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Pozioni magiche: il succo verde

Un altro modo per utilizzare quegli onnipresenti gambi di cavolo è centrifugarli.

La cosa diventa necessaria in inverno per due motivi principali.

Il primo è che i cavoli abbondano in tutte le loro versioni e non si può mangiare sempre zuppa di cavolo e non si può neanche metterne un poco in tutte le zuppe perché ha un sapore predominante e quindi si finisce per avere l’impressione di mangiare solo cavolo anche se è in mezzo ad altre 8 verdure.

Il secondo è che d’inverno si mangia meno verdura cruda (almeno, io ne mangio molta meno) e invece sarebbe il momento di fare il pieno di quelle buone vitamine presenti in tutte le verdure di questo periodo che aiutano tanto i sistema immunitario a passare indenni l’inverno.

A parte il cavolo cappuccio, i cavoli crudi a me non piacciono molto mentre l’idea di utilizzarlo per fare il pieno di vitamine mi sorrideva molto. Avevo letto del green juicing su alcuni siti d’oltreoceano, dove si scopre un nuovo supercibo e un nuovo elisir di lunga vita ogni giorno anche tra i cibi che ho sempre mangiato e mi è sembrata una buona idea per trarre il meglio dagli scarti delle verdure del mio frigorifero.

In inglese  green juice fa più figo di succo verde, ma il succo della questione succhi è: le piante a foglia verde, tipo i cavoli, sono piene di clorofilla.

succo verdeLa clorofilla fa un sacco di bene, specialmente a chi come me è tendenzialmente anemica, perché piace ai globuli rossi ed è piena di ferro biodisponibile, poi è depurativa, antisettica, antiossidante e bla bla bla. Per riuscire a buttare giù una quantità di clorofilla sufficiente uno dei metodi più efficaci è centrifugare piante a foglia verde, che non sono solo cavoli ma a casa mia d’inverno soprattutto loro, più che altro per tutti quei gambi un po’ fibrosi che voglio riutilizzare. Niente vi vieta di sperimentare con tutta la frutta e la verdura che volete, ad esempio conosco chi beve solo cetriolo e pera e per lui non c’è altro succo verde al mondo.

Naturalmente nei siti che lo sponsorizzano dicono che è l’elisir di lunga vita, rafforza il sistema immunitario, fa andare via le rughe e la cellulite e che potreste anche nutrirvi solo di questo per qualche giorno per essere nuove, belle e in forma.

Io mi fermo un po’ più in qua e mi accontento delle buone sostanze che veicola nell’organismo e che posso sottrarre addirittura a pezzi di verdura che altrimenti finirebbero in pattumiera.

La verità profonda del green juicing è che il succo di cavolo tel quel farà pure benissimo ma fa schifo. Però se ci centrifughi insieme una mela intera, ci aggiungi la menta e un pochino di limone diventa buono. Io per ottenere un sapore decente in genere faccio metà frutta metà residui di cavolo e un po’ di limone o menta o zenzero. La frutta e la verdura vanno messe nella centrifuga con tutti i semi e la buccia, tagliate grossolanamente. Limone e spezie si aggiungono alla fine.

Dato che l’occhio vuole la sua parte, io mi attengo alla gamma cromatica verde, cioé aggiungo mele, kiwi, pere in modica quantità e nessuna frutta troppo gialla o rossa che farebbe tendere il centrifugato al marroncino e così lo trovo meno piacevole da bere. Per me è ottimo dopo che ho fatto movimento, mi sembra che il mio corpo mi chieda proprio un supplemento di energia e vitamine ma nulla di troppo pesante. La fame da lupo mi viene infatti circa dopo un’oretta e a quel punto mi illudo di poter divorare quello che mi pare che tanto il mio sano succo verde l’ho già preso.

