Archive for November, 2012

Non cambiare

Quando ho aperto questo blog era un periodo economico nero per la nostra situazione famigliare e forse una delle ragioni per cui l’ho iniziato è dimostrare a me stessa che in fondo non mi mancava nulla, apprezzare ancora di più, condividendolo, quello che avevo, magari piccolo ma con un alto valore personale.

Mi sono stupita di quanto alla fine le mie esigenze diminuissero ma aumentasse la qualità di quelle poche su cui continuavo ad investire. Dieci anni fa passavo la maggior parte delle serate della mia settimana fuori casa, compravo abiti su impulso, mangiavo per la maggior parte cibi confezionati. Ero felice ma forse mi sfuggiva anche una dimensione più quotidiana della felicità che non corrispondeva necessariamente al costo ma piuttosto all’attenzione alla qualità delle azioni di ogni giorno. Perché mangiare dobbiamo mangiare, coprirci dobbiamo coprirci, svagarci dobbiamo svagarci. Ma era come se volessi supplire alla mancanza di tempo aumentando le quantità: adesso mangio di meno, ma ho scoperto sapori agricoli locali che non conoscevo, e tutte le mie verdurine e i legumi biologici della cassetta del Gruppo di Acquisto sono per me dei piccoli lussi su cui baso la maggior parte della mia alimentazione. Mentre mi nutro penso che sto facendo del bene al mio organismo ed è la prima volta. Ho diminuito drasticamente l’acquisto di carne e cibi confezionati e alla fine questo fa sì che pur mangiando prodotti freschi e biologici spendiamo in 4 quanto spendevamo in due anni fa, con le dovute proporzioni. Non posso dire che il mio guardaroba sia ridotto perché in realtà ho ritirato in ballo molti abiti che non mettevo più ma mi capita sempre più spesso di entrare e uscire da un negozio rendendomi conto che non ho bisogno di nulla.

Ho intorno a me la mia famiglia e questo dare/avere quotidiano con le nuove e le vecchie generazioni mi farebbe venire voglia di adottare chiunque non lo può sperimentare giorno per giorno. Non sento vuoti e non mi struggo per riempire quelli che ho. Certo, vorrei una casa più grande. L’avrò, un giorno. Ma mi rendo conto che le dimensione del mio appartamento mi impediscono di accumulare e ringrazio queste 4 mura per questo.

Ieri mi ha folgorato un pensiero, dovuto ad un paio di prospettive positive. E se cambiasse? Se improvvisamente il periodo più o meno critico finisse? Cambierebbe  anche tutto questo? Il pensiero mi ha lasciato quasi un po’ di timore e mi sono resa conto che la verità è che non voglio cambiare, che ormai credo in questo stile di vita. Mi piacerebbe non avere preoccupazioni di sorta legate al denaro ma credo sinceramente che sia giusto limitare i miei bisogni materiali e indirizzarli verso un numero limitato di risorse,  lo stretto indispensabile di beni che abbia però caratteristiche umane forti di qualità, di calore, di eticità, di bellezza. Vorrei accumulare esperienze quotidiane, non oggetti. E poi non voglio riempire tutti i miei vuoti perché non lascerei spazio alla vita di stupirmi, a quello che io chiamo un po’ ironicamente e un po’ no Provvidenza di intervenire. Lo scrivo qui, a memoria futura. Ricordatemelo voi, nel caso.

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Guida al guardaroba sentimentale

Due giorni fa c’è stato il grande evento della vendita al pubblico della collezione Maison Martin Margiela per H&M e, dopo la prima lettura, ho saltato a pié pari tutti i post che ne parlavano, anche perché le décolleté con il tacco il plexiglass mi piacevano molto e non me le potevo permettere quindi meglio non porsi il problema.

Mi sono chiesta come un evento simile possa essere alla fine così assorbente per così tante persone, e come mai mi lasci fredda, nonostante il mio apprezzamento per i bei vestiti e le belle scarpe, nonostante mi ricordi spesso come sono vestite le persone in un dato momento fino nei dettagli e nonostante mi giri per strada se vedo un outfit gradevole. Però ho fatto la fila alle 5 del mattino per prendere i biglietti per il loggione del Comunale di Bologna ma non penso la farei mai per una borsa, o un paio di scarpe: credo che non sia tanto per la borsa o per il paio di scarpe, che se belle possono a mio avviso valere del sacrificio, quanto per la seccatura di prendere parte ad un evento tutto sommato inflazionato. E lo snobismo che c’è in me viene fuori prepotente e si manifesta nel non volermi di proposito vestire alla moda, nonostante mi intrighi e interessi.

Sì, vedere i nuovi trend mi piace, c’è tanta e tale sovrapposizione di significati nel modo in cui uno soddisfa il bisogno di coprirsi dal freddo e adeguarsi al comune senso del pudore che classificarlo semplicemente come frivolo o banale mi pare altrettanto superficiale. Ma non riesco a pensarci a lungo, a non inarcare un po’ la schiena quando vedo certi eccessi e a non sentirmi un po’ in colpa se compro un paio di scarpe che considero superfluo.

