Gennaio

Dal blog di Suzanne Bowen

Non ho fatto buoni propositi quest’anno ma da quando sono tornata da Napoli, il giorno dell’Epifania, qualcosa è comunque cambiato. C’erano stati già dei presupposti ma l’esigenza di riorganizzare la mia vita era impellente.

A Novembre abbiamo preso e attrezzato un piccolo ufficio luminoso per la nostra attività e abbiamo avuto un paio di richieste, gradite (il lavoro è sempre gradito per un’impresa che deve crescere) ma impellenti. Ho ricominciato a lavorare di più fuori casa e con gli altri. E lavorare tanto tanto, con scadenze strette. Piccoli punti fermi che avevo ormai inserito nelle mie routine sono saltati e ho dovuto riorganizzarmi.

Un esempio, il movimento: avevo quasi smesso di allenarmi e stavo cominciando a riprendere peso, complici anche un paio di inconvenienti sotto Natale che ci hanno tenuti chiusi in casa la maggior parte del tempo. I miei allenamenti intensi mi lasciavano stanchissima e spesso se trovavo il tempo mi mancava la voglia. Allenandomi sempre meno lo trovavo sempre più faticoso, in un circolo vizioso che incideva anche sul mio umore.

A me Gennaio piace, però mi stanca. Mi ricordo vari anni in cui arrivavo a fine Gennaio con tanta voglia di andare in letargo. E’ il freddo, le feste appena passate, la poca luce. A Gennaio vorrei seguire il mio istinto e girare con lo scialletto bevendo brodo caldo ma quasi mai è possibile. A Gennaio vorrei tanto un camino e una poltrona enorme in cui sprofondare e tempo libero da sprecare senza sensi di colpa. Ma a Gennaio questo non è mai possibile, la vita continua e a volte ancora più piena e veloce del solito.

A Gennaio ho cambiato tecnica: più calma, scelte più realizzabili, meno cose. Ho lasciato momentaneamente Tonique e ho voluto provare le routine di Suzanne Bowen, tornando alla sbarra, più soft. Ho approfittato di uno sconto online e mi sono abbonata alle sue classi che si possono seguire in streaming; ho cominciato anche a seguire i suoi piani di allenamento, molto fattibili in termini di tempo e di fatica. Così non devo scegliere, non devo organizzarmi, non devo pensare. Calcio via le scarpe, mi metto un paio di leggings e seguo pedissequamente quello che mi si propone quel giorno. E devo dire che mi trovo bene, è efficace: mi pare che i muscoli rispondano, mi sento soddisfatta e sicuramente mi tengo più in forma che a stare ferma.  Meno ma con costanza, è diventato il mio mantra.

A Gennaio mi sono anche messa un po’ a dieta. Inutile nascondersi, brucio meno calorie stando più ferma e questi 2 kg che ho preso, uno per mese, non andranno via da soli. Sono tantissimi anni che non faccio una dieta, non è roba per me, ma anche qui, ho bisogno di sapere cosa mangiare ogni giorno: sono troppo stanca per seguire il mio istinto e tendo a confondere i segnali del mio corpo a causa delle tensioni.

A Gennaio mi sono resa ancora più conto di non aver tempo di stare dietro agli oggetti e ho ripreso a semplificare quanto possiedo. Non c’è giorno che non elimini qualcosa, vendendolo, donandolo o riciclandolo. E’ diventata un’abitudine quotidiana di questo mese, svuotare. Ho liberato ripiani e cassetti e vedere del vuoto mi fa sentire meglio, come se poi fosse tutto più semplice da gestire. Ne ho bisogno e ne approfitto per far finta di diventare, un giorno, realmente semplice e leggera.

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Copritevi!

Arriva il freddo e si accendono i riscaldamenti. I siti di risparmio energetico dicono di tenere la temperatura in casa sui 18/19 gradi ma io non conosco molti che tengono questa temperatura qui a Bologna. Entro nelle case e vedo gente vestita in modo leggero, maglioncino e calzini, e il riscaldamento altissimo. Entro nelle case e anche io rimango in magliettina: è inverno ma dentro casa fa un gran caldo. Non è necessario, non fa bene al pianeta, non fa bene al portafoglio ma si fa. Vorrei in questo momento parlare a chi ha il controllo della propria caldaia e può scegliere: copritevi! Di materiali raffinati e caldi, coprite la vostra casa di tessuti isolanti, muovetevi un po’ di più e abbassate quel benedetto termostato.