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Detersivo lavastoviglie fatto in casa

La lavastoviglie è un gran elettrodomestico. In realtà la nostra è piccolina, solo 45 cm, che più grande non si saprebbe proprio dove incastrarla. Per ovviare ai continui lavaggi però ha un ciclo iperecologico (gli altri programmi non ce li hanno mai presentati) e, siccome siamo ecofighetti, la nutriamo unicamente di aceto bianco come brillantante e l’ottimo detersivo per lavastoviglie di Officina Naturae, completamente biodegradabile e che, udite un po’, lava pure bene.

Ma ogni tanto finisce. A volte capita quando mancano mesi al prossimo ordine di detersivi con il GAS e quindi bisogna adattarsi ad un sostituto degno ma mai davvero all’altezza. Altre volte succede di domenica sera e con il lavello pieno. E in me si scatena il panico perché odio lavare i piatti di una cena a mano e odio pregare il marito di farlo lui. Questa volta, però, mi sono buttata e invece di impiegare il mio tempo a lavare i piatti, li ho messi in lavastoviglie ed ho tentato uno di quegli intrugli che si trovano su internet sotto il nome di “detersivo fai da te per lavastoviglie”.

Per realizzarlo ho quindi frullato insieme due o tre ricette e un limone tagliato in pezzi con mezzo bicchiere di sale, poi ho messo tutto in un pentolino con un mezzo bicchiere di acqua e mezzo di aceto di mele (la ricetta indicava aceto bianco, ma io avevo solo quello). Ho fatto bollire per 10 mn abbondanti e poi travasato in un barattolo di vetro. La dose da utilizzare è di un cucchiaio nella vaschetta del detersivo.

Pregi? Lascia un buon odore, o meglio, nessun odore. Lava abbastanza bene, sgrassa, anche se non rimuove le incrostazioni ma per quelle ci vuole la passata di spugna preventiva (anche se con il detersivo Officina Naturae si può farne spesso a meno). E’ economico, è molto veloce da fare, e sapere di non dipendere da fornitori lontani anche per quanto riguarda il detersivo da una sensazione di potere inaudita.

Difetti? Non è abrasivo, quindi non rimuove lo sporco in profondità, ma forse aumentando il sale funziona meglio. Immagino che sia delicato sulle stoviglie, come contropartita. E mi lascia qualche piccolo residuo di limone frullato sul fondo della lavastoviglie, ma anche lì probabilmente facendo andare il robot da cucina più a lungo si dissolve meglio.

Ora ho il mio mezzo barattolo di detersivo casalingo e conto di utilizzarlo fino alla fine e di rifarlo provando a perfezionare la ricetta alternandolo con il detersivo precedente per i periodi di pigrizia. Qualcuno là fuori l’ha già provato o ci vuole provare?

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Un ebook per Louisa May Alcott (e un po’ del midollo di Thoreau)

Ho letto Piccole Donne più o meno una ventina di volte. Piccole donne crescono almeno una decina e Piccoli uomini un numero intermedio tra i due. Per imitarle, in quinta elementare ho preparato ben due numeri di una rivista per bambine con articoli di condiviso interesse come “Cambiamo la cameretta” e “Da grande farò la fioraia”. Piantavo i fiori sul terrazzo, volevo fare la scrittrice come Jo e consideravo il mio fardello del pellegrino il mio aspetto da secchiona. Con tutto il loro contesto moralista, sono stati pietre miliari della mia educazione sentimentale: ho pianto tutte le volte che Jo rifiutava Laurie, pur capendo che aveva bisogno più di una figura adulta come Fritz che di un ragazzo e compagno di giochi. Ho letto il Vicario di Wakefield, che Jo divora in un capitolo scoppiando a ridere e svegliando la zia March, solo per cercare disperatamente la scena da lei citata e non trovandola nella mia edizione. E mi ero ripromessa di avere una famiglia numerosa con cui mettere in scena intere commedie, come loro, invece mi ritrovo mamma di due maschietti, proprio come Jo.

