Archive for April, 2011

Personal trainer

Siamo io, Madonna, Shakira, Gwyneth Paltrow e qualche altra. Due mesi fa è scaduto il mio abbonamento alla palestra e, causa situazione economica non definita, non l’ho rinnovato. In più andare in palestra richiede tempo: prepara la sacca, vai lì, 4 salti, 2 addominali, stretching, doccia, capelli rivestiti e torna a casa e sono passate due ore. Troppe da trovare in una giornata in questo periodo.

Non so se lo sapete ma in una giornata tipo gente come Gwyneth Paltrow accompagna i figli a scuola, torna a casa, si mette un impacco nutriente sui capelli, indossa la sua tutina firmata e fa ginnastica davanti a un video di Tracy Anderson. Io invece lo faccio all’ora di pranzo e con pantaloni e maglietta sdrucite (cogliete l’ironia del paragone, vi prego). I primi giorni che lavoravo intensamente da casa se ero sola la pausa pranzo si limitava a mettere insieme un piatto di pasta e mangiarlo in 10 minuti, e poi tornare a lavorare. Adesso stacco per un’intera ora e vedo che va anche meglio per i risultati lavorativi. Ma ora ci metto anche i miei 3/4 d’ora di palestra casalinga, economica in tempo e denaro.

Ecco il mio set: una coperta, due bottigliette d’acqua da mezzo litro in qualità di pesetti (lo dice Tracy Anderson di sollevare quel peso, non sono io che sono pigra!) e un set di 3 dvd della personal trainer delle star presi in superofferta su amazon. Forse potevo fare anche a meno dei dvd, su youtube si trova comunque moltissimo, tra aerobica (oh, com’è anni 90 chiamarla aerobica!), pilates e stretching e ci si può fare il proprio programma personalizzato stando attenti che senza istruttore bisogna fare doppia attenzione a non strafare e a fare i movimenti giusti. Ma alla fine questi dvd sono valsi l’acquisto. Se cercate un po’ leggerete che questa tipa promette di cambiare il vostro corpo infischiandovene della genetica per farvi diventare snelle senza ingrossare i muscoli. Non lo so e non mi interessa e forse un mondo in cui la genetica non conta e si è tutti magri e snelli allo stesso modo non è detto che mi piaccia. Ma questi esercizi hanno un indubbio vantaggio: sono divertenti. Io metto su quello di dance cardio per mezz’ora e poi per 10/15 minuti quello di mat workout. A me piace ballare, quindi ballo, sudo, mi diverto, tengo sotto controllo stress e peso. Poi doccia veloce e pranzo, ed è passata poco più di un’ora. Questa è la routine da un mese a questa parte, quindi sono orgogliosa di comunicarvi che non è solo un buon proposito, e sono rientrata in un paio di vestiti che non potevo più indossare dalla prima gravidanza. Già già.

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Giovane di nuovo

Molto tempo fa, parlando con una persona di una certa età di cui stimavo molto i consigli, mi disse che crescere voleva dire imparare ad accettare di limitare le proprie scelte. Quando sei giovane hai un ventaglio di possibilità davanti praticamente infinito nelle sue varie combinazioni. Pensando al classico percorso piccolo borghese, puoi scegliere che università fare, dove vivere, come specializzarti, che lavoro intraprendere, che marito sposare, che casa andare ad abitare. Quando cresci e ormai certe scelte sono compiute ti rimane da approfondire, da trovare il buono nella strada scelta, ed ha i suoi vantaggi perché da sicurezza e rifugge la superficialità. Ma a volte, come mi è successo, può capitare di guardarsi indietro e, sliding doors, pensare: e se invece avessi…

Ho lavorato per la stessa azienda per 14 anni. Mi piaceva il lavoro che facevo, era vario, è stato difficile all’inizio ma ora mi muovevo con agio. La cara azienda però è fallita venerdì scorso. Non che non ci fossero le avvisaglie, questo blog l’ho cominciato quando mi hanno lasciato a casa per la maggior parte di quello che avrebbe dovuto essere il mio orario lavorativo. Non sono stata con le mani in mano, ho lavorato in questo anno per esplorare nuove strade. Con entusiasmo. Perché il mio lavoro mi piaceva e non l’avrei lasciato ma adesso avevo di nuovo in mano la possibilità di mettermi in gioco, e il ventaglio di scelte, difficili, alcune impossibili, ma obbligatorie si riapriva. Dovevo di nuovo decidere che fare della mia vita, con in più il coraggio e la consapevolezza dei 37 anni. Mica dico che è stato facile, a maggior ragione perché  probabilmente dalle scelte attuali non si tornerà mai più indietro. Ma mi sono messa il cappello di Indiana Jones in testa e ho esplorato questi nuovi territori, e mi è piaciuto tantissimo il senso di avventura che ha invaso la mia vita di mamma, moglie e cassaintegrata.

Non posso certo scegliere il mio futuro come il gianduiotto da una scatola di cioccolatini. Sto lavorando duro, le possibilità di riuscita non sono certe, e lo sconforto a volte mi rende impermeabile. Ma la vita mi ha dato in mano l’occasione di essere giovane di nuovo. Senza dovermi comprare macchine sportive, invidiare chi ancora vive di martini e tacchi alti, o rinunciare al passato. Sono giovane di nuovo. Timorosa come a vent’anni, energica come a trenta e felice come a quaranta. Perché mi hanno tolto le mie sicurezze e posso di nuovo scegliere senza rimpianti.

