Imparare

Non so perché non scrivo più sul blog. Sto lavorando moltissimo, è vero, ma faccio anche altre cose. Sto con i miei figli, vado a riunioni scolastiche, cerco di rivedere qualche amico e semplifico, semplifico, semplifico. Vi vorrei parlare anche di come ho trovato soddisfazione a fare i lavori di casa, poco alla volta, come pausa creativa. Ma per farlo, devo andare avanti sulla mia strada di possedere solo quanto mi è utile e mi da gioia, per non essere oppressa dalle cose che ho intorno. Domenica ho pulito a fondo tutte le piastrelle del bagno, come non facevo da anni, e ho trovato altro da dare via.

Avere un ufficio mio sotto casa è favoloso. Hai i vantaggi di lavorare a km 0 ma non c’è il rischio di isolarsi e deprimersi passando tanto tempo nello stesso posto. La mattina si va tutti insieme alla scuola elementare, si lasciano i bimbi e poi in ufficio o dai clienti. Dovendo cambiare ambiente ho ottimizzato le mie giornate, dormo di più, mangio meglio e riesco a concentrare il lavoro e le altre attività con più efficienza. La mattina facciamo andare il roomba, la lavatrice e svuotiamo la lavastoviglie, a pranzo si stendono i panni perché prendano il sole pomeridiano sul balcone, a sera si ritirano e si fa lo yogurt e il pane. Pranzo spesso e volentieri con mio marito, che se permettete è un bel guadagno, visto che l’ho sposato per stare con lui. Le coccole dei miei figli sono la mia droga, so che sono le ultime, loro sono ormai ometti sporchi che giocano a rugby, imparano roba interessante a scuola che conta di più di quanto dicono i genitori, leggono libri e hanno un gusto hipster per quanto riguarda l’abbigliamento.

Sto facendo vita di quartiere. Chiacchiero con la postina che apprezza la mia maglietta malese, incontro i genitori dei compagni di classe dei miei figli e ci facciamo nuovi amici, di quelli con cui vai a pestare l’uva per fare il mosto con i bambini, ti prendi un caffé durante l’ora di catechismo, magari fai insieme anche le vacanze perché hai le stesse esigenze e ti trovi bene. Conosco i commessi del supermercato, gli allenatori del campo sportivo, il bravissimo viceparocco che purtroppo per noi diventerà parroco della più grande parrocchia del centro di Bologna e ci lascerà, con tanto dispiacere da parte nostra che l’abbiamo visto esibirsi in sketch e presentazioni per i bambini.

Vedo fiorire i boccioli delle rose di Ottobre nella corte del palazzo.

L’ultima sfida è riuscire a vincere il mio metabolismo poco da allodola e svegliarmi prima per fare la ginnastica di cui ho bisogno. A quel punto la mia routine giornaliera sarà perfetta. Ultimamente mi sono assestata su 3 ore settimanali di Tonique, e altre 3 ore circa di allenamenti più leggeri, come Ballet Beautiful o Susanne Bowen. A sera i miei figli guardano un’ora di Conan, ragazzo del futuro o Goldrake e se serve (e serve quasi sempre) io mi siedo ai piedi del divano e lavoro ancora. Bimbi a nanna, e la sera spesso è fatta per studiacchiare.

Ho 41 anni ora e sto studiando come non ho fatto negli ultimi 15 anni. Libri, corsi, lezioni. Il kindle mi ha reso possibile accedere a molti testi che prima dovevo aspettare che attraversassero l’oceano ma la differenza l’hanno fatta i MOOC come Coursera, il mio preferito per l’alto livello dei corsi anche se forse il più impegnativo. Dato che non ne ho particolare bisogno per fare curriculum tendo a seguire solo le lezioni ma ne esco subito con una gran voglia di applicarle al mio lavoro. Poi ho deciso di far fare uno step in avanti al mio inglese, non limitandolo a “capire e farmi capire” e ho fatto qualche lezione su Fluentify, e ordinato una grammatica nuova.