Louisa May Alcott ha scritto molto di più oltre Piccole Donne: io ero riuscita a leggere il delizioso Jack e Jill, in una edizione fuori produzione, e un’orrenda versione rimaneggiata di Otto cugini + Rosa in fiore, divenuta per l’Italia Rosa e i suoi 7 cugini. Nonostante ora sia più semplice acquistare su internet questi romanzi, grazie anche a varie recenti ristampe, altri racconti, lettere, romanzi brevi e articoli apparsi su giornali locali si trovano prevalentemente su internet. E spesso gratis, persino su amazon.com, con estensione .mobi. Inutile dire che ho scaricato tutto lo scaricabile della Alcott, da leggere sotto le coperte o alla fermata dell’autobus, perché in questo periodo un po’ di moralismo trascendentalista mi si confà proprio. E non solo. Oltre questa overdose gratuita ho comprato un ebook, una biografia incrociata (per nulla edulcorata) di Bronson Alcott, il padre di Louisa May, e della scrittrice, e la sto divorando. Louisa ha avuto tra gli altri come insegnanti quando era piccola Emerson e Thoreau, che erano amici di famiglia e compagni di trascendentalismo del padre. Thoreau, avete presente, quello che viene recitato anche nell’Attimo fuggente, quello che andava nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Thoreau che ultimamente mi trovo citato in tutte le salse su blog e romanzi. Anche questa è serendipità, e se il destino mi dice che devo leggere Thoreau, leggerò Thoreau. Sul kindle, gratis, c’è Walden, e forse dopo passerò a Emerson, così mi faccio un’idea globale. Perché, come mi diceva mia mamma che insegnava letteratura inglese, per capire un autore o un periodo meglio chiudere i libri di critica e cominciare a leggere in serie i testi, tanto questi sono diventati famosi perché avevano una qualche idea fissa e sicuro che te la ripropongono in tutte le versioni finché non la capisci direttamente da loro. E dato che per me era più facile leggere molto piuttosto che studiare poco, ho sempre applicato con sollievo il consiglio. Quindi, midollo sia.

Tornando alla biografia, una frase mi ha folgorato e ve la riporto traducendola molto liberamente: mentre da bambina viveva nel lusso intellettuale, con cotale entourage, dal punto di vista pratico la sua famiglia era povera e spesso in difficoltà.

Lusso intellettuale. Wow. Che bella accoppiata di termini. Per la Alcott lusso intellettuale era avere come insegnanti dei futuri grandi filosofi e poter leggere i libri che voleva perché aveva a disposizione le loro biblioteche. Mi sono chiesta e mi sto chiedendo che cosa sia il lusso intellettuale in quest’epoca in cui il mondo occidentale ha un tale accesso al vasto patrimonio di cultura storica.  Mi rendo conto del mio privilegio, dato dal potermi permettere ereader, collegamento a internet, dall’amore per epoche non più coperte dal diritto d’autore, e dal poter leggere correntemente anche in inglese e francese. Certo è che ho la possibilità ora di avere un tale accesso alla cultura passata che quasi mi spiazza, mi rende bulimica, mi stordisce. Sarà questo il lusso intellettuale? Scaffali e scaffali virtuali a cui accedere senza dover far stare tutto in un budget limitato? Non solo, certamente, c’è anche l’attualità, il teatro, la conversazione, la condivisione. Ma ammetto che ora mi sento davvero ricca, ricca, ricca.

Presentazione dei personaggi, svolgimento, climax, anticlimax, finale con morale. Quale morale? Che amo l’800, il romanzo classico, i moralismi, ma sono felice di vivere in quest’epoca cinica e frammentata in cui posso attingere a piene mani a quanto mi interessa e mi appassiona. Battuta finale. Fine.

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kindle

Ogni tanto qualche investimento bisogna farlo. Per guadagnare spazio, evitare ulteriori rifiuti e aumentare la mia qualità della vita. Dietro questo in me spesso di nascondono tante scuse per spendere a vuoto ma stavolta penso di avere un nuovo oggetto molto utile.