Qualche tempo fa però una mia amica ha detto qualcosa che mi ha piacevolmente sorpreso. Mi ha raccontato che era in un negozio, ha visto una maglietta che pensava di comprare, poi si è detta che io non l’avrei presa e l’ha rimessa a posto. E quando le ho chiesto perché mi ha confidato che ero un suo modello di stile, che le piaceva molto come mi vestivo “con armonia”.

Finito questo attimo celebrativo, generato da un complimento non estremamente frequente e per questo degno di nota, lo prendo come occasione di raccontarvi un po’ la mia guida al vestirsi con sentimento, che chissà quando mi ricapita.

  • Porto a lungo gli stessi abiti, li passo di anno in anno, li amo perché mi ricordano periodi felici della mia vita. Tra le altre porto ancora delle camicette e delle gonne acquistate quando avevo 14 anni. Alcuni sono fatti a mano da me o da mia madre, come i maglioni, molti arrivano da amiche, altri sono regali. Mi incapriccio di modelli che ricordano libri che ho letto, di accessori che possono avere un significato quando li osservo. Se lascio andare un abito, o è rotto, o è davvero usatissimo, o non ha dei bei ricordi associati. Se non è così lo modifico, cerco un abbinamento che lo valorizzi, lo faccio rifare uguale dalla sarta, oppure lo regalo a qualcuno che ne apprezzi la storia. Ho appena regalato ad una cara amica l’abito che avevo quando ci siamo conosciute. Lei non lo ricordava, io sì, ed ero sicura che le sarebbe stato meglio che a me. Non mi vesto vintage, richiederebbe troppo sforzo, mi vesto di roba vecchia ben tenuta.
  • Compro raramente quello che è di moda quell’anno (mocassini borchiati, non mi avrete!). Se passa almeno un paio di stagioni senza che mi stanchi vederlo addosso ad altri, può avere una chance. Ci ho messo qualche anno prima di avere un paio di scarpe con plateau, e anche quando le ho prese era piuttosto moderato.
  • Per questo motivo acquisto molto volentieri negli outlet. E’ roba per definizione passata di moda quindi per me ha un valore aggiunto. Preferisco gli outlet con  i capi smarchiati, sono un incentivo a leggere le etichette e guardare attentamente taglio e cuciture. Comprare un capo che poi va amato e tenuto diventa impegnativo e questo aiuta a rifuggire l’acquisto compulsivo o quello troppo noioso “perché è basic quindi serve sempre”.
  • Non leggo riviste di moda. Non mi piacciono molto i loghi, cerco di non acquistare nulla di particolarmente riconoscibile e trovo poco fine che si possano contare quanti soldi qualcuno ha addosso per via dei pezzi noti di stilisti che veste quel giorno.
  • Con il fatto che porto spesso le stesse cose, cerco per loro l’abbinamento ideale, lo studio provandolo con vari pezzi e se vedo che ci starebbe proprio bene un capo che mi manca, lo prendo. Per questo motivo metto quasi sempre gli stessi pantaloni con lo stesso cardigan. Se un abbinamento è perfetto perché cambiare? E questo risolve la maggior parte delle volta cosa mettermi la mattina davanti all’armadio.
  • Nei periodi di stanchezza mi vesto spesso di nero per cui cerco di non vestirmi di nero per non sentirmi troppo stanca.
  • Raramente compro un capo con una decorazione che si ferma al davanti, li trovo monchi.
  • Un collo a girocollo perfetto è un’assenza di collo.
  • L’unico capo basic che ritengo indispensabile è il pantalone nero a sigaretta. Qualsiasi altro capo se ha un compagno con cui sta bene nell’armadio diventa necessario.
  • Ho una marea di idiosincrasie per quanto riguarda l’equilibrio dei colori in un insieme, e decisamente il color block non fa per me. Non ce la posso fare a mettere le scarpe magenta con l’abito verde. A meno che non ci aggiunga anche una cinturetta magenta e un foulard magenta. E magari un minuscolo paio di orecchini verde e magenta. Si lo so, si vestiva così mia nonna. Ma  io a mia nonna volevo molto bene quindi in un guardaroba sentimentale ci sta.
  • Porto pochi gioielli, in genere non vistosi. Molti di quelli in metalli preziosi che avevo li ho dati come premio per delle lotterie di beneficenza e non ne sento la mancanza. Se invece qualcuno mi regala un paio di calzettoni misto cachemire decorati a piccoli motivi cravattosi li uso finché posso.
  • Adoro mettermi addosso sfumature di uno stesso colore. Scarpe, calze e forcine comprese.

Non sarò mai una trend setter e credo che chi mi viene a leggere qua non se lo aspetti. Nessun fotografo di street style probabilmente mi fermerà mai per strada. Ma mi sento bene nella mia pelle e nei vestiti che indosso e, anche se mi piace fare shopping, ho fondamentalmente tutto quello che mi serve per la vita che conduco. E fondamentalmente spendo poco, pur comprando abiti di qualità, si, a volte firmati, che mi durano negli anni. Quindi, mio caro MMM per H&M, tienti pure i tacchi di plexiglass, tanto non saprei con cosa abbinarli (disse dell’uva la volpe).

Nota. Si, lo so che succede nel mondo, e che ci sono eventi più importanti di questo di cui parlare. Ma come sapete, questo è il mio spazio color pastello, e le brutte notizie ci entrano solo in rosa e con ironia.

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