Io sono freddolosa. Tanto freddolosa. Il primo anno a Bologna d’inverno uscivo con i pantaloni di lana e sotto un paio di collant di filanca, un paio di lana, i calzettoni e gli stivali con il pelo, maglia di lana, doppio maglione, giaccone, cappello sciarpa e guanti. Non scherzo. Il termostato del mio appartamento variava tra i 22 e i 23 gradi. Eppure sono riuscita ad abbassarlo senza soffrire: ecco la mia lista di consigli dettati dall’esperienza e un po’ meno ortodossi del solito per consumare meno per riscaldare casa ma vivere meglio. Stavolta di va sul lusso quotidiano ad alto livello, attenti che bisogna impegnarsi.

Investite in maglioni a collo alto con una buona percentuale di cachemire o alpaca e magliettine di seta o misto seta a maniche lunghe da tenere a pelle. Sono leggerissimi, caldissimi, e davvero lussuosi. Accarezzano il viso.  Anche se servono solo per stare in casa, certo: chi l’ha detto che in casa bisogna mettersi solo cose vecchie e brutte? Io poi sotto metto dei leggings e calzettoni di lana, ma ho il parquet e adoro stare scalza e comoda. Altrimenti è importante isolare i piedi dal pavimento: vanno bene anche dei tacchi da casa, così siamo chic dalla testa ai piedi. Lana, lana, lana. Collant morbidi sotto i pantaloni o calzettoni inguinali. Bellissimi, all’inglese o a piccoli disegni. Per gli uomini i pantaloni in velluto a coste sono caldissimi e molto comodi. No, niente tuta e brache del pigiama: sono brutte e non tengono neanche tanto caldo.

Fatevi una selezione su youtube di HIIT (high intensity interval training) da pochi minuti e infilate un paio di sneakers. Mettere un timer e ogni ora fare 5/10 minuti di allenamento intenso. Questo è il consiglio migliore di tutti: non costa nulla, scalda parecchio e brucia calorie. Se il tempo è limitato non fate neanche in tempo a sudare, solo a scaldarvi, lo so che tiravate fuori la scusa della doccia per evitarlo.

Non c’è nulla che scaldi più le budella delle bevande calde. E’ ora di shopping per l’inverno di tisane e té esotici. Dato che ci siete ordinatene anche per fare i regali di Natale, secondo il mio personale concetto che il regalo che non resta, non occupa spazio ma regala una bella esperienza è sempre il regalo migliore. Scaldano, idratano e sono buone.

Deumidificate. Questa è una scoperta recente: spesso accendevo i riscaldamenti per far andare via l’umidità che riempiva la casa se pioveva per più di un giorno e magari ero pure costretta a stendere i panni in casa. Ora ho un impianto con inverter e lo uso per deumidificare la casa anche d’inverno, altrimenti ci sono delle apposite scatolette o dei piccoli deumidificatori portatili che sono economici e funzionano bene. Migliora l’aria, si evitano muffe e non c’è bisogno di alzare la temperatura.

Se non siete passati al piumino per la notte, fatelo. E spegnete i termosifoni almeno mezz’ora prima di andare a dormire, naturalmente.

A questo punto applicate tutto quello che vi dicono i siti seri ma fatelo coperte di cachemire e pura lana, sorseggiando un té raffinato mentre accavallate le vostre gambe tonificate dall’esercizio fisico. Non viene voglio di abbassare subito di un altro grado?

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Acqua preziosa

http://www.flickr.com/photos/johnkay/

Ogni anno mi stupisco ma quando facciamo la raccolta dei dati annuali dei contatori dell’acqua per ogni appartamenti per il condominio scopro che la nostra famiglia ha sempre uno dei consumi più bassi, poco superiori a chi vive da solo.

Se pensate la cosa non è affatto scontata: non usiamo né tovaglioli né fazzoletti di carta né piatti usa e getta, laviamo tutto perché usiamo soprattutto prodotti riutilizzabili, beviamo acqua di rubinetto filtrata dalla caraffa (lo so, ma è calcarea e non è bevibile senza) e, addirittura, facciamo spesso il bagno invece della doccia. Dovremmo avere un consumo di acqua superiore agli altri invece non è così.