Fortunatamente qui ci ha pensato Babbo Natale e non ho dovuto programmare l’acquisto di un e-reader. Non un tablet pc, ma un semplice e-reader, perché tanto la funzione che volevo era quella e tutti mi dicevano che davvero era come leggere carta stampata: perché i mobili di casa mia si stanno piegando sotto il peso dei libri, perché mi scoccia leggere e buttare nella carta riciclata quintali di giornali e riviste, perché spesso per lavoro ho bisogno di acquistare in tempi brevi manuali disponibili solo su librerie on line straniere, perché mi garba l’idea di portarmi dietro un’intera biblioteca in qualche decina di centimetri quadrati e infilarla in borsetta senza dover per forza scegliere le versioni tascabili, perché consuma pochissimo e si deve ricaricare di rado, perché vorrei leggere testi gratuiti scaricati da internet senza fissare un monitor e perché spesso è difficile trovare edizioni di testi di qualche anno fa e io spero che il mercato digitale supplisca alle mancanze del mercato editoriale, perché così posso tenermi gli schemi a maglia tutti insieme e passare dall’uno all’altro senza foglietti sparsi. Ma soprattutto perché a casa nostra non c’è più spazio, anche per i libri. Ne abbiamo già tanti.

La mia nonna contadina avrebbe detto troppi.

E proprio perché il libro, come oggetto fisico, ci piace tanto, possiamo ora tenere quelli più belli, quelli con illustrazioni e rilegature curate, quelli con una bella carta da sfogliare, quelli che hanno dei ricordi tra le loro pagine, quelli da consultazione, ma fare anche un po’ di spazio all’aria. In generale vedo così la nostra futura casa, un po’ per ripiego un po’ per stile di vita, meno oggetti reali per casa, device più piccoli, tutto quanto può essere digitalizzato memorizzato in scatolotti di dimensioni contenute, elettrodomestici multifunzione, prestiti e scambi continui per possedere meno ma avere più varietà, consumo e non accumulo e spazio per le persone. E devo ammettere che mi sembra molto più ecologico (anche se assolutamente contrario ai miei sogni originali di felicità) avere una casa piccola (da vivere, da riscaldare, che occupa terreno coltivabile, che in generale sfrutta meno risorse) che una casa più grande necessaria perché ingombra di oggetti, anche se si tratta di libri. Mi riempio spesso gli occhi di quelle case giapponesi che sembrano vuote di tutto, e mi dico che devo capire il loro segreto e portarlo qui nel mio appartamento di 65 metri quadri al terzo piano. Si, lo so, Esopo e le sue volpi avrebbero da dire e infatti la mia casa la sento piccola comunque, per quattro persone e un ufficio casalingo, ma almeno così posso ridurre il mio desiderio di spazio futuro.

Tornando all’argomento del post, l’unica cosa negativa che trovo in questo nuovo strumento, è che al momento gli ebook di libri recenti costano circa come gli hardcover, e non mi pare giusto. Ma per fortuna si tratta dei testi moderni, e io invece sono cresciuta a base di ‘800, e Dickens e Balzac costano pochi euro o nulla.

Per infilare in kindle in borsetta però ci voleva almeno un vestitino. Nella foto potete vedere quello che gli ho imbastito in 5 minuti 5. Il feltro è ricavato da una maglia mezzo infeltrita per sbaglio che ho finito di infeltrire facendole fare un ciclo a temperatura più alta in compagnia di jeans e indumenti pesanti con centrifuga finale. Ne ho tagliato un rettangolo irregolare e l’ho cucito molto grossolanamente con un cordoncino rosso da ricamo, lasciando i nodi a vista e non facendo espressamente la minima attenzione alla regolarità dei punti, che tanto in così poco tempo non avrei potuto garantire. In attesa di farne uno più preciso e più carino, questa è una soluzione pratica e a costo zero che ho immediatamente utilizzato.