Ho fatto varie cose a maglia, ma non le fotografo. Lavoro mentre ascolto i corsi o il weekend, faccio anche piccoli progetti per eliminare un po’ di gomitoli sparsi che mi stanno dando soddisfazione. Il fatto che lavoro anche la sera non aiuta certo ad andare spediti ma dato che non ho nessun bisogno di dimostrare le mie performance in questo settore va bene così.

La vita continua a essere complicata, con il lavoro che alterna momenti di euforia e sconforto, come mi dicono sia normale. Come mi ha detto un imprenditore da poco, se era una cosa facile da fare non la chiamavano “impresa”.  Forse è per questo che in questi mesi ho cercato una routine rassicurante per la vita di ogni giorno, che mi faccia stare con le persone a cui voglio bene e ci metta quel gusto per gli scambi umani gratuiti e alla pari che alla fine ti lasciano la fiducia nel futuro più di quanto possa fare qualsiasi miglioramento della situazione economica personale e generale.

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Ballet Beautiful, répétez s’il vous plaît.

Prima di tutto vi ringrazio per i messaggi e i consigli dell’ultimo post: sto meglio, pian piano ho ripreso energie e ho ricominciato a correre come al solito. Che è un periodo in cui ho tanto da lavorare e ancora di più da gestire l’avete capito. Del resto è la vita che mi sono scelta e alcune cose forzatamente si fanno nelle poche pause libere.

Sto cercando anche di trovare un nuovo modo di continuare ad allenarmi e a tenermi il movimento nonostante le mie giornate sconclusionate. Grazie ad una offerta speciale ho provato i video in streaming di Ballet Beautiful…. e mi sono piaciuti tantissimo. Praticamente sono due mesi che non faccio altro. L’abbonamento mensile è costoso e non lo rinnoverò ma penso che acquisterò qualche video in più di quelli sempre disponibili per poter variare durante le mie giornate.

Vi avevo già parlato di Ballet Beautiful in passato ma nel frattempo questo metodo ha avuto uno sviluppo che mi è piaciuto molto. Prima di tutto il formato dei video, che variano dai pochi minuti fino a una ventina, è ottimo per infilare un miniallenamento nei buchi della giornata. Così ho preso a farne circa 30 mn la mattina, 15 quando torno dal lavoro e 15 dopo che ho messo i bimbi a nanna. Non richiedono un abbigliamento particolare, io al pomeriggio mi tolgo le scarpe e infilo dei leggings, tanto poi il resto si mette a lavare comunque. Non sono particolarmente faticosi, tranne alcuni che ti torturano i muscoli ma si sono rivelati particolarmente efficaci.

Ma la rivelazione più grande sono stati i video con gli esercizi “standing”, in piedi, che sono pensati per alzare il battito cardiaco e allo stesso tempo allenare i muscoli. Sono davvero ottimizzati, non troppo duri ma comunque alla fine ti trovi che quelle 300/400 calorie in più durante la giornata le hai consumate, almeno a sentire quello che dice il cardiofrequenzimetro che mi ha regalato il Partenopeo al compleanno.

Poi c’è lei, Mary Helen Bowers, mai abbronzata, con la sua vocina, il suo chignon e le sue scarpette, ci sono tutti i colorini pastello dei suoi body, ci sono i movimenti della danza classica e il suo vocabolario, c’è la musica classica in sottofondo e un’ombra di tutù da qualche parte che ti lasciano una sensazione di calma, leggerezza e di relax anche quando soffri per un esercizio difficile.

Per chi vuole provare ho raccolto qua sotto una serie di video gratuiti che si trovano su internet. Sono in media più leggeri di quelli a disposizione sul sito ma danno un’idea perfetta dello stile e dell’ambiente. Divertitevi, non è mai troppo tardi per aggiungere un po’ di tendus e battements alla propria giornata.

15 mn di total body toning

Gambe e glutei.

Addominali in piedi.

Ponte.

