Archive for December, 2010

Non è rosa.

L’ho finito in ritardo ma ce l’ho fatta. Ci tenevo tantissimo a partecipare. E’ un gilet aran, realizzato con un filato che mia mamma mi ha portato quest’estate giusto da quelle isole. E a mia mamma lo dedico, perché mi ha insegnato a volermi bene.

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Sacchi di Natale

Ecco qui l’ultimo post prenatalizio. Avrei voluto scrivere tante altre piccole cose che abbiamo pensato, ma proprio nell’ottica di essere più Natale che fare Natale me la sono presa comoda. Mentre riposa la pasta per i tortelloni e mi riprometto di imparare a fare il pandoro in casa ecco quello che ho cucito ieri in 5 minuti liberi. L’idea mi è venuta da un blog americano che adesso non ritrovo: confezionare dei sacchi di Natale per impacchettare i regali invece di incartarli. Certo, l’idea di usare il tessuto invece della carta non è certo originale, i giapponesi poi lo fanno da secoli. Ma può diventare costosa e poco pratica e non è detto che lo scampolo venga effettivamente usato dal destinatario. La vera genialata che mi ha folgorato è l’idea di creare dei sacchi di tessuto per i regali della famiglia, da riutilizzare ogni anno. Avevo vari scampoli verdi, ci ho fatto due cuciture, lasciato i margini vivi che ad abbellirli ci penserò gli anni prossimi ed ecco un primo set dei nostri sacchi natalizi di famiglia. Oltretutto confezionare i regali così è velocissimo (e così vi faccio vedere anche un pezzo di albero decorato a calzini).

Che il vostro Natale sia un lusso del cuore!

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Vigilia di magro

Un altro passettino fatto verso un Natale condito di riflessione è di ripensare alla tradizione della vigilia di magro. Ho parlato con diverse persone, letto un po’, rivisto anche quello che cristianamente può voler dire fare un giorno di “magro” e ho ritenuto che per me non poteva andare d’accordo con il servire crostacei e salmone norvegese. Non che non mangi questi cibi, anzi, li adoro (mio marito un po’ meno, per cui non ho dovuto battagliare per far accettare la mia idea di cenone alternativo) ma rimangono cibi festosi, costosi sia per il portafoglio che per l’ambiente, visto che spesso provengono da lontano, che per il sacrificio dell’animale. Volevo regalarci una vigilia di riflessione anche su quello che mangiamo, sul nostro “utilizzo” della natura e del mondo animale, compreso quello acquatico.

Per quello la nostra cena della vigilia sarà vegetariana. Avrei voluto addirittura vegana ma alla fine fare un passo per volta è più nel nostro stile. Se volete sapere cosa alimenta questo nostro piccolo passo vi indico un paio di post, interlocutori e tra loro contraddittori, che mi hanno fatto pensare, ad esempio questo di Lanterna o questo di Lisca di ecocucina.org o questo di Depuriamo. In pratica il consumo eccessivo di carne e di derivati animali è inquinante, nocivo per la salute e non permette di utilizzare le risorse naturali in modo estensivo per produrre sufficienti cereali da sfamare una parte più estesa di popolazione. Da qui la necessità di ridurne il consumo quotidiano.

Dall’altra parte, come ho già scritto, non sono vegetariana. Ritengo che faccia parte della nostra natura e tradizione mangiare carne, e non siamo ad un punto di evoluzione in cui, in genere, riusciamo a farne a meno. Almeno non io, sicuramente altri sono più avanti di me su questa strada. Mi dispiace pensare ad un animale che muore per sfamare me e la mia famiglia ma una volta, quando una mia amica vegetariana mi ha chiesto se sarei stata capace di uccidere un animale per mangiarlo, ho risposto di sì. Questo non significa che io approvi il fatto di procurare delle sofferenze inutili ad un essere vivente, quindi il mio tentativo è di mangiare poca carne, in particolare pochissima carne rossa, e proveniente da allevamenti in cui gli animali non siano sottoposti ai veri e propri maltrattamenti dell’ingrasso intensivo. Non mangio più alcune cose, tipo il foie gras, che per loro natura non possono corrispondere a questo principio. Ho un problema con il latte, perché trovare del latte di mucche felici, per usare un’espressione de Il pasto nudo, non è poi tanto facile. Ma, come ho detto, il mio metodo è pensare, ripensare, parlarne e magari trovare piccoli spazi di sperimentazione.