Vi assicuro che il mio stupore è reale: ci laviamo per bene quotidianamente, beviamo, facciamo una lavatrice al giorno e laviamo la casa e i nostri piatti, ve lo assicuro, non viviamo sporchi e selvaggi allo scopo di risparmiare acqua. Mi viene però da pensare che la gestione di tutti i giorni deve avere un maggior impatto sui consumi che queste altre attività.

Io ho vissuto in Sardegna fino ai 18 anni e lì, per forza, ho imparato a non dare l’acqua corrente per scontata. Nonostante la tragedia appena capitata, l’acqua era una rarità in certi periodi e in certi luoghi. Naturalmente anche i sardi usano tanta acqua nella vita di tutti i giorni come gli altri italiani, ma la sensazione che ad esempio nei periodo caldi si potrebbe rimanere senza non mi è passata venendo a Bologna. Non so se è questo ma mi viene spontaneo cercare di risparmiare l’acqua che usiamo e probabilmente sono quei piccoli gesti che producono la riduzione più grande.

Ho cercato di fare mente locale alle azioni che usiamo in casa quando abbiamo a che fare con l’acqua e ve le elenco sotto, magari potrete trovarci qualche spunto e condividere i vostri trucchi per imparare a vicenda.

La lavastoviglie. Dicono che faccia risparmiare acqua e visti i nostri risultati probabilmente è vero. Mettiamo tutto in lavastoviglie, al ciclo minimo, in genere più che sufficiente. Non prelaviamo, puliamo solo dai residui, ma se le pentole sono sporche le mettiamo nel lavello così lo sporco si ammolla con gli sciacqui delle verdure o l’acqua di scolatura della pasta che è efficacissima contro l’unto. Se una pentola è particolarmente incrostata la rimetto su un fornello acceso piena d’acqua e bicarbonato e praticamente si pulisce da sola.

Evitare di disperdere l’acqua corrente. Un rubinetto aperto inutilmente mi fa venire letteralmente l’ansia. Sono capace di attraversare la casa per chiudere il rubinetto lasciato aperto dai bambini mentre si lavano i denti, lavo le verdure in una terrina, raccolgo l’acqua dell’ultimo risciacquo nel lavello e metto una bacinella sotto l’acqua che scorre in attesa che diventi calda per raccoglierla e usarla per lo scarico o per annaffiare.

Inserire i riduttori e usare un soffione regolabile per la doccia. E anche le docce, il tempo giusto per lavarsi, tanto mica abbiamo tanto tempo da perdere sotto l’acqua. Un bel massaggio a secco prima, lavare e sciacquare bene e così si riesce poi a mettere la crema!

Usare sempre il tasto “breve” dello scarico del water. No, non arriviamo fino a non scaricare se si tratta di liquidi, penso che mi capite, anche se qualcuno lo consiglia come pratica ecologica. Non ce la faccio, puzza e mi fa senso, anche se a volte i miei bimbi in questo sono più ecologici di me e mi lasciano le sorpresine in bagno per la fretta di tornare a giocare. Però sogno un sistema di riciclo fatto bene che utilizzi l’acqua della doccia per lo scarico e intanto c’è una bacinella o un secchio carino nascosto sotto un mobile pieno dell’acqua raccolta dai rubinetti aperti o alla fine di un bagno per non sprecarla e la utilizzo in alternativa al solito bottone, così uno al giorno se ne risparmia.

Un panno in microfibra ben strizzato è un antibatterico superiore a litri di acqua. E’ un buon modo per pulire i pavimenti in modo efficiente ed ecologico, specialmente se come me avete il parquet che mal tollera gli eccessi d’acqua. Alla fine si lascia in ammollo in acqua bollente e un po’ di sapone, oppure si può rigenerare bollendolo dentro a una pentola e facendogli fare un giro di lavatrice, senza ammorbidente s’intende.

Il ciclo breve della lavatrice è per la maggior parte delle volte sufficiente per un buon lavaggio. Aggiungete due palline per il detersivo invece di una per sbattere meglio i panni e l’efficacia del lavaggio aumenterà senza usare troppa acqua o temperature troppo alte. Così i tessuti si rovinano di meno e i vestiti durano anche di più.

Questi sono i punti che mi sono venuti in mente, forse in realtà sto dimenticando qualche cosa di fondamentale. Spesso mi viene detto che ad abolire l’usa e getta si spende di più perché ci vogliono risorse per lavare gli oggetti. Forse è vero ma come vedete il bilancio alla fine è positivo anche per i consumi: basta avere sempre presente che l’acqua è preziosa e va usata con rispetto e parsimonia.