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A proposito di una gelatiera che dormiva in garage

Tempo fa, grazie ad una strana raccolta punti per l’ordine telefonico periodico di alcune mozzarelle, sono entrata in possesso di una semplice gelatiera di una marca poco conosciuta. Desideravo da tempo una gelatiera per poter produrre da soli il gelato per le merende casalinghe e sapere esatttamente di cosa è composto e ho provato alcune ricette contenute nel manuale. L’esito non è stato molto felice, la gelatiera sembrava difettosa, si bloccava durante il processo perché la vaschetta congelava troppo rapidamente il composto e l’esile paletta, sostenuta da un motore non molto potente, si bloccava di continuo. Non ero sicura che fosse del tutto colpa della macchina quanto di istruzioni incomplete, anche perché si trattava di una gelatiera di tipo economico di quelle con il cestello che va in freezer ma non era chiarissimo né il numero massimo di ore né a che temperatura andasse tenuta. In ogni caso è finita in garage, perché ero rimasta molto delusa dai risultati raggiunti e non avevo tempo di sperimentare. Intanto la voglia di gelatiera e di gelato mi era rimasta, ma il costo e lo spazio necessario per acquistarne una nuova di una marca conosciuta mi sembravano eccessivi.

Mentre caricavamo il bagagliaglio della macchina per andare il Sardegna, per un’associazione di pensiero che lascio a voi facilmente presumere, mi è tornata in mente quella gelatiera inutilizzata e mi è sembrata una buona idea prenderla ed incastrarla tra una valigia e uno zainetto.  Arrivati ad Alghero, potendo contare su ritmi più lenti e tanta voglia di gelato casalingo, ci ho riprovato. Ci ho messo una settimana di prove e un pezzettino di nastro adesivo, ma a furia di analizzare e capire le sue idiosincrasie io e la gelatiera dei punti della mozzarella siamo diventate grandi amiche. Ci finiscono dentro frutta fresca, yogurt, panna fresca, miele, noci, cioccolata e la merenda per i bimbi e meno bimbi è pronta. Senza né coloranti né conservanti, fresco fresco e controllato.

La conseguente illuminazione è questa: quanti oggetti che metto in garage e ricompro necessiterebbero solo di un po’ di pazienza e un pezzo di nastro adesivo? E in generale, quanto nella mia vita che magari non funziona forse andrebbe liscio con un paio di accortezze in più?

E per riprenderci dal caldo e da questa perla di saggezza, ecco a voi la mia recente ricetta di gelato pera e cioccolato.

Gelato pera e cioccolato


Ingredienti:

Un vasetto di yogurt bianco, una pera, mezzo bicchiere di latte, 4 cucchiai di panna fresca, 2 cucchiai di miele, 50 gr di cioccolato fondente in pezzi.

Preparazione:

Frullare la pera, aggiungere il miele, e sciogliere il tutto nel latte tiepido. Mescolare con la panna e lo yogurt e versare nella gelatiera. Alla fine della preparazione aggiungere il cioccolato in pezzi, far fare un ultimo giro per mescolarlo e servire.

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Il perfetto pan brioche da colazione (con la mdp)

Amo la macchina del pane. Perché ci faccio il pane ma anche molte altre cose, perché la uso come impastatrice, perché mi permette di autoprodurre in casa molti cibi e quindi controllarne ingredienti e qualità, e soprattutto perché mi permette di farlo senza molta fatica. Dosi gli ingredienti, scegli il programma e fai partire. Certo, non è una impastatrice planetaria e non è il bimby, ma visto che il posto per anche la planetaria a casa mia non c’è, io uso la mdp e poi impastare e cuocere nello stesso contenitore è fenomenale. Inoltre consuma molto meno di un forno acceso, il che è risparmioso ed ecologico, e d’estate ti permette di fare dolci e pane senza morire in una cucina-sauna.