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Un ebook per Louisa May Alcott (e un po’ del midollo di Thoreau)

Ho letto Piccole Donne più o meno una ventina di volte. Piccole donne crescono almeno una decina e Piccoli uomini un numero intermedio tra i due. Per imitarle, in quinta elementare ho preparato ben due numeri di una rivista per bambine con articoli di condiviso interesse come “Cambiamo la cameretta” e “Da grande farò la fioraia”. Piantavo i fiori sul terrazzo, volevo fare la scrittrice come Jo e consideravo il mio fardello del pellegrino il mio aspetto da secchiona. Con tutto il loro contesto moralista, sono stati pietre miliari della mia educazione sentimentale: ho pianto tutte le volte che Jo rifiutava Laurie, pur capendo che aveva bisogno più di una figura adulta come Fritz che di un ragazzo e compagno di giochi. Ho letto il Vicario di Wakefield, che Jo divora in un capitolo scoppiando a ridere e svegliando la zia March, solo per cercare disperatamente la scena da lei citata e non trovandola nella mia edizione. E mi ero ripromessa di avere una famiglia numerosa con cui mettere in scena intere commedie, come loro, invece mi ritrovo mamma di due maschietti, proprio come Jo.

Louisa May Alcott ha scritto molto di più oltre Piccole Donne: io ero riuscita a leggere il delizioso Jack e Jill, in una edizione fuori produzione, e un’orrenda versione rimaneggiata di Otto cugini + Rosa in fiore, divenuta per l’Italia Rosa e i suoi 7 cugini. Nonostante ora sia più semplice acquistare su internet questi romanzi, grazie anche a varie recenti ristampe, altri racconti, lettere, romanzi brevi e articoli apparsi su giornali locali si trovano prevalentemente su internet. E spesso gratis, persino su amazon.com, con estensione .mobi. Inutile dire che ho scaricato tutto lo scaricabile della Alcott, da leggere sotto le coperte o alla fermata dell’autobus, perché in questo periodo un po’ di moralismo trascendentalista mi si confà proprio. E non solo. Oltre questa overdose gratuita ho comprato un ebook, una biografia incrociata (per nulla edulcorata) di Bronson Alcott, il padre di Louisa May, e della scrittrice, e la sto divorando. Louisa ha avuto tra gli altri come insegnanti quando era piccola Emerson e Thoreau, che erano amici di famiglia e compagni di trascendentalismo del padre. Thoreau, avete presente, quello che viene recitato anche nell’Attimo fuggente, quello che andava nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Thoreau che ultimamente mi trovo citato in tutte le salse su blog e romanzi. Anche questa è serendipità, e se il destino mi dice che devo leggere Thoreau, leggerò Thoreau. Sul kindle, gratis, c’è Walden, e forse dopo passerò a Emerson, così mi faccio un’idea globale. Perché, come mi diceva mia mamma che insegnava letteratura inglese, per capire un autore o un periodo meglio chiudere i libri di critica e cominciare a leggere in serie i testi, tanto questi sono diventati famosi perché avevano una qualche idea fissa e sicuro che te la ripropongono in tutte le versioni finché non la capisci direttamente da loro. E dato che per me era più facile leggere molto piuttosto che studiare poco, ho sempre applicato con sollievo il consiglio. Quindi, midollo sia.

Tornando alla biografia, una frase mi ha folgorato e ve la riporto traducendola molto liberamente: mentre da bambina viveva nel lusso intellettuale, con cotale entourage, dal punto di vista pratico la sua famiglia era povera e spesso in difficoltà.

Lusso intellettuale. Wow. Che bella accoppiata di termini. Per la Alcott lusso intellettuale era avere come insegnanti dei futuri grandi filosofi e poter leggere i libri che voleva perché aveva a disposizione le loro biblioteche. Mi sono chiesta e mi sto chiedendo che cosa sia il lusso intellettuale in quest’epoca in cui il mondo occidentale ha un tale accesso al vasto patrimonio di cultura storica.  Mi rendo conto del mio privilegio, dato dal potermi permettere ereader, collegamento a internet, dall’amore per epoche non più coperte dal diritto d’autore, e dal poter leggere correntemente anche in inglese e francese. Certo è che ho la possibilità ora di avere un tale accesso alla cultura passata che quasi mi spiazza, mi rende bulimica, mi stordisce. Sarà questo il lusso intellettuale? Scaffali e scaffali virtuali a cui accedere senza dover far stare tutto in un budget limitato? Non solo, certamente, c’è anche l’attualità, il teatro, la conversazione, la condivisione. Ma ammetto che ora mi sento davvero ricca, ricca, ricca.

Presentazione dei personaggi, svolgimento, climax, anticlimax, finale con morale. Quale morale? Che amo l’800, il romanzo classico, i moralismi, ma sono felice di vivere in quest’epoca cinica e frammentata in cui posso attingere a piene mani a quanto mi interessa e mi appassiona. Battuta finale. Fine.

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