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Il bagno caldo

Vi avevo promesso di raccontarvi anche le mie incoerenze e questa è una di quelle: la mia dipendenza dalla vasca da bagno. Non potrei semplicemente vivere in pianta stabile in una casa non provvista di vasca da bagno. Ho bisogno della sua presenza in casa, anche se il lungo bagno rilassante dei miei sogni spesso è solo un lusso raro.

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Lo so che le docce sono meglio: più economiche ed ecologiche, ed un box doccia prende pure meno spazio di una vasca. Il bagno però…

Niente, nessun prodotto rende nuova la pelle come un lungo bagno e una bella strofinata con un asciugamano sulla pelle umida. Nessuna idea geniale mi è venuta sotto la doccia, con la sua efficienza, lava di qua, strofina di là, sei concentrata nell’azione e non c’è spazio per la creatività. La sensazione di essere avvolta e portata dall’acqua, di lasciarti andare, il corpo immerso che man mano cede all’acqua la sua resistenza e la mente che vaga sono piaceri a cui non riuscirò mai a rinunciare.

Quindi, ogni tanto, bagno.

Alla faccia del consumo di acqua di cui dimentico volontariamente la proporzione rispetto ad una doccia. Un tempo era anche un trattamento di bellezza, maschera al viso e ai capelli, prodotto snellente nell’acqua, pure un po’ di movimento per aiutare a massaggiare. Ora, dopo la maternità, l’evento è talmente raro che è puro relax, senza il pensiero della crema che si asciuga o dei tempi di posa che stanno finendo. Non ci rinuncio, nonostante le mie fisse di tutela ambientale.

Però man mano che cresceva in me la consapevolezza del loro impatto i miei adorati bagni sono cambiati: acqua calda ma non più bollente, che fa pure male alla circolazione, niente bagnoschiuma ricco di tensioattivi ma un poco di sale o di amido e qualche goccia di olio essenziale di lavanda. A volte tengo da parte un po’ dell’acqua di scolatura del riso (sì sì, basta mettere un’altra pentola sotto lo scolapasta) per usarla per ammorbidire la pelle. Poi accendo due o tre candeline, e risparmio pure corrente. Sono anche donna d’amore, non solo libertà, almeno secondo Bellavista.

L’assenza di bagnoschiuma poi aiuta a riciclare l’acqua una volta finito il momento di perfetta felicità a porte chiuse. Intanto l’acqua calda può continuare a scaldare l’ambiente fino a che non si raffredda un poco. Conviene tenere chiusa la porta per via dell’umidità che non è bene che vada in stanze non dedicate, ma il bagno rimarrà caldo senza utilizzare stufette o alzare il riscaldamento. Poi si dovrà arieggiare, naturalmente, e passare una spugnetta sulle pareti ma senza sprecare i vapori caldi appena generati. Poi riempio un secchio dell’acqua rimasta per tenerlo da parte da usare al primo scarico e infine, per pulire la vasca, strofino con una spugnetta in microfibra e un po’ di sapone quando ancora non è vuota e poi sciacquo alla fine, in modo da non utilizzare altra acqua. Così tacito la mia tormentata coscienza e mi concedo questo incoerente e piacevolissimo lusso poco ecologico.

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I piccoli e la creazione dell’opera artistica

Sono una frana a disegnare. Davvero. Il mio vecchio capo mi ha detto una volta che a matematica avrebbero dovuto mettere un corso di disegno per quelli come me, che a mano libera non sono capaci di fare nulla. Per fortuna che ho deciso di non insegnare, poveri alunni! E dire che sono pure nipote di un pittore, ma di quei geni non me ne deve essere arrivato neanche uno.

Ma so che sono così incapace perché non mi sono mai davvero esercitata: so che produrre qualcosa di bello richiede studio e fatica, ed è la sola attitudine che posso passare ai miei bimbi in tema artistico. Insegnare loro che tutti, anche i più grandi, lavorano duro per ottenere quello che vogliono e possono.

Se volete saperne di più su questa sola eredità grafica che posso passare alla prole, ne ho scritto un post per il sito de I piccolini.

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Pozioni magiche: il succo verde

Un altro modo per utilizzare quegli onnipresenti gambi di cavolo è centrifugarli.

La cosa diventa necessaria in inverno per due motivi principali.

