Archive for August, 2010

Il mio primo top-down

Non ho idea di quando ho cominciato a lavorare a maglia, mi ricordo che ero piccola, e le prime lezioni che mia nonna impartì a me e mia cugina in una vacanza estiva con le dita sudate per la lana e i ferri grossi, ma da quella prima sciarpa storta a legaccio non ho praticamente mai smesso. Ho fatto l’università presentandomi agli esami con il maglione tricottato mentre studiavo, ritenendo che mi portasse fortuna (e lo faceva). Ho alternato con un po’ di uncinetto, di cucito, di ricamo ma nessuna di queste attività la riesco a fare mentre leggo e quindi qualcosa sui ferri lo devo sempre comunque avere. Ho quasi smesso dopo la nascita del Primogenito, tra allattamento e attività marsupiale sarebbe stata davvero dura. Non avevo mai ripreso come un tempo, per svariati motivi, tra cui la scusa della mancanza di tempo e solo quest’inverno ho capito quanto mi mancasse. Perché per me la maglia è spazio frivolo, geometrico, meditativo, che mi da una pausa dai miei tic, che mentre faccio e disfo mi mette a posto il filo dei pensieri, che mi fa venire voglia di leggere come leggere mi fa venire voglia di prendere i ferri, che mi rasserena.

Ed è anche spazio avventuroso, perché molto raramente seguo modelli già fatti, proprio perché per me è un modo per sperimentare, in cui in genere la materia prima da il là ad un’idea che poi l’esecuzione rende in forme nuove, a volte migliori dello spunto iniziale, a volte meritevoli… di essere disfatte.

L’estate è un tempo difficile per la produzione ma ottimo per gli esperimenti. Da quando ho scoperto il mondo-maglia su internet mi si è aperta una nuova dimensione del tricot, e ho una voglia matta di sperimentare tutte le nuove tecniche che ho scoperto. Un po’ a caso, lo ammetto, proprio per la mia scarsissima attitudine a seguire modelli, e poi vedremo i risultati, si vive per fare esperienze in fondo.

Per farla breve, ecco il mio primo minicardigan con tecnica top-down, e lavorato in un unico pezzo. Poi qualcuno mi spiegherà come Barbara Walker davvero possa pensare di misurarlo in corso d’opera ma il fatto di lavorare in questa maniera mi ha davvero divertito. Certo è venuto un po’ striminzito, ma avevo solo 3 gomitoli di baby ixia melange comprati in offerta e mi dovevano bastare. La soddisfazione finale di averlo realizzato con meno di 10 euro mi fa dire che lo volevo proprio così very fitted.

E visto che è un modello esclusivo, ha bisogno di un nome, quindi l’ho chiamato Sorbetto. Se qualcuno è interessato posso mettere giù il pattern ma essendo un esperimento mi sembra un po’ pretenzioso che qualcuno davvero lo voglia copiare.

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Quando la fame non ti fa cucinare: carasau, pomodoro, ricotta e bottarga

La ricetta è così cretina da essere una non-ricetta,  ma l’accostamento è talmente indovinato, e io stessa, nonostante venga in Sardegna tutte le estati, non l’avevo mai sperimentato, quindi vale la pena di prenderci un appunto. E’ nato per caso un giorno che avevo una riunione di lavoro online e non ho potuto pranzare insieme alla mia famiglia, quindi alle 15 circa ho aperto il frigo con una fame pantagruelica e ho dovuto mettere insieme qualcosa che somigliasse ad un pranzo con il pomodoro e la ricotta che ho trovato lì dentro. Mentre chiudevo mi è caduto l’occhio su un vasetto di bottarga di muggine iniziato e ho pensato che poteva essere il contraltare salato adatto a quei pomodori estivi così dolci. Quando poi ho messo insieme il tutto sul pane carasau, in bell’ordine, e ho assaggiato, sarà stata la fame, saranno stati gli ingredienti fenomenali, ma mi è sembrato il piatto più buono del mondo.

E siccome ho una discreta faccia tosta, con questo piatto in cui la sola difficoltà sta nel reperire gli ingredienti isolani e che può essere offerto come antipasto o insieme all’aperitivo, partecipo pure al contest culinario di Casa Organizzata “Semplicità volontaria”. Più semplice di così!

Tartine di ricotta e bottarga su carasau

Ingredienti:

Pane carasau, pomodoro maturo, ricotta di pecora e bottarga.

Preparazione:

Devo proprio scriverla? Vabbé. Tagliare il pomodoro a fettine, squadrarne un po’ la forma e spezzare il carasau in grossi quadrati. Impilare sul carasau una fettina di pomodoro, un cucchiaio di ricotta e cospargere un po’ di bottarga su tutto.

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