Mia nonna, quella francese, ogni tanto quando andavamo a passare un mese da lei d’Estate faceva la brioche per colazione. Burrosa, soffice, deliziosa. La faceva con un preparato di farine e zucchero specifico per brioche, il lievito di birra liofilizzato, burro e uova, la metteva a lievitare in un grande stampo da brioche e la mangiavamo con la marmellata di eglantine il giorno dopo a colazione, con un’acquolina che durava dal giorno prima. Come molti dolci francesi, non era esattamente dolcissima ma la consistenza era meravigliosa. Ho lavorato per riprodurre un po’ quel sapore, senza eccedere con i grassi, in una versione più leggera e che non utilizza lo zucchero ma il miele e il malto per dolcificare, per poter riassaporare qualcosa di simile a colazione senza farne un evento troppo raro e ora credo di aver trovato il perfetto amalgama per il perfetto, per me, pan brioche da colazione (la brioche vera è un’altra cosa, però, ma non si può certo mangiare così spesso). Il resto della famiglia ci spalma sopra la marmellata mentre io la prendo così, semplice, con una tazza di earl gray senza zucchero né limone, ed parto felice ad affrontare la giornata.

Eccovi quindi le mie dosi per il perfetto pan brioche (con la mdp).

Pan Brioche

Ingredienti:

200 gr di latte, 2 uova, 40 gr burro morbido, 2 cucchiai e mezzo di miele, 1 cucchiaino di malto d’orzo, 3/4 di cucchiaino da tè di sale, 170 gr di farina bianca, 200 gr di farina manitoba, 1 cucchiaio da tavola di lievito di birra liofilizzato o mezzo panetto di quello fresco

Lavorazione:

Gli ingredienti devono essere tutti a temperatura ambiente. Usando gli ingredienti freddi di frigo si può programmare la macchina del pane per avviarsi verso mattina e così essere svegliati dal buon profumo di brioche giusta da sformare. Inserire nella mdp latte, burro, uova leggermente sbattute, sale, sopra versare le farine, in un angolo mettere miele e malto e in un buchino al centro il lievito (se fresco sciolto in un po’ del latte tenuto da parte). Avviare il ciclo pane dolce, 750 gr. Si conserva bene ma già dal secondo giorno, se ci arriva, tende a seccarsi e può essere riciclato tagliandolo a fette e tostandolo.

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Vivere nel lusso

Credo che vivere nel lusso sia una questione di prospettiva. Ritengo ad esempio di avere una vita piena di esperienze appaganti, di cibo gustoso e raffinato, di eleganza e di oggetti di valore, in due parole una vita piú lussuosa, adesso piú di qualche anno fa, mentre in realtá calcolando le nostre entrate ed uscite la nostra qualitá di vita dovrebbe essere inferiore a quella di allora.

Non voglio prendere in giro nessuno: per vivere nel lusso, in quello che io ritengo lusso, bisogna perdere tempo. Bisogna anche sporcarsi un po’ le mani e occuparsi degli altri. Bisogna cambiare mentalità. Ma è un lusso davvero alla portata di molti. E che dipende da pochi oculati investimenti.

Il trucco sta nel valore che dai alle cose, e nei mezzi che usi per procurartele. Io ormai non ritengo più lussuoso passare l’inverno a mangiare ananas e fragole che si sono metaforicamente impolverate di chilometri di strada, sono appesantite dal viaggio e dall’inquinamento. Il mio lusso sono le piccole perine locali, dolci a Febbraio, o il centrifugato saporoso delle mele biologiche ammaccate e bacatelle che mi procuro grazie al mio gruppo di acquisto.

Quando verso il succo denso nel bicchiere di vetro, e perdo tempo ad assaporare il mio 100% di frutta, i cui soli scarti sono giá tutti nel cestino dei rifiuti biologici, il cui contenuto di vitamine nessun succo in brick, tagliato di acqua e zucchero, puó uguagliare, mi sento un’aristocratica alla ricerca degli ultimi piaceri rimasti in questo mondo decaduto. E per questo momento supremo ho solo dovuto procurarmi una centrifuga, e avere avuto voglia di usarla.

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