E Mary Helen Bowers in dolce attesa con la modella Lily Aldridge

 

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La forza di camminare

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Sono stata malata. Niente di grave, un virus talmente fastidioso che il primo giorno facevo fatica a stare in piedi, arrivato dopo alcune settimane di lavoro intenso su un fisico che stava soffrendo il cambio di stagione e i ritmi serrati. La febbre si è prolungata più di quanto fosse concesso dalla mia agenda per cui sono tornata alle normali e straordinarie incombenze prima che mi fossi ripresa, con il risultato di febbre serale e tosse insistente che si trascinano ancora oggi. Lunedì vado dal dottore, non vi preoccupate, stavolta mi curerò con più criterio.

Oltre alla prostrazione fisica questa malattia mi ha portato prostrazione psicologica, tanto che, appena mi fermavo dalle corse quotidiane, occupavo il mio tempo piangendo. Non era cambiato nulla di sostanziale dalla settimana prima, stesse preoccupazioni, stesse sfide, stesso quotidiano. Eppure ero preda di una tristezza profonda che non riuscivo a far passare. L’ho visto capitare ad altre persone, una depressione associata ad un senso di debolezza dopo una malattia un po’ più invasiva del solito ma per me era la prima volta.

Dopo 3 giorni di questa routine, lavoro pianto pianto lavoro e occasionali litigate con il resto del mondo che non capiva me e i miei drammi, ero davanti a quei punti di svolta della vita di tutti i giorni: il pavimento del mio appartamento da lavare. Non c’era nessun altro che poteva fare quel lavoro in quel momento e dovevo pulire quella patina grigia lasciata sul parquet  da una settimana di malattia e riorganizzazione straordinaria per andare avanti perché di lì a poco sarebbe passata una persona.

Ho posato lo straccio umido in terra e ho cominciato a strofinare, concentrandomi per trovare da qualche parte la forza per non sentirla l’incombenza più pesante dell’universo. Mi è venuta in mente una frase di San Paolo “E’ quando sono debole che sono forte”, che poi è un concetto che con diverse sfumature si trova in diverse religioni e filosofie. Altre volte mi era servita in momenti in cui le energie sembravano abbandonarmi ma questa volta suonava vuota di significato. Ho cominciato a ripeterla come un mantra mentre lo straccio scorreva per terra e io andavo comunque avanti lentamente ma affrontando man mano nuove zone della casa.

Ho pensato come a volte può essere difficile fare un passo in avanti. Camminare è un’azione molto complicata, in fondo si mettono in moto muscoli di tutto il corpo, equilibrio e volontà. Ci viene facile perché fin da piccoli mettiamo un passo davanti all’altro ma ci sono momenti in cui lo diamo meno per scontato. La mia forza nella debolezza può essere continuare a camminare.

Quel giorno ho poi incontrato tante persone con delle storie complicate, che richiedono molta forza, davanti a cui affrontare un pavimento da lavare è veramente un’impresa ridicola. Ma anche per loro mettere un passo davanti all’altro diventa la loro forza.

Oggi non ho pianto. Ho fatto un po’ di ginnastica, le coccole ai miei figli e messo a posto la cucina. Camminare. Questo pomeriggio ho promesso di fare un gioco “lungo” con loro e ho due o 3 cose di lavoro da finire. Camminare. Ho chiacchierato un po’ con il partenopeo. Stasera taglierò i capelli ai miei uomini piccoli con la macchinetta mentre guardano i cartoni animati.

Camminare. Oggi avevo anche fra le priorità della mia lista scrivere un post per il blog: invece di parlare di estetica del minimalismo, come pensavo, vi lascio questa mia piccola storia che mi viene più urgente da scrivere di tanto altro.

 

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Lo stretto necessario

http://www.flickr.com/photos/reneeanddolan/

Come vi dicevo, sono ripartita con il fare spazio, il liberarmi di quello che non mi serve e mi occupa e mi preoccupa. E ho trovato un nuovo stimolo nel semplificare ulteriormente quello che ho: quando vedo un oggetto non lo vedo più da solo e sulla sua generica utilità decido se mi serve o no. Ora, lo guardo insieme ai suoi compagni e mi chiedo “Quanti me ne servono?”.