Ad esempio ripensare a quei momenti che la tradizione cristiana indica come giorni di “magro”, per dare una forma a questi pensieri che a volte fanno fatica a focalizzarsi. E per sfidarmi a creare occasioni di mangiare in modo diverso. E questa, in definitiva, è la ragione per cui il nostro menù della vigilia sarà così composto:

  • Tortelloni alla ricotta fatti in casa
  • Oeufs Princesse (pensavo fosse un piatto noto ma da una rapida ricerca non è così, seguirà dunque la ricetta di famiglia)
  • Zucchine agli amaretti (queste le prepara mia mamma, per quello ha scelto una verdura non di stagione)
  • Pane fatto in casa di semola e pane al sesamo
  • Agrumi, frutta secca e di stagione
  • Pandoro

E si, è tutto qui. Si mangia già abbastanza in questo periodo, non siamo più in tempi e luoghi in cui possono arrivare reali momenti di carestia e la festa si segnala sommergendoci di abbondanza di cibo.  Avremo le luci (a led), piatti in ceramica (sulla tavola), nastri (sui tovaglioli in tessuto) e regali pensati, desiderati ed ecologicamente impacchettati (post a breve in proposito) sotto l’albero (decorato con calzini spaiati, più riciclato di così!). Sarà un Natale lussuoso, a modo nostro.

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Di nastri e broccati il tovagliolo delle feste

E di sicuro non di carta. Parliamone. Vogliamo davvero festeggiare, vogliamo davvero rendere dei giorni speciali, e non ci regaliamo il lusso di non ricorrere all’usa e getta? Saranno pur belli i nuovi tovaglioli in carta natalizi ma vogliamo mettere con il forbirsi la bocca con il tessuto? Se c’è un vero lusso a basso impatto è quello di tornare alla stoffa riutilizzabile e smettere di riempire la spazzatura di carta e plastica (anche quella di mais, e già). Li abbiamo tutti i tovaglioli, e se non ce li abbiamo andiamo in una scampoleria, prendiamo una stoffa rossa lucida e ritagliamoli con una forbice seghettata. Almeno a Natale (e per il resto delle feste e delle vacanze) tovaglioli e tovaglie mettiamoli di tessuto. Può essere anche sintetico, lucido, colorato, di quelli che vanno in lavatrice e poi non si devono neanche stirare, perché capisco che l’ansia di macchiare i pizzi e ricami della nonna può rovinare una festa. Ma tessuto, che si usa e si riusa, e rende la tavola un banchetto d’altri tempi. E il tempo di buttarli in lavatrice è minore di quello che si perde a raggiungere il bidone della spazzatura. E se il pranzo è di quelli senza il posto fisso, se si hanno ospiti per più giorni, e per il resto del tempo, che uno magari il tovagliolo se lo tiene almeno fra pranzo e cena, come si fa, che i portatovaglioli sono finiti in soffitta?

Ecco la mia idea festosa. Avete presente i nastrini delle bomboniere, quelli troppo corti per fare qualsiasi cosa, quelli tutti pastellosi, quelli che praticamente tutte conserviamo in qualche scatola e quasi mai utilizziamo?
Li ho presi, li ho intrecciati grossolanamente, ne ho fatto tanti quanti i commensali. I colori e i materiali variano, come deve essere per riconoscere il proprio, ma risultano comunque armonici fra di loro, l’effetto non mi pare malvagio e in più ho svuotato la scatola dei nastrini da bomboniera, così posso ricominciare a riempirla da capo.

(Questo post si classifica tra le eco-ovvietà ma la treccina mi era piaciuta e volevo una scusa per farvela vedere.)

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Led di Natale

Si accendono e brillano i led di Natale…..

Il Natale è periodo di festa, di lusso, di abbondanza, ed è giusto che sia così. Ma da qualche anno mi sto chiedendo se è possibile sposare tutto questo alla riduzione degli sprechi e al rispetto di questo nostro pianeta. Questo è il primo post che descrive una serie di piccole scelte in questa direzione, magari non particolarmente originali, ma che in questo momento in cui oro, luci e spese abbondano, sono semplici da fare e non perdono di vista uno stile di vita in cui il Natale voglia dire anche porre l’oro sulla paglia. Perché se è vero che un Natale senza luci non sarebbe festoso, non si può più scialare energia come un tempo, facendo finta di essere a Hollywood. Per fortuna che ci sono i led, forse un pelo meno coreografici, magari un pochino più cari, ma sicuramente più ecologici e forse più raffinati. La nostra è stata una migrazione graduale, ma ormai siamo vicini ad aver sostituito tutto il parco luci con ghirlande di led. Un piccolo regalo al nostro albero di Natale che in definitiva fa bene anche alla nostra bolletta, intesa in senso globale.


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