Il primo è che i cavoli abbondano in tutte le loro versioni e non si può mangiare sempre zuppa di cavolo e non si può neanche metterne un poco in tutte le zuppe perché ha un sapore predominante e quindi si finisce per avere l’impressione di mangiare solo cavolo anche se è in mezzo ad altre 8 verdure.

Il secondo è che d’inverno si mangia meno verdura cruda (almeno, io ne mangio molta meno) e invece sarebbe il momento di fare il pieno di quelle buone vitamine presenti in tutte le verdure di questo periodo che aiutano tanto i sistema immunitario a passare indenni l’inverno.

A parte il cavolo cappuccio, i cavoli crudi a me non piacciono molto mentre l’idea di utilizzarlo per fare il pieno di vitamine mi sorrideva molto. Avevo letto del green juicing su alcuni siti d’oltreoceano, dove si scopre un nuovo supercibo e un nuovo elisir di lunga vita ogni giorno anche tra i cibi che ho sempre mangiato e mi è sembrata una buona idea per trarre il meglio dagli scarti delle verdure del mio frigorifero.

In inglese  green juice fa più figo di succo verde, ma il succo della questione succhi è: le piante a foglia verde, tipo i cavoli, sono piene di clorofilla.

succo verdeLa clorofilla fa un sacco di bene, specialmente a chi come me è tendenzialmente anemica, perché piace ai globuli rossi ed è piena di ferro biodisponibile, poi è depurativa, antisettica, antiossidante e bla bla bla. Per riuscire a buttare giù una quantità di clorofilla sufficiente uno dei metodi più efficaci è centrifugare piante a foglia verde, che non sono solo cavoli ma a casa mia d’inverno soprattutto loro, più che altro per tutti quei gambi un po’ fibrosi che voglio riutilizzare. Niente vi vieta di sperimentare con tutta la frutta e la verdura che volete, ad esempio conosco chi beve solo cetriolo e pera e per lui non c’è altro succo verde al mondo.

Naturalmente nei siti che lo sponsorizzano dicono che è l’elisir di lunga vita, rafforza il sistema immunitario, fa andare via le rughe e la cellulite e che potreste anche nutrirvi solo di questo per qualche giorno per essere nuove, belle e in forma.

Io mi fermo un po’ più in qua e mi accontento delle buone sostanze che veicola nell’organismo e che posso sottrarre addirittura a pezzi di verdura che altrimenti finirebbero in pattumiera.

La verità profonda del green juicing è che il succo di cavolo tel quel farà pure benissimo ma fa schifo. Però se ci centrifughi insieme una mela intera, ci aggiungi la menta e un pochino di limone diventa buono. Io per ottenere un sapore decente in genere faccio metà frutta metà residui di cavolo e un po’ di limone o menta o zenzero. La frutta e la verdura vanno messe nella centrifuga con tutti i semi e la buccia, tagliate grossolanamente. Limone e spezie si aggiungono alla fine.

Dato che l’occhio vuole la sua parte, io mi attengo alla gamma cromatica verde, cioé aggiungo mele, kiwi, pere in modica quantità e nessuna frutta troppo gialla o rossa che farebbe tendere il centrifugato al marroncino e così lo trovo meno piacevole da bere. Per me è ottimo dopo che ho fatto movimento, mi sembra che il mio corpo mi chieda proprio un supplemento di energia e vitamine ma nulla di troppo pesante. La fame da lupo mi viene infatti circa dopo un’oretta e a quel punto mi illudo di poter divorare quello che mi pare che tanto il mio sano succo verde l’ho già preso.

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La minestra di Gianburrasca

Non è che sia un gran complimento, chiamarla la minestra di Gianburrasca. Qui in casa viene altrimenti identificata come la zuppona, che non è che suoni molto meglio. Non si tratta propriamente di acqua di risciacquatura dei piatti, ma saporita è saporita.

IMG_20131013_202144Mai uguale a se stessa, oltre ad essere sana, biologica, zeppa di vitamine è pure a costo quasi nullo, perché viene fatta con gli scarti delle verdure. Ogni tanto ci si infila una patata, un po’ di farro, una vecchia crosta di parmigiano reggiano dai 24 ai 30 mesi di invecchiamento., che ammollato nella zuppa e insaporito di verdura è prelibato. Oppure si può far scivolare un’ombra di stracchino avanzato, un fondo di latte, persino un cucchiaio di yogurt che con il suo sapore un po’ acidulo ha comunque qualcosa da dire.