Quante lenzuola mi servono? Quanti strofinacci? Quante penne? Quante coperte? Quanti pettini?

La maggior parte delle volte, è una domanda nuova. Le 21 penne che ho trovato alla prima ricognizione per casa mi hanno fatto pensare. Molte non funzionavano, ma la maggior parte era lì perché erano entrate in casa e nessuno si è mai messo il problema se ci servissero o no. Almeno 21 volte.

Voi ormai dovete pensare che io abbia una casa essenziale e minimalista come quella dei giornali. Non è così: ho una piccola casa disordinata e piena di molta roba vintage tipo libri, cd, dvd.  Mi pare che più elimino, meno compro, più possiedo. La prima volta che ho avuto questa sensazione è stato quando la ditta per cui lavoravo ha cominciato a non pagare più gli stipendi: sapevo che ce la saremmo cavata ma era chiaro che avrei dovuto rinunciare ad acquistare beni futili per un po’ di tempo. Ho preso la mia ansia e l’ho portata davanti al mio armadio e lì mi sono resa conto che avrei potuto non comprare più abiti per anni senza che mi mancasse di che vestire.

In un primo luogo questa riflessione mi ha consolato. Forse sarei stata un po’ fuori moda ma non necessariamente stracciona. Poi mi è subentrato un senso di angoscia al pensiero di rimettere sempre e continuamente quegli abiti. Erano tanti, e alcuni non li amavo. Non mi stavano bene, non li mettevo. Perché ne avevo più di quanti ne potessi considerare il giusto numero? E ancora, qualcuno avrebbe potuto considerare il mio guardaroba appena sufficiente, invece in quel momento in cui perdevo la sicurezza economica lo sentivo paradossalmente come un peso. Oggi i miei vestiti si sono ridotti alla metà ma non sono ancora soddisfatta.

La mia casa dunque è tutt’altro che sobria e vuota e c’è ancora da fare. Non tutto dipende da me e il mio desiderio di semplicità non sembra contagiare troppo gli uomini di casa. Inoltre non apprezzo in toto l’estetica minimalista. Amo gli oggetti, non amo l’ordine perfetto. Ma vedo fagotti di cose in più che se ne vanno e mi sento come mi fossi fatta un regalo.

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Tovagliette americane in papiro

Chissà cosa mi è passato per la mente quando ho acquistato quella rocca di fettuccia di papiro e cotone su e-bay. Forse che richiamasse il lino e potessi usarla per una fresca canotta estiva. Invece mi arriva questo filato piatto di un grigio argento meraviglioso, liscio al tatto ma troppo rigido per essere usato per l’abbigliamento.

E’ rimasta lì un poco finché non ho riesumato delle vecchie schede del giornale Pratica che penso di avere da almeno 20 anni e lì c’era uno schema per tovagliette all’americana semplici ma con una giusta alternanza di diritto e rovescio a creare un bell’effetto grafico e variazioni di luminosità sul filato che mi sono piaciute molto.

E’ diventato il mio progetto che riempiva i buchi tra un lavoro e l’altro, specialmente d’estate quando lavorare la lana era meno piacevole. Intanto che pensavo al progetto successivo ci infilavo una tovaglietta, pochi giorni era finita e si passava ad altro, e quando abbiamo aperto il nostro ufficio avevo 5 tovagliette perfette per l’angolo relax e il caffé di metà mattina.

Per questo mi ricordano il mare, quel grigio è variegato come granito sardo e sono felice di aver scoperto un nuovo filato naturale, anche se poco adatto all’abbigliamento.

Ne sono orgogliosa perché sono stranamente molto adatte all’arredamento dell’ufficio e perché c’è qualcosa di speciale avere sul posto di lavoro dei piccoli tocchi fatti a mano, da me medesima, perché secondo me le giornate a sviluppare software hanno tante sfaccettature e per non farle diventare fredde e asettiche bisogna circondarsi comunque di persone e oggetti cari, caldi e con una storia.

