, come se tutto il mio corpo respirasse meglio e quindi fosse più tonico e meno asfittico. Con solo una spazzola, che vi durerà degli anni, non produce rifiuti e sta bene in qualsiasi bagno che possiate desiderare, zen o meno zen.

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