Non vi illudete, è raro che qualcuno mi accompagni nei miei pasti serali a base di zuppona. Gli altri inquilini di casa sono uomini e pare che il potage sia roba da femmine. E infatti la mia compagna di potage preferita è mia mamma, che essendo francese se ne intende.

Ma come nasce la zuppona? Comincia a delinearsi quando arriva la famosa cassetta delle verdure con le sue varie sorprese. Da quando la ricevo mi sono finalmente messa a cucinare verdura “vera”, quella non sbucciata e tagliata in pezzi ma da tagliare e preparare, e il primo effetto che ho visto è come la proporzione tra cestino dell’umido e cestino dell’indifferenziato si sia improvvisamente invertita.

Mentre sbucciavo, dirigevo le operazioni di sgranatura famigliari o mondavo foglie mi chiedevo sempre se quelle parti superflue fossero da scartare come non buone o semplicemente come non adatte alla preparazione. Non avendole mai trovate in una busta di surgelati potevo avere il dubbio che fossero davvero cibo.

Ho chiesto in giro, a persone che erano vissute in altri tempi, se davvero le foglie di cavolfiore fossero da buttare e come ci si comportava con la buccia della zucca o la parte verde dei porri. La generazione a cui chiedere non è quella dei nostri genitori, anche loro figli della comodità dei surgelati, ma più indietro, a nonni e bisnonni. E le loro risposte erano in genere che ai loro tempi si mangiava tutto, e con gusto.

Così ho cominciato a raccogliere scarti e ad usarli in separata sede. Non solo, ci metto attenzione a cucinarmi questi scarti, li fotografo e mi sento molto ecofighetta quando apparecchio di tutto punto per gustarmi le mie creazioni sottratte alla pattumiera. Che volete, ognuno ha le fisse che si merita.

Mi organizzo così: man mano che si preparano le verdure tengo da parte gli scarti. Se so di poterli usare a breve li taglio e li metto in un sacchetto tipo ziplock nel frigo, altrimenti direttamente nel freezer specialmente se voglio provare a mescolare più verdure. Ad esempio vanno molto bene insieme buccia di zucca e la parte verde dei porri, o diversi tipi di cavolo. Se la verdura è stata lessata ributto gli scarti direttamente nella stessa acqua di cottura (ad esempio lo faccio per le foglie di cavolfiore), frullo e metto da parte.

Non vi lascio un elenco degli scarti che uso oppure ho usato, perché non li ricordo tutti. Se ho in mano qualcosa che ha un’apparenza alimentare faccio un giro su google e trovo come usarlo, spesso su http://cucinaeco.wordpress.com/, in cui la mia omonima fa prove su prove riuscite di cucina a costo quasi nullo.

Vi lascio invece le ricette delle mie zuppone preferite, quelle che rifaccio perché dopo il primo esperimento mi sono piaciute molto. Sono state provate varie volte ma non riesco a dare loro la dignità di una ricetta vera perché troppo semplici e con le dosi troppo ad occhio. Ma è autunno, c’è la crisi e una zuppa calda in pancia aiuta a sentirsi meglio e io vi annuncio che ricomincio la stagione delle mie cene a base di raffinati scarti alimentari di cui vi lascio qualche suggerimento dei più riusciti.

Vellutata di buccia di zucca con semi di zucca e curry

Lessare la buccia di zucca nella pentola a pressione in poca acqua, in modo che si cuocia quasi a vapore, aggiungere un bicchiere di latte, salare e frullare. Insaporire con il curry e servire con una manciata di semi della stessa zucca lasciati seccare in forno caldo e spento (ad esempio dopo aver cucinato una torta).

Minestra di foglie di cavolfiore, patate e farro

Lessare le foglie di cavolfiore nella pentola a pressione con una patata piccola. Scolarle, conservando da parte l’acqua, e frullarle con un cucchiaio della stessa. Nel frattempo far cuocere nell’acqua di cottura un paio di manciate di farro. Unirle al passato e servire.

Zuppa di cavolo nero e formaggio

Tagliare a pezzi piccoli i gambi di cavolo nero a cui sono state tolte le parti più filamentose e lessarli insieme ad una cipolla. Frullare e passare con un colino largo. Versare in una pirofila con abbondante formaggio tipo emmental e gratinare al forno.

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