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Gennaio

Dal blog di Suzanne Bowen

Non ho fatto buoni propositi quest’anno ma da quando sono tornata da Napoli, il giorno dell’Epifania, qualcosa è comunque cambiato. C’erano stati già dei presupposti ma l’esigenza di riorganizzare la mia vita era impellente.

A Novembre abbiamo preso e attrezzato un piccolo ufficio luminoso per la nostra attività e abbiamo avuto un paio di richieste, gradite (il lavoro è sempre gradito per un’impresa che deve crescere) ma impellenti. Ho ricominciato a lavorare di più fuori casa e con gli altri. E lavorare tanto tanto, con scadenze strette. Piccoli punti fermi che avevo ormai inserito nelle mie routine sono saltati e ho dovuto riorganizzarmi.

Un esempio, il movimento: avevo quasi smesso di allenarmi e stavo cominciando a riprendere peso, complici anche un paio di inconvenienti sotto Natale che ci hanno tenuti chiusi in casa la maggior parte del tempo. I miei allenamenti intensi mi lasciavano stanchissima e spesso se trovavo il tempo mi mancava la voglia. Allenandomi sempre meno lo trovavo sempre più faticoso, in un circolo vizioso che incideva anche sul mio umore.

A me Gennaio piace, però mi stanca. Mi ricordo vari anni in cui arrivavo a fine Gennaio con tanta voglia di andare in letargo. E’ il freddo, le feste appena passate, la poca luce. A Gennaio vorrei seguire il mio istinto e girare con lo scialletto bevendo brodo caldo ma quasi mai è possibile. A Gennaio vorrei tanto un camino e una poltrona enorme in cui sprofondare e tempo libero da sprecare senza sensi di colpa. Ma a Gennaio questo non è mai possibile, la vita continua e a volte ancora più piena e veloce del solito.

A Gennaio ho cambiato tecnica: più calma, scelte più realizzabili, meno cose. Ho lasciato momentaneamente Tonique e ho voluto provare le routine di Suzanne Bowen, tornando alla sbarra, più soft. Ho approfittato di uno sconto online e mi sono abbonata alle sue classi che si possono seguire in streaming; ho cominciato anche a seguire i suoi piani di allenamento, molto fattibili in termini di tempo e di fatica. Così non devo scegliere, non devo organizzarmi, non devo pensare. Calcio via le scarpe, mi metto un paio di leggings e seguo pedissequamente quello che mi si propone quel giorno. E devo dire che mi trovo bene, è efficace: mi pare che i muscoli rispondano, mi sento soddisfatta e sicuramente mi tengo più in forma che a stare ferma.  Meno ma con costanza, è diventato il mio mantra.

A Gennaio mi sono anche messa un po’ a dieta. Inutile nascondersi, brucio meno calorie stando più ferma e questi 2 kg che ho preso, uno per mese, non andranno via da soli. Sono tantissimi anni che non faccio una dieta, non è roba per me, ma anche qui, ho bisogno di sapere cosa mangiare ogni giorno: sono troppo stanca per seguire il mio istinto e tendo a confondere i segnali del mio corpo a causa delle tensioni.

A Gennaio mi sono resa ancora più conto di non aver tempo di stare dietro agli oggetti e ho ripreso a semplificare quanto possiedo. Non c’è giorno che non elimini qualcosa, vendendolo, donandolo o riciclandolo. E’ diventata un’abitudine quotidiana di questo mese, svuotare. Ho liberato ripiani e cassetti e vedere del vuoto mi fa sentire meglio, come se poi fosse tutto più semplice da gestire. Ne ho bisogno e ne approfitto per far finta di diventare, un giorno, realmente semplice e leggera.

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Copritevi!

Arriva il freddo e si accendono i riscaldamenti. I siti di risparmio energetico dicono di tenere la temperatura in casa sui 18/19 gradi ma io non conosco molti che tengono questa temperatura qui a Bologna. Entro nelle case e vedo gente vestita in modo leggero, maglioncino e calzini, e il riscaldamento altissimo. Entro nelle case e anche io rimango in magliettina: è inverno ma dentro casa fa un gran caldo. Non è necessario, non fa bene al pianeta, non fa bene al portafoglio ma si fa. Vorrei in questo momento parlare a chi ha il controllo della propria caldaia e può scegliere: copritevi! Di materiali raffinati e caldi, coprite la vostra casa di tessuti isolanti, muovetevi un po’ di più e abbassate quel benedetto termostato.

Io sono freddolosa. Tanto freddolosa. Il primo anno a Bologna d’inverno uscivo con i pantaloni di lana e sotto un paio di collant di filanca, un paio di lana, i calzettoni e gli stivali con il pelo, maglia di lana, doppio maglione, giaccone, cappello sciarpa e guanti. Non scherzo. Il termostato del mio appartamento variava tra i 22 e i 23 gradi. Eppure sono riuscita ad abbassarlo senza soffrire: ecco la mia lista di consigli dettati dall’esperienza e un po’ meno ortodossi del solito per consumare meno per riscaldare casa ma vivere meglio. Stavolta di va sul lusso quotidiano ad alto livello, attenti che bisogna impegnarsi.

Investite in maglioni a collo alto con una buona percentuale di cachemire o alpaca e magliettine di seta o misto seta a maniche lunghe da tenere a pelle. Sono leggerissimi, caldissimi, e davvero lussuosi. Accarezzano il viso.  Anche se servono solo per stare in casa, certo: chi l’ha detto che in casa bisogna mettersi solo cose vecchie e brutte? Io poi sotto metto dei leggings e calzettoni di lana, ma ho il parquet e adoro stare scalza e comoda. Altrimenti è importante isolare i piedi dal pavimento: vanno bene anche dei tacchi da casa, così siamo chic dalla testa ai piedi. Lana, lana, lana. Collant morbidi sotto i pantaloni o calzettoni inguinali. Bellissimi, all’inglese o a piccoli disegni. Per gli uomini i pantaloni in velluto a coste sono caldissimi e molto comodi. No, niente tuta e brache del pigiama: sono brutte e non tengono neanche tanto caldo.

Fatevi una selezione su youtube di HIIT (high intensity interval training) da pochi minuti e infilate un paio di sneakers. Mettere un timer e ogni ora fare 5/10 minuti di allenamento intenso. Questo è il consiglio migliore di tutti: non costa nulla, scalda parecchio e brucia calorie. Se il tempo è limitato non fate neanche in tempo a sudare, solo a scaldarvi, lo so che tiravate fuori la scusa della doccia per evitarlo.

Non c’è nulla che scaldi più le budella delle bevande calde. E’ ora di shopping per l’inverno di tisane e té esotici. Dato che ci siete ordinatene anche per fare i regali di Natale, secondo il mio personale concetto che il regalo che non resta, non occupa spazio ma regala una bella esperienza è sempre il regalo migliore. Scaldano, idratano e sono buone.

Deumidificate. Questa è una scoperta recente: spesso accendevo i riscaldamenti per far andare via l’umidità che riempiva la casa se pioveva per più di un giorno e magari ero pure costretta a stendere i panni in casa. Ora ho un impianto con inverter e lo uso per deumidificare la casa anche d’inverno, altrimenti ci sono delle apposite scatolette o dei piccoli deumidificatori portatili che sono economici e funzionano bene. Migliora l’aria, si evitano muffe e non c’è bisogno di alzare la temperatura.

Se non siete passati al piumino per la notte, fatelo. E spegnete i termosifoni almeno mezz’ora prima di andare a dormire, naturalmente.

A questo punto applicate tutto quello che vi dicono i siti seri ma fatelo coperte di cachemire e pura lana, sorseggiando un té raffinato mentre accavallate le vostre gambe tonificate dall’esercizio fisico. Non viene voglio di abbassare subito di un altro grado?

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